SPORT E ISTRUZIONE: DUE POLI AGLI ANTIPODI?

By redazione • gen 17th, 2010 • Category: comunicazione politica e istituzionale Stampa
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di Cristiano Checchi

Quanto è importante lo studio al giorno d’oggi? Quanto nel mondo dello sport non viene considerato questo aspetto della vita dei ragazzi? Il vivere una vita solo all’insegna dei successi sportivi può provocare, a carriera finita ripensamenti e rimpianti per l’istruzione mai avuta.

Il Corriere della Sera mette a fuoco questo aspetto della vita di uno sportivo. Il focus dedicato ai giovani e all’istruzione prende di mira il rapporto che hanno scuola e sport. In Italia non c’è molta collaborazione, i tempi sono cambiati, il calcio, per prendere lo sport per eccellenza nel nostro paese, è molto più frenetico e va a ritmi molto più veloci di prima, la collaborazione è sempre più difficile, come ha spiegato il baby Santon: “Finché giocavo in primavera, portandomi i libri in trasferta riuscivo a barcamenarmi. In prima squadra è molto più difficile”(Fonte: www.corriere.it). I calciatori laureati sono una rarità e diminuiscono anche quelli con il semplice diploma.

Colpa della società sportiva e dello sport che non concedono tempo ai ragazzi? Colpa dei genitori che non riescono a imporre l’obbligo di prendere, almeno, il famoso “pezzo di carta”? O colpa dei ragazzi e dell’assenza di responsabilità nello studiare? A far scaturire questa preoccupante situazione è un misto di tutte e tre le componenti che varia da caso a caso.

Federica Pellegrini, ad esempio, stella indiscussa del nuoto italiano a 21 anni è campionessa olimpica diplomata in ragioneria. Gli allenamenti mattutini la facevano arrivare tardi ma comunque recuperava nel poco tempo libero. Danilo Gallinari, stella nostrana del basket Usa, a 16 nel suo primo contratto ebbe come clausola quella di poter aggregarsi alla squadra solo dopo la scuola, merito di un papà che non rientra in quella categoria di genitori che si fanno ammagliare dai facili guadagni dei figli. Il basket è uno sport meno frenetico del calcio ma comporta comunque sacrifici.

Non tutti i ragazzi hanno la fortuna di avere una spinta come quella ricevuta da Gallinari: in questi casi diventano importanti le scuole e gli istituti che comprendano le difficoltà nel portare avanti sport, a un certo livello, e studio. In Italia esistono scuole pubbliche ad indirizzo sportivo e scuole private paritarie.
Una delle più importanti, del secondo tipo, è l’Istituto Milano dove è presente un programma di studio specifico per queste esigenze elaborato dalla direttrice Attilia Ferrari e dal compianto Giacinto Facchetti. L’istituto alleva cosi i campioni di Inter, Milan, Atalanta, tennisti e in passato ha fatto crescere la già citata Federica Pellegrini.

Nei ragazzi di oggi prevale quasi sempre la consapevolezza dell’importanza di un titolo di studio. Cosi campioni in fasce come Balotelli, Santon e Paloschi sono in attesa del diploma: il primo a giugno da privatista a causa degli impegni con l’under 21 della scorsa estate, il secondo al quinto anno di ragioneria, il terzo invece ha momentaneamente interrotto al quarto anno  anche lui di ragioneria con la promessa di tornare. Come Paloschi anche Jessica Rossi, che a 18 ha lasciato la scuola per dedicarsi al tiro a volo, ha promesso di tornare sui banchi per finire il percorso scolastico.

Di senso opposto invece la scelta di Beatrice Adelizzi che a 21 anni dopo un bronzo mondiale si è ritirata per laurearsi in Chimica.

Buone notizie arrivano dagli sport olimpici che da Sydney 2000 a Pechino 2008 hanno visto un aumento degli sportivi laureati. Erano 25 su 361 atleti in Australia mentre per la Cina sono partiti 30 dottori su 347. È importante per chiudere che ragazzi, genitori e dirigenti capiscano l’importanza dello studio in quanto si entra a far parte di un mondo dove tutto è volubile, dove non tutti sfondano, dove il successo non è assicurato.

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