Il “memoriale Calcara” (parte IV). Paolo VI e l’omicidio Calvi

By redazione • giu 2nd, 2009 • Category: copertina Stampa

Nel passato, al vertice della Super Commissione c’era un Cardinale, che con la sua straordinaria intelligenza è riuscito ad ingannare chiunque, al punto da farsi eleggere Papa. Sto parlando del Cardinal Montini, poi divenuto Papa col nome di Paolo VI. Da morto, ancora oggi, riesce ad ingannare e farsi amare. Durante il suo papato è riuscito a rinforzare ancora di più le cinque Entità. Il Cardinal Macchi era intelligente e devotissimo a questo Papa e stava al vertice dell’Entità del Vaticano. Anch’egli, come già accennato, apparteneva all’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Anche Papa Paolo VI vi apparteneva quando era ancora cardinale.

Bene. Per capire quanto questi pezzi deviati del Vaticano abbiano influenzato la vita politica ed economica italiana, basti pensare che il cardinal Macchi ha decretato, insieme agli uomini del vertice di tutte le Entità, la condanna a morte del Dr. Roberto Calvi, attorno a cui vi erano dei Massoni collegati a Cosa Nostra. Lo dico perché l’ho visto con i miei occhi e l’ho sentito con le mie orecchie. Io, il giorno in cui è stata decisa la morte di Calvi, ero presente e ora racconterò come si è svolta la vicenda.

Quel giorno vidi di persona gli uomini al vertice di ogni Entità riunirsi nella villa di Michele Lucchese a Paderno Dugnano, dove io avevo la residenza. Ci sarebbe stata una riunione importante. Lucchese mi aveva detto: “Enzo, tu rimarrai nella stanza accanto e servirai le bevande, il caffè e ogni altra cosa che ti verrà chiesta”. Era l’estate del 1981 ed erano presenti tutti: Bernardo Provenzano, Messina Denaro Francesco, il vero braccio destro del Triumvirato della Commissione di Cosa Nostra, il potente uomo politico, il Cardinal Macchi, il notaio Albano, Francesco Nirta di San Luca… Come al solito, il Comandante dei Carabinieri Giorgio Donato forniva la necessaria copertura e controllava il territorio di Paderno Dugnano. Questo Maresciallo era talmente fidato che Lucchese mi disse di aver intenzione di segnalarlo a Messina Denaro Francesco con l’intento di farlo diventare fratello Massone nell’interesse di Cosa Nostra. Il motivo della riunione era quello di riparare tutti i danni che aveva causato il Dr. Calvi con la perdita di tantissimi miliardi. Ricordo che quel giorno c’era un grande nervosismo ed erano tutti incazzati neri. Addirittura non hanno neanche pranzato. Sono rimasti in riunione dalle 11:00 di mattina fino alle ore 18:00 di sera. Ricordo di avere fatto una decina di volte il caffè e poi mi sono appartato nella stanza accanto, dove non potevo fare a meno di sentire tante cose. Ad esempio, ho sentito chiaramente il Cardinale Macchi, riferendosi al Dr. Calvi, pronunciare queste frase: “Gli ho garantito la mia protezione facendo ricadere la colpa su Marcinkus, ma questo indegno non ha creduto! Lui è molto furbo”. Con queste parole si è decretata definitivamente la condanna a morte del Dr. Calvi.

Dopo che finii di raccontare al Dr. Borsellino tutto ciò che mi era stato riferito sulle cinque Entità e dopo avergli dato la mia parola che avrei firmato tutto quanto sarebbe stato messo a verbale, gli dissi anche queste parole: “Dottore mio, mi creda, ho toccato con queste mani e ho visto con questi occhi la sua condanna a morte! Ma io le devo dire ancora di più. Quando il mio Capo Assoluto Messina Denaro Francesco, unitamente al suo Riservatissimo Uomo di Fiducia, mi hanno dato l’incarico di tenermi pronto per ucciderla, hanno anche detto che di questo “Borsalino” (così la chiamano) non sarebbe dovuto rimanere niente, neanche le sue idee. Lei deve morire e basta. E non deve morire solo per il danno che lei ha causato a Cosa Nostra (per questo si era deciso di aspettare il momento giusto), ma deve morire subito, in quanto non le si deve dare la possibilità di causare un danno irreparabile al cuore di Cosa Nostra e al cuore dei nostri fratelli alleati. Messina Denaro Francesco mi disse anche che, da informazioni sicure, era venuto a conoscenza che “questo Borsalino” sta costruendo una solida base con appoggi personali e segreti insieme con il suo Sostituto Ingroia. Mi disse di essere sicuro che a lei Ingroia sta particolarmente a cuore, che ne vuole fare il suo braccio destro e che con lui attaccherà come un pazzo. Mi disse apertamente: dobbiamo distruggerlo!”. Ricordo che, per la sicurezza del Dr. Ingroia, il Dr. Borsellino non voleva che io dicessi mai a verbale il suo nome.

