Memoriale Calcara (parte III): pezzi deviati delle Istituzioni e del Vaticano. La mafia tentacolare

By redazione • mag 20th, 2009 • Category: copertina Stampa

PROVENZANO E IL GRANDE UOMO POLITICO

Circa un mese dopo l’attentato al Papa, nel mese di giugno 1981, dopo aver pranzato a casa di u zu Michele Lucchese, ci dirigiamo in macchina tutti insieme all’aeroporto di Linate. Mi ricordo ancora il modello: era un’Alfa Turbo Diesel 1600. Dovevamo raggiungere l’ufficio del mio direttore della Dufrital dove io lavoravo in qualità di magazziniere, all’interno del varco doganale. Il mio compito era quello di fare entrare dalla Turchia eroina e quintali di morfina base. Mi ricordo, per esempio, che in un’occasione, quando ho consegnato a Palermo un camion carico di morfina base, pronta per essere raffinata in eroina, ho conosciuto anche Carlo Greco, uno di coloro che hanno partecipato alla strage di Via D’Amelio (sono stato io il primo a farne il nome).Dopo circa mezz’ora di macchina arriviamo a Linate. Montecucco, che subiva moltissimo la personalità di Lucchese, aveva avuto l’incarico di prenotare due biglietti per Roma per me e per Lucchese. Ci imbarchiamo e, dopo essere arrivati a Fiumicino, prendiamo un taxi che ci porta direttamente nel centro di Roma, precisamente in una via molto stretta, dove ci sono tutti negozi di antiquariato. Mi sembra che fosse vicino a Piazza Navona. Se non erro questa via si chiama Via dei Coronari. Appena scesi dal taxi, Lucchese cerca una cabina telefonica e chiama il Notaio Albano.
Sento che dice: “Siamo arrivati. Ti aspettiamo al numero 3 di questa via degli Antiquari”.
Ricordo che al Lucchese piaceva molto il numero tre.
Dopo aver appeso la cornetta mi dice: “Il notaio Albano arriverà tra una mezzora. Non ti dico insieme a chi, perché voglio farti una sorpresa. Nel frattempo andiamo a guardare un po’ di roba antica”.

Dopo una quarantina di minuti un taxi si ferma proprio davanti a noi. Vedo scendere il notaio Albano insieme con Messina Denaro Francesco. Dopo esserci salutati, ci dirigiamo tutti in un lussuoso hotel del centro. Ad attenderci ci sono Saverio Furnari (alcuni anni fa è stato trovato impiccato in carcere. Il Dr. Borsellino l’aveva fatto condannare grazie alle mie dichiarazioni) e Mariano Agate. Erano partiti tutti e due insieme a Messina Denaro Francesco. Oltre a loro vedo Bernardo Provenzano (detto u zu Binnu) insieme a due suoi uomini di fiducia dall’accento palermitano. Dopo i soliti convenevoli, il notaio Albano ci lascia, mentre noi rimaniamo tutti in hotel.

La sera, verso le nove, arrivano tre taxi che ci portano in un lussuoso ristorante. Abbiamo già una sala riservata per noi. Trascorrono pochi minuti e vedo arrivare il vescovo Marcinkus, due cardinali e altre quattro persone. Poco dopo, arriva il notaio Albano insieme a un grande uomo politico delle istituzioni.

I due palermitani avevano riservato un tavolo a parte per me e Furnari, a pochi metri dal grande tavolo dove cenavano tutti gli altri. Quando sta per iniziare l’antipasto, Lucchese si avvicina al nostro tavolo e ci dice: “Le quattro persone che sono venute in compagnia di Marcinkus domani dovranno essere sequestrate. Mettetevi d’accordo e sceglietevi una persona a testa”. Uno di questi quattro era un generale dell’esercito di un paese del Sud America. Gli altri tre erano Italiani, dei quali uno apparteneva all’alta finanza. Io mi scelsi il generale dell’esercito.

