IRAN: TOLLERANZA ZERO CONTRO L’ONDA VERDE

By redazione • gen 8th, 2010 • Category: giornalismo politico Stampa
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di Ilaria Bortot

La situazione in Iran è di nuovo critica. Stando a quanto riporta il sito dell’opposizione ‘Jaras’ , “nella capitale stanno arrivando centinai di soldati e decine di mezzi corazzati”, in vista di un inasprimento della repressione contro i manifestanti dell’onda verde. Ieri infatti, il capo della polizia iraniana Esmail Ahmadi-Moghaddam, ha dichiarato che d’ora in avanti il suo motto sarà “tolleranza zero”.

Nella notte 31 dicembre, è stata arrestata Bahareh Hedayat, studentessa leader del movimento studentesco riformista iraniano e dirigente del Tahkim Vahdat, nota come la più grande organizzazione studentesca di tutta la Repubblica Islamica. A darne la notizia è stato il marito,  spiegando che oltre ad averla arrestata, hanno sequestrato anche il suo computer e tutti i suoi documenti personali.

Stessa sorte per la sorella di Shirin Ebadi,  premio Nobel per la pace del 2003. È stata la stessa Ebadi a renderlo noto , dicendo che l’arresto di Nushin è stato fatto per costringerla a mettere fine a suo lavoro. Il premio Nobel ha sottolineato fermamente che né la sorella né il marito, entrambi professori all’Università Azad di Teheran, non c’entrano assolutamente con la sua attività per i diritti umani.

Il 29 dicembre invece, è morto assassinato a Teheran il nipote del leader Moussavi, Sayyd Ali Moussavi.  La polizia iraniana ha fatto il punto sull’indagine e ha dichiarato che il nipote del leader dell’opposizione è stato colpito da alcune persone a bordo di un veicolo, nonostante la sua non partecipazione alle proteste.
La salma però pare essere scomparsa, secondo le dichiarazioni dei due siti web dell’opposizione ‘Rah-e-Sabz’ e ‘Parlemannews’, per evitare che fosse appurato che la sua morte non era dovuta ad un colpo di arma ad fuoco.

Non si ferma quindi la repressione di Ahmadinejad nei confronti dell’Onda verde che mette in discussione la legalità del suo governo e che, dopo il funerale dell’ayatollah Montazeri, ha ripreso con forza a manifestare il suo dissenso.

I due capi dell’opposizione, Mousavi e Karrubi, sono fuggiti da Teheran verso il nord del Paese. Notizia però che pare discordante, in quanto alcuni siti li danno come prigionieri in una località segreta nota solo alle autorità del paese. Nella versione dell’Irma, Islamic Republic News Agency, i “due capi dell’opposizione hanno lasciato la capitale per la più sicura Kelar-Abad, dove possono essere protetti dalla collera della popolazione” e sono sotto il controllo dei Guardiani della Rivoluzione.

Non è un segreto però, che i leader dell’opposizione, Mir-Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Fatameh Hashemi Rasfanjani, sono sulla lista degli indagati dopo le proteste che sono divampate durante la festa sciita dell’Ashura, dove hanno perso la vita otto persone.

L’ayatollah Khamenei, preso di mira durante la manifestazione dell’Ashura con slogan d’accusa, ha rivolto un durissimo avvertimento ai manifestanti riformisti sostenendo che verrà applicata per loro la pena di morte, in quanto si comportano esattamente come i moharebeh, nemici di Dio e della Repubblica islamica.

Nonostante la violenza di queste ultime settimane non sembri placarsi, Mousavi ha recentemente emesso un comunicato dove emergono alcuni punti importanti e dove si professa sempre e comunque l’importanza di un movimento non violento e volto alla risoluzione della tragica situazione in cui si trova l’Iran.
“Dico chiaramente e senza mezzi termini che l’rodine di giustiziare, di uccidere o di imprigionare Karroubi, Moussavi e altre figure come noi non risolverà il problema. (…) L’evoluzione degli eventi dopo l’Ashura, l’estensione degli arresti e altre azioni del governo, dimostrano che le autorità stanno ripetendo gli stessi errori del passato. (…) È interessante notare che in alcune delle riprese della televisione, la gente ha riconosciuto i propri fratelli dietro le facce della polizia e delle forze dei Basij, e in tale situazione critica, ha cerato di proteggerli.” (www.medarabnews.com)

Dopo i sanguinosi eventi di Ashura, molti si sarebbero aspettati da Moussavi una richiesta di mezzi più violenti per rovesciare definitivamente il governo e cambiare la situazione politica. Questa dichiarazione conciliante di Moussavi, che ha offerto la sua vita in nome di una riconciliazione, è una breccia che si spera che il governo iraniano colga, per mettere fine a queste rappresaglie violente in favore di una risoluzione della crisi attuale.

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