U ZU MICHELE E IL SAIO

Ricordo che subito dopo aver ricevuto l’incarico di uccidere il Dr. Borsellino, Messina Denaro Francesco mi disse: “Lo sai? Lo zio Michele ha un brutto male e sta per morire. Ha mandato a dire che prima di morire avrebbe il desiderio di vederti. Fai di tutto per andarlo a trovare”. Mi rendo subito conto che se un uomo d’onore si lascia vincere dai sentimenti, questo è segno di debolezza. Mi era stato infatti insegnato che mai il sentimento deve prevalere sulla ragione.

Dopo aver salutato Messina Denaro Francesco e il suo uomo di grande fiducia, mentalmente mi preparo un piano per andare subito a Milano. Voglio assolutamente abbracciare per l’ultima volta “u zu Michele”. E’ in realtà la prima volta che prevale dentro di me un grande affetto e quasi un amore verso questa persona. Mi viene subito in mente la relazione clandestina che ho avuto con sua figlia. Lui, secondo le regole di Cosa Nostra, avrebbe avuto tutto il diritto di uccidermi. Provo addirittura un sentimento di profonda colpa per averlo fatto soffrire.

Ma in quel momento me ne fotto della ragione, della mia debolezza e delle regole di Cosa Nostra. Come ero solito fare quando dovevo viaggiare in treno, mi travesto da monaco, mi armo di crocifisso, rosario e Bibbia, senza dimenticare la pistola automatica con due caricatori. Poi prendo il treno e arrivo a Milano. Devo dire che quella di travestirmi da monaco era diventata un po’ una tradizione. Avevo imparato molto bene la Bibbia, soprattutto il Vangelo di Giovanni e gli Atti degli Apostoli. Durante il viaggio ero solito dare benedizioni alla gente e recitavo il rosario insieme a loro. Erano convinti di avere davanti un monaco vero. Io, dentro di me, mi facevo delle grandi risate scambiando il sacro per il profano.

Questa volta però non fu come in precedenza. Non recitai rosari e né diedi benedizioni. Pregai da solo per quasi tutto il viaggio. Le mie preghiere erano sincere e chiesi perdono a Dio in quanto indossavo indegnamente una veste sacra che non mi apparteneva. Feci il voto che, se Dio mi avesse fatto abbracciare “u zu Michele” ancora in vita o, nel caso dovesse morire, l’avesse fatto morire senza soffrire, non avrei mai più portato la tunica da monaco. Quando arrivo davanti alla casa di “u zu Michele”, la porta mi viene aperta da sua figlia. Erano trascorsi dieci anni dall’ultima volta che ci eravamo visti. Potete capire il mio stato d’animo in quel momento. Abbiamo pianto insieme per l’uomo che avrebbe avuto il diritto di ucciderci e non ci ha ucciso, trasgredendo una regola fondamentale di Cosa Nostra. Un uomo d’onore ha infatti il diritto e anzi il dovere di uccidere anche il proprio figlio o figlia se questi gli tocca o gli offende l’onore. Abbiamo pianto per l’uomo che ci aveva costretto a dividerci, ma che prima di morire ci ha costretto ad abbracciarci davanti a lui. Ricordo ancora le sue parole. “Mi dispiace che il vostro amore sia impossibile. Sappiate che io vi ho perdonato!” Era veramente un uomo d’onore. L’ho abbracciato calorosamente e me lo sono stretto forte al petto. Gli ho baciato la mano e me ne sono andato con il cuore straziato dal dolore.
Me ne sono andato in aperta campagna e ho pianto solo per lui. Dopo pochi giorni, è morto.