Finito di cenare, torniamo in taxi in hotel, sazi e soddisfatti. Io salgo in macchina con Lucchese. Mi ricordo che durante il viaggio mi sussurra all’orecchio queste parole: “Dobbiamo sequestrare quei quattro per ricattare a livello internazionale alcune potentissime persone che sono in collegamento con il presidente di uno stato del Sud America. Abbiamo bisogno di far confluire e indirizzare in quel paese ingenti capitali. Domani, alle dieci, ci riuniremo tutti in una tenuta. Vedrai. Ci sono decine e centinaia di ettari di terreno e, annessa, una bellissima villa”. Mi fece intendere che la villa era di proprietà del grande uomo politico, che a sua volta l’aveva comprata tramite il notaio Albano. Ora non ricordo se questa tenuta sia intestata al politico o a un suo prestanome, ma ricordo benissimo che si trova nella zona di Latina o nella Provincia di Latina. Per la cronaca, avevo anche detto al Dr. Croce che ero disposto a fare un sopralluogo, ma lui non ha voluto sentire ragioni!

L’indomani mattina, alle ore 6:30, ci vengono a prendere tre uomini con tre macchine diverse. Ricordo che erano ben vestiti e indossavano la cravatta. Ho saputo poi da Lucchese che erano uomini fidatissimi del grande politico, inseriti all’interno dei Servizi Segreti deviati. Quando arriviamo nella villa della tenuta di campagna, tre uomini ci danno in mano quattro pistole 357 MAGNUM a tamburo nuove di zecca. A una ventina di metri dalla villa vedo tre macchine parcheggiate, custodite da una persona. Queste tre auto sarebbero servite per trasportare i sequestrati in una villa di campagna distante una trentina di chilometri dalla tenuta.

Verso le nove e mezza arrivano tutti ed entrano subito nella villa per iniziare la riunione. Solo io, Furnari e i due palermitani rimaniamo fuori. Oltre, ovviamente, alla persona vicino alle tre macchine e ai tre uomini dei Servizi Segreti che si sono appostati proprio davanti all’entrata. Il segnale convenuto era questo. Una volta che tutti fossero usciti e si fossero salutati, bisognava aspettare che Provenzano dicesse queste parole: “Oggi è una bella giornata!”. A quel punto saremmo entrati in azione puntando la pistola ognuno al proprio uomo. Avevamo l’ordine di sbatterli dentro la macchina anche a costo di usare la forza. Nel caso in cui però Provenzano non avesse detto nulla, allora le quattro persone non si sarebbero più dovute sequestrare. Quella riunione, infatti, era stata organizzata per valutare se fosse il caso o meno di procedere al sequestro.Alle 11:30 termina la riunione. Quando tutti si sono salutati, ecco che il Sig. Provenzano, rivolto a noi, dice: “Oggi è una bella giornata!”.
In un baleno entriamo in azione con le pistole spianate. Il mio generale è bravissimo, alza subito le mani. A un paio di metri da me c’è Furnari con il suo uomo e sento che dice: “Dai! Girati e vai lentamente verso quelle macchine!”.Quello fa finta di voltarsi e in un attimo prende una piccola pistola calibro 6,35 che teneva nascosta da qualche parte (non si è mai capito dove) e, gridando “Bastardi!”, sta per premere il grilletto. In quell’attimo, Furnari, che è un uomo spietato e a cui certo non manca l’esperienza, gli spara. Ma qualcosa va storto. Il colpo non parte. In seguito si è accertato che la sua pistola si è inceppata. Furnari, allora, con un salto gli si butta addosso e sento che mi dice: “Enzo, sparaci!”.

In quel preciso momento il sequestrato spara il primo colpo in direzione del politico.
Sono frazioni di attimi. Lascio il buon generale nelle mani dei tre uomini dei Servizi Segreti deviati e con tre colpì in rapida successione lo uccido. In realtà, prima di morire, riesce a sparare ancora un altro colpo di pistola, per fortuna andato a vuoto.
Subito dopo prendo la pistola semiautomatica delle mani del morto e la consegno al mio capo assoluto Messina Denaro Francesco, il quale mi fa una carezza e mi dice “bravo!”.

Sono anche testimone di una scena che mi è rimasta impressa. Sento con le mie orecchie che l’uomo politico dice al Cardinale: “Ma non gli dai l’Estrema Unzione a questo povero cadavere?”
Il Cardinale si fa il segno della croce e dice : “Andiamo via che si è fatto tardi”.

