RIFORME SCUOLA: TETTO MASSIMO AL 30% PER GLI ALUNNI STRANIERI
By redazione • gen 21st, 2010 • Category: giornalismo politico
di Barbara Maura
“Stabilire un tetto è un modo utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di classi ghetto con soli alunni stranieri”. Questo è lo scopo della nota del ministero dell’Istruzione (“Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”) che prevede dal prossimo anno l’introduzione di un tetto massimo del 30% di alunni stranieri nelle classi.
Oltre a favorire l’integrazione, il provvedimento servirà a mantenere tra i banchi l’equilibrio tra le altre culture e la nostra. Il tetto del 30% non sarà rigido, ma gli Uffici scolastici regionali, d’intesa con gli Enti territoriali, potranno stabilire in maniera autonoma e un po’ più flessibile quanti bambini stranieri far iscrivere nelle proprie scuole. Inoltre, è stato precisato che da questo limite saranno esclusi tutti gli studenti stranieri nati nel nostro Paese.
A fronte di ciò, ci si chiede cosa succederà in caso di un superamento di questa soglia, fissata al 30%. In nome di una “distribuzione equilibrata”, la stessa Gelmini dichiara che, in tal caso, gli studenti saranno trasferiti da una scuola all’altra con la regia degli enti locali. Questo dovrebbe avvenire al massimo tra scuole di diversi quartieri e “senza pesare sulle famiglie”. In merito, le anticipazioni del VI Rapporto della Caritas ( fonte: Repubblica, 13 gennaio 2010) restituiscono una fotografia dettagliata della situazione degli Istituti di educazione primaria e secondaria della Capitale e della Provincia.
E’ vero che a Roma e Provincia gli studenti stranieri sono quasi 50 mila, ma più di uno su tre è nato nel nostro Paese. Inoltre, le scuole in cui il numero degli alunni oltrepassa il 30% sono soltanto quattordici. Dai dati l’aspetto preoccupante sembra un altro: sono pochi gli studenti stranieri che scelgono il liceo, perché hanno difficoltà d’inserimento, soprattutto linguistiche. “Assistiamo ad una separazione dei percorsi – afferma Ginevra Demaio, caporedattrice dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni – che in passato segnava la differenza tra le classi povere e quelle più agiate. Oggi invece rischia di segnare un nuovo confine invisibile”.
A questo punto, la vera forza della nota ministeriale sembra essere la parte riguardante le risorse finanziarie assegnate alle scuole per l’inserimento di alunni stranieri ma soprattutto per l’insegnamento della lingua italiana sia nelle ore di lezione che extrascolastiche. Anche se resta il dubbio che un atto ministeriale basti a risolvere un problema d’integrazione che non si esaurisce con il suono della campanella, ma che continua per le strade e nelle stesse famiglie italiane. Infatti, si dovrebbe cominciare a dare più risalto, a partire dagli stessi percorsi didattici fino ad arrivare ai media, all’arricchimento culturale che le altre culture possono darci.
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