SUA ECCELLENZA IL DR. FINOCCHIARO

Dopo l’uccisione del Dr. Falcone, il Dr Borsellino mi venne a trovare spesso cercando di tranquillizzarmi. Mi disse che da un momento all’altro sarei andato via da Palermo. Mi avrebbe messo al sicuro in una struttura protetta a Roma, cosa che poi avvenne.

Era circa la metà del mese di Giugno 1992 quando mi vennero a trovare al carcere di Palermo “Le Torri” il Dr. Natoli e S.E. l’Alto Commissario Finocchiaro, Capo dell’allora Ufficio della Protezione di Roma (dico Sua Eccellenza in quanto il Dr. Natoli lo chiamava “Eccellenza”). In quella occasione mi ribadì quello che il Dr. Borsellino mi aveva detto, cioè di stare tranquillo perché, se tutto andava bene, in una o due settimane sarei stato messo sotto protezione a Roma. Questo incontro lo può confermare sia il Dr. Natoli che la Direttrice del carcere che era in ottimi rapporti con il Dr. Borsellino. Non passano neanche tre giorni da questo incontro, che mi viene a trovare il Dr. Borsellino insime con l’Alto Commissario S.E. Finocchiaro. Anche questo incontro lo può confermare sia S.E. Finocchiaro che la direttrice del carcere. Il dr. Borsellino mi fa subito presente che questo incontro era e doveva rimanere segreto. Addirittura non dovevano sapere niente nemmeno il Dr. Natoli e il Dr. Lo Voi. Non perché non si fidassero, anzi. Il Dr. Borsellino mi diceva che proprio di loro due si fidava ciecamente, ma in quel momento riteneva giusto tenerli all’oscuro per la loro incolumità. Meno sapevano meglio era.

Il Dr. Borsellino mi dice: “Come tu sai, un detenuto con condanna definitiva (la mia era di sette anni) difficilmente può essere protetto fuori da una struttura carceraria. Può essere solamente protetto in una struttura carceraria dove ci sono solo collaboratori di giustizia con pene definitive. Invece un detenuto che ancora non ha una condanna definitiva passata in giudicato, se è ritenuto un collaboratore di giustizia attendibile, può accedere alla protezione dell’Alto Commissariato da uomo libero. Vincenzo, grazie a S.E. il Dr. Finocchiaro, che si è preso a cuore la tua situazione, e anche grazie al Ministro di Grazia e Giustizia abbiamo trovato un cavillo affinché tu possa uscire dal carcere ed essere protetto da uomini che sceglierà S.E. il Dr. Finocchiaro. Ovviamente non sarai un uomo libero, ma avrai la tua libertà all’interno di qualsiasi albergo andrai e sarai protetto da dodici poliziotti che si daranno il cambio ogni sei ore, tre ogni turno. Sappi che allo Stato tu costerai tantissimi soldi e in più lo Stato ti garantirà la tua vita. Non tradire ciò che si sta facendo per te! Vincenzo, il Dr. Finocchiaro ha voluto intervenire in prima persona perché ha le prove della tua attendibilità. Sa il pericolo che corri e sa che ti potrebbero uccidere. La sua venuta qua per me significa che posso stare tranquillo per te, in quanto sotto la Sua protezione nessuno ti toccherà. Ma è anche un mio dovere dirti che devi rispondere a tutte le domande che il Dr. Finocchiaro ti farà in quanto ne ha tutto il diritto essendo il capo dell’Alto Commissariato Antimafia. Lui ha contribuito con i suoi canali a far trovare i riscontri alle tue dichiarazioni”.

La prima domanda che il Dr. Finocchiaro mi fa è questa: “Secondo lei, chi può essere stato a fornire notizie così riservate che sapeva soltanto il Dr. Borsellino? Come è possibile che un giornale serio come il Corriere della Sera si dica certo che Lei è al corrente di certi misteri, peraltro abbondantemente riscontrati, e che solo il Dr. Borsellino e pochissime persone sapevano? C’è un’altra domanda che vorrei farle e che il Dr. Borsellino sicuramente non le ha mai fatto, ma che ritengo molto importante. La domanda è questa. Qualcuno pensa, e ne sono quasi convinti, che lei e Michele Lucchese, oltre a far parte dell’Entità di Cosa Nostra, in segreto e all’insaputa di Cosa Nostra, facevate anche parte dell’Entità dei pezzi deviati delle Istituzioni nel gruppo dei Servizi Segreti deviati. Risponda prima a questa domanda e poi alle altre che le ho fatto”.

