RU486: L’AIFA AUTORIZZA L’IMMISSIONE SUL MERCATO DELLA PILLOLA ABORTIVA
By redazione • ott 25th, 2009 • Category: giornalismo politico
di Luigi Mazza
Il 19 ottobre l’Aifa (Associazione Italiana per il Farmaco) ha dato l’ultimo via libera all’immissione della pillola Ru486 nel mercato italiano. La pillola, definita “kill pill” dagli antiabortisti che hanno da sempre ostacolato l’uso di questo farmaco, permette di praticare l’aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico. Il Cda dell’Aifa ha dato mandato di pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il documento della delibera che permetterà l’uso negli ospedali italiani del farmaco dal nome di Mifegyne (mifepristone), meglio noto come “pillola Ru486″, prodotto dalla casa farmaceutica Exelgyne.
Il farmaco. La Ru486 prende il nome dalla casa farmaceutica Roussel-Uclaf e dal numero di molecola di mifepristone. A scoprirla fu, quasi per caso, nel 1982 Emile Etienne Baulieu durante una ricerca sull’inibizione dei ricettori del progesterone, l’ormone della gravidanza. Baulieu scopre che il mifepristone, se assunto entro poche settimane dal concepimento, impedisce che l’ovulo fecondato si impianti nell’utero provocando di fatto un aborto spontaneo.
Nel mondo. La pillola è usata in Francia dal 1988. La vendita fu fermata nello stesso anno solo per un breve periodo perché si temeva che le azioni di boicottaggio promosse dai movimenti antiabortisti potessero estendersi ad altri farmaci distribuiti dalla casa farmaceutica. Il governo francese non ci pensò due volte a obbligare la multinazionale tedesca a rimettere in circolazione il farmaco; l’allora ministro socialista della Sanità Claude Evin disse: “Quella medicina è proprietà morale delle donne”, come ricordò lo stesso Baulieu in un’intervista a La Repubblica del 23 dicembre 2008. Ora in Francia la pillola viene usata anche al di fuori delle strutture ospedaliere.
Negli Usa la pillola è regolarmente usata e commercializzata dal 2000. In Cina la formula molecolare fu copiata da un’altra casa farmaceutica perché la Roussel-Uclaf non volle importarla per le presunte scarse condizioni igienico-sanitari e delle strutture ospedaliere. In India oggi la si può acquistare come farmaco generico. In Europa è legale in tutti gli stati ad eccezione di Irlanda e Polonia. In Portogallo è legale dall’estate scorsa.
In Italia. Gli avversari della Ru486 in Italia sono i “soliti noti”. Oltranzisti cattolici presenti nel Pdl, nel Pd e nell’Udc. Il Vaticano. Molti medici obiettori. Su questi ultimi è interessante riflettere. Dall’ultima annuale relazione alla Camera relativa all’applicazione della legge 194 emerge che si dichiarano obiettori il 70% dei ginecologi italiani e il 50 % degli anestesisti. Utile anche ricordare la discutibile pratica diffusa in Italia di dichiararsi obiettori in strutture sanitarie pubbliche, dove l’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) non si traduce in guadagni per il medico che la pratica perché la prestazione è gratuita per la donna che abortisce, per poi rendersi disponibili a praticarla in strutture sanitarie private, dove ovviamente il guadagno c’è, perché qui la donna per abortire deve pagare.
Il grande avversario è ovviamente la calasse politica che di fatto prova da tempo ad ostacolare la stessa legge 194 in vigore da oltre 25 anni, esempio di conquista dei diritti fondamentali per le donne italiane. Occorre ricordarlo in tempi di continuo revisionismo storico e costituzionale.
E la Ru486 non è che un passo in avanti di questa conquista dando la possibilità per chi sceglie l’aborto di evitare la sala operatoria e l’anestesia; così come si potrebbe evitare il ricovero se si arrivasse a una applicazione del modello francese che permette l’uso della pillola anche a casa propria. Permette di ridurre l’impatto psicologico e di annullare i rischi, per quanto minimi comunque esistenti, legati all’intervento chirurgico tradizionale per l’ interruzione di gravidanza. Può mettere fine all’umiliazione di tante donne, soprattutto le più giovani, che in un momento così delicato della loro vita, invece di essere aiutate, molte volte vengono umiliate e fatte rimbalzare da un ospedale all’altro,da un consultorio all’altro, prima di poter decidere della loro vita e del loro corpo. Del loro futuro.
Emblema dell’accanimento politico contro la sperimentazione e l’uso della pillola fu, durante il terzo governo Berlusconi, Francesco Storace, che da ministro della Sanità bloccò le sperimentazioni in atto al Sant’Anna di Torino, e provò a fare lo stesso poco dopo, ma con scarsi risultati, contro le sperimentazioni avviate in Toscana.
Ai giorni nostri. Dopo 5 anni di aspre polemiche che hanno fatto quasi dimenticare cosa fosse la Ru486, portando la discussione dal piano scientifico a quello tutto ideologico e politico, arriva il 30 luglio 2009 il via libera dell’Aifa. Il farmaco sarà somministrabile esclusivamente in strutture ospedaliere coerentemente con l’art.8 della legge 194, e non acquistabile in farmacia. Occorre assumerlo entro la settima settimana dal concepimento (e non entro la nona come avviene nel resto del mondo), ed è previsto, così come impone la 194, il ricovero fino alla certezza dell’avvenuta interruzione di gravidanza. Costerà 14,82 euro per pillola (il prezzo era stato stabilito nel giugno scorso), e la spesa sarà a carico delle Asl.
Decisione che arriva dopo aver visto i risultati positivi raggiunti in tutti i paesi dove la pillola è legalizzata, dopo aver visto che la sua legalizzazione non ha portato ad un aumento degli aborti, ma ad un effetto di sostituzione dell’aborto farmacologico rispetto a quello chirurgico. Non solo, anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha ritenuto del tutto sicura e affidabile la pillola in questione.
Il Centro-destra non ci sta e, archiviato il caso Englaro che aveva permesso a tanti politici di dare degli “assassini” a chi si schierava contro l’accanimento terapeutico, intraprende la nuova battaglia etica e religiosa. Stavolta “assassina” diventa la pillola. E i Teodem del Pd non si tirano indietro dall’appoggiare il movimento anti-pillola. Si arriva al 22 settembre, quando in Commissione Igiene e Sanità del Senato i gruppi parlamentari votano all’unanimità il parere positivo per intraprendere un’ “indagine conoscitiva” sul farmaco. In prima fila Raffaele Calabrò (PDl) e Dorina Bianchi (Pd) che fanno da relatori dell’indagine. Non è chiaro cosa vogliano “conoscere” con questa indagine che appare del tutto inutile e infondata, se non pretestuosa, perché gli effetti del farmaco sono noti, le controindicazioni minime. Forse è solo l’ennesima, medievale, guerra ideologica. Quel che è certo è che si tratta solo di una spesa in più per il Senato e che non servirà a nulla. Perché di fatto con la delibera del 19 ottobre dell’Aifa (che conferma la decisione presa il 30 luglio) la commercializzazione sarà legale; e non si è aspettato per il definitivo via libero che passassero i 70 giorni previsti per la conclusione dell’indagine avviata dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato.
L’Ru486 “non è un farmaco, ma un veleno letale” a sentire Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia pro vita, che annuncia scomuniche per medici e donne che ne faranno uso. Forse la Ru486 non è solo un farmaco. È la conquista di un altro inalienabile, e purtroppo per nulla scontato, diritto per le donne italiane. È una vittoria della libertà, ma quella vera. La libertà di scegliere e di decidere della propria vita.
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