In seguito ho saputo da Lucchese che il cadavere è stato fatto scomparire da Furnari e dai due palermitani. Le tre persone sequestrate sono state liberate dopo circa un mese, in cambio della sistemazione degli ingenti capitali di denaro. Sono contento che il bravo generale si è salvato.

LE CINQUE ENTITA’

Nell’Autunno del 1991, quando il Dr. Borsellino era Procuratore a Marsala, decisi di raccontargli come era strutturata Cosa Nostra, per quanto io ero riuscito a sapere. Volevo mostrargli come Cosa Nostra non fosse altro che una di quelle che io chiamo cinque Entità che, con la loro rete segretissima di collegamenti, occupano e influenzano gran parte della vita politica, economica e istituzionale italiana. In uno dei tanti incontri con il Dr. Borsellino, gli avevo ancora una volta esternato la mia preoccupazione per la sua vita dicendogli di mettersi al sicuro, perché solo da vivo poteva essere la mia ancora di salvezza.

Lui mi aveva risposto con queste parole: “Vincenzo, solo se togli dal tuo cuore quel negativo sentimento di paura, puoi onorare te stesso, la scelta che hai fatto e anche la fiducia che ho riposto in te e, perché no, anche quelle preziose ore che ho tolto alla mia famiglia per dedicarle a te, per sostenerti nei momenti difficili. Ricordati quello che ti dissi l’altra volta: “E’ bello morire per ciò in cui si crede, e chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Vincenzo, siamo nella stessa barca, indietro non si torna! Adesso racconta con dovizia di particolare tutto ciò che mi hai accennato sulle Entità e su quella potente Idea. Però sappi che quando ti verrò a trovare a Roma, tutto ciò che mi hai detto e mi dici sarà messo a verbale e firmato da te. Ricordati che le cose più importanti le scrivo su questa Agenda, e poi non potrai dire di non avermele dette”.

A quel punto gli dissi che mi era stato raccontato con orgoglio che queste cinque Entità sono state partorite da una potente e nobile Idea e al cuore di questa Idea sono legate indissolubilmente. Essa le nutre di nobili valori, che a loro volta si fanno largo nel cuore e nella mente degli uomini che ne sono degni. Questo è quanto mi hanno fatto credere e a cui ho sempre creduto finché non incontrai il Dr. Borsellino.

L’unica persona che io ricordi che ha fatto cenno all’esistenza di queste cinque Entità è stato Buscetta. Al di fuori di lui, nessun altro pentito ha voluto parlarne. In realtà, queste Entità possono essere pensate anch’esse come delle Idee, forti e apparentemente indistruttibili. Per fare un esempio, è chiaro che l’idea di un palazzo è più importante del palazzo stesso: il palazzo può crollare, ma la sua idea non ne rimane scalfita. Quando si parla di Cosa Nostra e delle altre Entità ad essa collegate, bisogna tenere ben presente questo fatto: quello che conta è la qualità di queste Idee.

Quella nobile grande Idea di cui parlavo può essere allora definita come un’Idea Madre che racchiude al suo interno tutte le cinque Idee rappresentate dalle cinque Entità. Quali sono queste Entità? Eccole:

1)Cosa Nostra
2)’Ndrangheta
3)Pezzi deviati delle Istituzioni
4)Pezzi deviati ella Massoneria
5)Pezzi deviati del Vaticano (un 10% direi)

Queste cinque Entità sono intimamente legate le une alle altre, come se fossero gli organi vitali di uno stesso corpo. Hanno gli stessi interessi. Prima di tutto, la loro sopravvivenza. E per sopravvivere e restare sempre potenti si aiutano l’una con l’altra usando qualsiasi mezzo, anche il più crudele. Queste cinque Entità sono state e rappresentano tuttora una potenza economica incredibile, capace di condizionare in alcuni casi il potere politico italiano, anche quello rappresentato da persone pulite. Purtroppo si sono create delle situazioni tali che il potere politico italiano non può fare a meno di questi poteri occulti. Queste cinque Entità occulte si fondono soprattutto quando ci sono in gioco interessi finanziari ed economici condizionando così l’Italia a livello di politica e istituzioni.