Prima di rispondergli guardo il Dr. Borsellino per vedere almeno la sua espressione, ma lui subito mi dice: “Continua da dove eravamo rimasti l’altra volta. Anzi, per essere più precisi, ti dico io dove eravamo rimasti”.
Prende la sua borsa di cuoio (mi sembra di color marrone) ed estrae la solita agenda rossa dove di solito si appuntava le cose più importanti che gli dicevo.
Apre l’agenda rossa, sfoglia alcune pagine (non posso fare a meno di notare che le pagine erano piene della sua scrittura) e mi dice: “Ecco cosa mi hai detto l’ultima volta. Tramite il Lucchese sono venuto a conoscenza che all’interno dei Servizi Segreti deviati e all’insaputa del Triumvirato con a Capo l’On. Miceli, si era formata una corrente di uomini che osteggiavano totalmente sia l’On. Miceli che il suo braccio destro. Questi uomini erano fedelissimi non a Miceli e neanche al suo braccio destro, ma erano fedelissimi al terzo rappresentante del Triumvirato, che voleva prendere il posto dell’On. Miceli e sostituire con uomo di fiducia il braccio desto di Miceli. Ricordo anche che il Lucchese mi disse che questo rappresentante del Triumvirato era siciliano. Questo è quanto mi hai raccontato la volta scorsa.Adesso puoi continuare”.

Mi giro a guardare il Dr. Finocchiaro e mi rivolgo a lui con queste parole: “Se qualcuno pensa che io e Michele Lucchese, all’insaputa di Cosa Nostra facevamo anche parte dei Servizi Segreti deviati Le rispondo subito no! Però, riguardo al fatto che eravamo in contatto con alcuni uomini dei Servizi Segreti deviati che osteggiavano l’On. Miceli e il suo braccio destro le dico sì! Tre di questi uomini erano quelli che ci hanno accompagnati alla tenuta di Latina. Messina Denaro Francesco dato le direttive a Lucchese Michele affinché questi si mettessero in contatto con alcuni uomini dei Servizi Segreti deviati e gli ha ordinato di riferire soltanto a lui tutto ciò che gli dicevano o che facevano. Tutto ciò era così segreto e delicato che neanche i migliori uomini della nostra famiglia dovevano esserne al corrente. Messina Denaro Francesco ha autorizzato Lucchese a servirsi solo di me e a farsi accompagnare da me quando lo riteneva opportuno. Questa scelta Messina Denaro Francesco l’ha fatta, così mi disse Lucchese, per prima cosa perché ero sempre vicino e in ottima sintonia con Lucchese. Secondo: perché facevo bene il mio lavoro dentro la dogana dell’aeroporto. Terzo: perché gli sono piaciuto tantissimo quando ho ucciso alla tenuta di Latina uno dei sequestrati. Quarto: perché mi ha cresciuto fin da bambino. Non si era mai dimenticato che all’età di sedici anni, per difendere suo figlio Matteo che era stato picchiato da alcuni ragazzi più grandi di lui, io sono intervenuto. Ma, siccome quelli erano in tre, mi hanno massacrato di botte e u zu Ciccio con tenerezza mi ha curato le ferite e dopo mi ha dato anche dei soldi. Messina Denaro Francesco ha avuto l’ordine di dare l’incarico a Lucchese direttamente da Provenzano. Infatti Lucchese era nella posizione giusta, faceva parte della Loggia Massonica oltre ad avere dimostrato abilità nel tenere bene contatti delicati e segreti. Lucchese mi confidò anche che dalle parole di Messina Denaro Francesco aveva capito o intuito che forse neanche Totò Riina era al corrente della trama segreta che si stava tessendo per danneggiare e sostituire l’On. Miceli. Provenzano si poteva permettere di tenere all’oscuro Totò Riina in quanto aveva le spalle coperte dal Triumvirato della Super Commissione. Questa, in precedenza, aveva contribuito e aiutato segretamente Provenzano a distruggere il Triumvirato dell’Entità di Cosa Nostra, rappresentato da Bontade, Badalamenti e Luciano Liggio, che a sua volta si faceva rappresentare da Provenzano e Riina. Se Totò Riina è stato messo all’oscuro, è stato perché stravedeva per l’On. Miceli”.

