LEGA: MORATORIA PER LE MOSCHEE. CONSENSI E PREGIUDIZI

By redazione • dic 11th, 2008 • Category: giornalismo politico Stampa
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di Marzia Loretelli
Moschea sì, moschea no. Questo è un argomento che da alcuni anni a questa parte sta appassionando un po’ tutti: le istituzioni politiche, quelle religiose, i partiti, le forze sociali, le associazioni del volontariato, i comitati di quartiere e così via. Ogniqualvolta si discute delle possibilità di costruire una moschea da qualche parte scoppiano le polemiche, specialmente all’indomani dell’arresto a Milano dei due marocchini accusati di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale.
“’Chiediamo una moratoria a tempo indeterminato sulla costruzione di nuove moschee e presunti centri culturali finché il Parlamento non approverà una legge che regolamenti l’edificazione di luoghi di culto che non abbiano sottoscritto intese con lo Stato.” Questa la richiesta del capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota, che viene considerata dal centrosinistra una “vera provocazione” e “l’espressione di una pseudo-cultura delirante”. Unica eccezione: Paola Binetti, che arriva a considerarla anche “una buona soluzione”, se la moratoria “viene intesa come momento di riflessione per decidere sul da farsi”.

Con la mozione parlamentare anti-moschee, insomma, la Lega chiede l’immediata calendarizzazione della sua proposta di legge, firmata da Cota e Andrea Gibelli, che dà alle regioni tutto il potere di dire sì o no alla costruzione di questi nuovi edifici di culto e che prevede che ci debba essere un referendum tra i cittadini che abbia esito positivo prima del via libera ai lavori. La proposta di legge prevede tra l’altro che non possano sorgere moschee nel raggio di un chilometro da chiese e sinagoghe e che gli imam e le varie guide spirituali vengano iscritti in un registro ad hoc istituito dal ministero degli Interni. A dare man forte al collega di partito è proprio il ministro degli Interni Roberto Maroni: “il Parlamento, risponde ai cronisti che lo intercettano a Montecitorio, farà tutte le valutazioni del caso, “ma dire ‘no’ solo perché l’ha proposto la Lega mi sembra il solito balletto dettato dal pregiudizio”.

Le polemiche scaturite da queste dichiarazioni non possono, prescindere  dalla risposta (tutt’altro che scontata) a questo primo quesito: che cos’è una moschea?  Un’ opinione diffusa la fa coincidere con la versione musulmana della chiesa; allo stesso modo si ritiene che il discorso che segue la preghiera pubblica del venerdì sia la versione islamica dell’omelia. Si è in errore nell’uno e nell’altro caso: ridurre la moschea a un sito di preghiera distorce la tradizione musulmana, per la quale essa, oltre a luogo di culto, è un centro politico-religioso, in cui si elaborano anche decisioni politiche. E col discorso del venerdì si superano i confini dell’omelia, perché si comunicano, fra l’altro, proprio quelle decisioni politiche. Ma i quesiti a cui rispondere sono altri: sono proprio gli imam delle moschee i soggetti più adatti ad aiutare la comunità musulmana a vivere nel tessuto concreto della realtà italiana ( visto che si parla di negazione di integrazione )? I finanziamenti necessari per la costruzione delle moschee sono sempre reperiti e corrisposti secondo criteri di trasparenza? Si è consapevoli fino in fondo che il luogo fisico dove sorge una moschea è considerato dai musulmani spazio sacro, tanto che un terreno destinato a questo fine non può più essere né restituito né riconvertito ad altro scopo?

Solo dopo essersi posti questi interrogativi, ci si può finalmente domandare se è giusto e/o opportuno costruire nuove moschee, invocando, in caso di risposta positiva, il legittimo diritto alla libertà religiosa; la sua realtà è infatti, come sopra detto, multivalente: religiosa, culturale, sociale e politica. Come sciogliere la matassa?  Non esistono soluzioni preconfezionate, ma uno spunto intelligente può inaspettatamente giungere dalle civiltà musulmane: nelle città islamiche esistono infatti musallâ, cioè luoghi di preghiera simili alle cappelle cattoliche. La costruzione di un centro di preghiera di questo tipo, ovviamente non risolve i problemi in radice, ma riduce il tasso di politicità che invece caratterizza la moschea.                           

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