C’è una regola fondamentale: ogni Entità è assolutamente autonoma. Nessuna Entità può interferire nel campo di un’altra Entità. Le regole che si attuano sono pressoché uguali a quelle di Cosa Nostra. Ad esempio. Se dentro Cosa Nostra un uomo d’onore viene “posato”, in un’altra Entità si dice “è a riposo”, oppure è “in sonno”, come ho già avuto modo di spiegare in precedenza. In ogni caso, la sostanza non cambia.

Ma come sono strutturate nello specifico?

Bene. Al vertice di ogni Entità c’è una Commissione, rappresentata da non più di 12 persone.
Ogni Commissione è presieduta da un Triumvirato, composto dal Capo Assoluto e da altre due persone che, in quanto a forza e potenza, non sono meno del Capo Assoluto. Il Triumvirato controlla i cosiddetti Soldati, persone riservatissime che si incontrano fra di loro secondo gli ordini impartiti dal Triumvirato stesso. E’ importante capire che, all’interno di ogni Commissione, solo il Triumvirato è a conoscenza dell’esistenza delle altre Idee. Tutti gli altri, anche all’interno della Commissione stessa, sono all’oscuro di tutto e l’unica cosa che possono fare è scambiarsi informazioni, ma senza poter cogliere la vastità degli intrecci.

Succede però, come è naturale, che, a un certo punto, arrivi la fine di un Triumvirato. Ecco allora che sono già pronte automaticamente le “persone-ombra”, che sostituiranno i membri del Triumvirato dopo la loro morte. Ogni componente del Triumvirato si sceglie la propria Ombra (può anche essere un Capo famiglia qualsiasi) e la prepara affinché sia pronta a prendere il suo posto. In realtà, non solo i componenti del Triumvirato, ma anche ogni singolo membro della Commissione ha la propria Ombra. E’ una tradizione che si tramanda nel tempo. Così come chi fa l’avvocato, poi crescerà un figlio avvocato.
E’ come una sorta di clonazione.
Purtroppo, è un argomento piuttosto delicato e della massima segretezza ed io non sono riuscito a capire da chi vengano “costruite” queste Ombre, pronte alla successione.

I cinque Triumvirati, a capo delle cinque Entità, sono fra essi collegati e formano la cosiddetta Super Commissione, quella che io chiamavo Idea Madre. Ovviamente, ogni persona della Suprema Commissione ha il diritto e il dovere di scegliersi un’Ombra. Al vertice di questa Super Commissione, composta quindi da 15 persone (tre per ogni Entità), c’è un altro Triumvirato, una sorta di Super Triumvirato, a cui tutta la Super Commissione deve sottostare per le decisioni finali. I componenti di questo Super Triumvirato sono eletti con voto segreto e comandano a vita. La funzione di questa Super Commissione è quella di garantire i diritti e l’autonomia delle cinque Entità, compresa naturalmente l’Entità di Cosa Nostra.

Saranno una ventina in tutto i pentiti che sanno di questa Super Commissione, ma non ne vogliono parlare. Io non posso credere che tutti i pentiti, a parte Brusca e Cancemi, non conoscano altro all’infuori di Cosa Nostra. Tra di loro c’è qualcuno che sa. Ma hanno paura di parlare perché credono che, non parlandone, salveranno la loro vita.

So di per certo che alcuni componenti della Suprema Commissione hanno partecipato alle scrittura della Costituzione Italiana, insieme ovviamente a tanti altri uomini puliti, che però hanno paura di opporvisi perché fiutano il pericolo.

Cosa Nostra

Il braccio più armato di tutte le Entità è quello di Cosa Nostra. In questo non è seconda a nessuno.
Finora le istituzioni hanno sempre e solo colpito L’Entità di Cosa Nostra, che però è solo il braccio armato di un’Idea può grande, l’Idea Madre. Le migliaia e migliaia di uomini d’onore che compongono Cosa Nostra sono come un esercito, sono radicati sul territorio e riducono inevitabilmente la Sicilia ad una terra martoriata. Incutono paura al popolo siciliano e impongono la cultura dell’omertà. Ogni bambino che nasce in Sicilia non può fare a meno di respirare quella cultura di morte che Cosa Nostra impone con forza.