Mentre io parlavo, notavo che il Dr. Borsellino prendeva appunti nella sua agenda rossa. “Invece, per quanto riguarda il fatto di chi ha potuto fornire le notizie riservate al Corriere della Sera, lascio a Voi ogni giudizio e ogni deduzione”. Il Dr. Finocchiaro mi guarda e mi dice: “Benissimo!Sig. Calcara, siccome ci sono tutti i presupposti e i validi motivi, Le comunico che Lei è il primo a potere uscire dal carcere con una condanna passata in giudicato. Per Lei si è approvata una specie di legge che nessuno può osteggiare. Le assicuro che Lei a giorni sarà a Roma!”. A quel punto il Dr. Borsellino si rivolge a me dicendomi: “Adesso rilassati un po’. Poi, più tardi, verrò a trovarti insieme al Dr. Natoli e al Dr. Lo Voi e metterai a verbale tutto ciò che hai detto. Ma forse prima si organizzerà di andare nel posto dove hai seppellito il Turco”.

In quella circostanza vengo a conoscenza che l’On. Vizzini era a Palermo e doveva ricevere dal Dr. Borsellino dei documenti. Veniva di proposito a trovare il Dr. Borsellino (non ricordo se a casa o in Procura) anche per consegnargli alcuni documenti, compresa una relazione riguardante il mio caso e altro. Per quanto ne so, tutto ciò era importante a livello politico. Se non ricordo male, quel giorno stesso, anche il Dr. Finocchiaro si doveva incontrare con l’On. Vizzini e sono sicuro che questo si possa riscontrare. Dopo la morte del Dr. Borsellino, vengo convocato da S.E. Finocchiaro nel suo ufficio a Roma. Mi dice che aveva avuto l’idea di farmi fare una intervista in onore del Dr. Borsellino e che aveva già contattato i giornalisti di Famiglia Cristiana. “Per fare una cosa veloce, mi sono permesso di scrivere in questo foglio ciò che Lei dovrebbe dire ai giornalisti e, conoscendola bene, sono sicuro che Lei lo condividerà. Certe cose, mi creda, non vale la pena che si dicano”.
Ho letto ciò che aveva scritto e su quello ho sostenuto l’intervista. Questa intervista a Famiglia Cristiana, dove si citava la morte annunciata del Dr. Borsellino, è stata fatta nel mese di Luglio-Agosto 1992. Purtroppo l’ho letta, ma ne ho smarrito la copia. Il giorno dell’intervista a Famiglia Cristiana sono stato per diverse ore con il Dr. Finocchiaro e con lui ho parlato tanto del Dr. Borsellino, ma anche dei Servizi Segreti deviati. Ricordo anche che, dopo aver concluso l’intervista, si è aperta la porta ed è entrato l’On. Vizzini. Le sue parole sono state queste: “Scusa di questa visita improvvisa, ti ho fatto chiamare ma tu non rispondevi e allora ho pensato di salire”. Ho notato che si davano del “tu”. Il Dr Finocchiaro gli rispose: “Hai fatto bene”. Poi rivolto a me mi disse: “Sig. Calcara, Le presento una persona alla quale il Dr. Borsellino voleva tanto bene, l’On. Vizzini”. Io rispondo: “Mi ricordo benissimo quando il Dr. Borsellino mi disse che si doveva incontrare con Lei per darle dei documenti”. Dopo pochi mesi da questo incontro il Dr. Finocchiaro è stato nominato dal Governo Capo dei Servizi Segreti Italiani.

(da IL MEMORIALE DI VINCENZO CALCARA, www.19luglio1992.com)

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One Response »

  1. Caro concittadino Vincenzo, Vincenzo Calcara è da ricoverare, il suo memoriale da bruciare! Sia chiaro: Paolo VI è stato Uomo e Vicario di Cristo davvero al servizio dell’Uomo , della Chiesa Celeste e della Chiesa terrena. Non solo: era un raffinato e delicato intellettuale. E mi fermo qui ! Con stima , Mimì Capurso

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