Pezzi deviati delle Istituzioni
L’Entità dei pezzi deviati delle Istituzioni è radicata in tutto il territorio italiano. E’ composta da uomini politici, servizi segreti, magistrati, giudici e sottufficiali dei carabinieri, polizia ed esercito. Le idee di Cosa Nostra e dei pezzi deviati delle Istituzioni sono da sempre collegate. Ne è un esempio l’omicidio di Salvatore Giuliano. Questa Entità ha in seno uomini di grandissima qualità, preparati, addestrati e pronti a causare danni enormi a chiunque. Questi uomini non sono secondi ai Soldati di Cosa Nostra e vengono chiamati Gladiatori. Sono uomini riservatissimi e di grandissima importanza, in quanto hanno giurato di servire fedelmente lo Stato, ma in realtà il loro giuramento è assolutamente falso. Agli occhi dei loro colleghi puliti, che per fortuna sono in maggioranza, appaiono anche loro puliti e, con inganno, dimostrano lealtà verso le Istituzioni.
Sono a tutti gli effetti uno Stato dentro lo Stato.

Pezzi deviati della Massoneria
La stessa cosa vale per l’Entità della Massoneria, anch’essa strettamente collegata all’Entità dei pezzi deviati delle Istituzioni. Questa Entità della Massoneria deviata, all’interno della Massoneria pulita, ha un grande potere ed enormi ricchezze e, per forza di cose, chi gestisce il potere in Italia deve venire a patti con la Massoneria. Questa Entità è stata creata attorno al 1866 all’insaputa del Re da un illustre Massone, il Conte Camillo Benso di Cavour.

Pezzi deviati del Vaticano
Anche all’interno del Vaticano c’è un’Idea. L’Entità dei pezzi deviati delle istituzioni del Vaticano è ben radicata anch’essa sul territorio Italiano. E’ composta da Vescovi, Cardinali e Nunzi Apostolici. Anche loro agli occhi di altri Vescovi e Cardinali, per fortuna in maggioranza (ma nel passato in minoranza) appaiono puliti e fedeli a Gesù Cristo e al Papa.
In realtà sono dei diavoli travestiti da santi, che sfruttano la buona fede di tante persone.
Con un metodo segreto che solo loro conoscono e grazie alla loro diabolica intelligenza, anche se in minoranza, riescono quasi sempre ad ingannare e a manipolare quei Vescovi e quei Cardinali che servono veramente con devozione ed umiltà la Chiesa.

So che a livello nazionale c’erano sguinzagliati alcuni Cardinali di prestigio per inculcare nella mente del popolo italiano il convincimento che la mafia non esistesse e che fosse solo un’invenzione dei comunisti. Il loro intento era quello di indirizzare milioni di persone a votare lo “Scudo Crociato”, la Democrazia Cristiana. Credo che nell’ex-DC coloro che facevano parte di queste Idee non superassero il 10-15%. Posso dire con certezza che circa l’80% non ne faceva parte, mentre il restante 20% era in incognito.

Il Vescovo Marcinkus, che ho nominato più e più volte, in quanto Americano non poteva far parte dell’Entità. Egli era semplicemente uno strumento del Cardinale Macchi e del notaio Albano, che sfruttavano le sue capacità nel saper gestire lo I.O.R. e le sue conoscenze a livello internazionale. Ovviamente sfruttavano soprattutto la sua ingenuità. Nella Banca del Vaticano sono transitati migliaia e migliaia di miliardi appartenenti alle cinque Entità Occulte, compresa quella di Cosa Nostra (leggasi la sentenza di assoluzione per il riciclaggio di quei famosi 10 miliardi). Questi soldi venivano appunto riciclati e, una volta divenuti puliti, reinvestiti. Al notaio Albano, in qualità di notaio, venivano affidati ingenti beni immobili (terreni, ville, tenute, palazzi) che venivano intestati non solo a Cardinali e Vescovi, ma anche a uomini di Cosa Nostra, a uomini della Massoneria, a uomini politici e anche a parenti e amici che facevano da prestanome.

Tutto ciò che io dico lo dico con la certezza che nessuno potraàdimostrare che sia falso. Se si vuole, basta che si controllano tutti gli atti notarili o i rogiti che il Notaio Albano ha fatto in vita sua. Il Dr. Borsellino ha saputo riscontrare ciò che dico. Questi riscontri li ha scritti nella sua agenda rossa!

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