Delara e Roxana: storie di donne nell’inferno del fanatismo iraniano
By redazione • mag 6th, 2009 • Category: in archivio
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di Eloisa De Felice
La pittrice iraniana Delara Darabi, di soli 23 anni, è stata impiccata nella prigione di Rasht: la sua condanna a morte è seguita al verdetto di colpevolezza per un omicidio presumibilmente da lei commesso all’età di 17 anni. Roxana Saperi, di 31, è stata condannata a 8 anni di reclusione, presso il carcere di Teheran, perché accusata di spionaggio dal governo iraniano. L’esecuzione della Darabi è avvenuta nonostante fosse stata accordata all’imputata, il 19 aprile scorso, una sospensione di due mesi della pena.
Hassiba Hadj Sahraoui, viceresponsabile di Amnesty per il Medio Oriente ed il Nord Africa, ha dichiarato: “Il suo avvocato non è stato informato, nonostante l’obbligo di legge di ricevere la comunicazione 48 ore prima dell’esecuzione. Questa sembra essere stata una cinica mossa da parte delle autorità per evitare proteste interne ed internazionali, che avrebbero potuto salvare la vita di Delara”.
In questa storia, poi, poco chiare sembrano le responsabilità: il 28 dicembre 2003, Delara, insieme al fidanzato Hamir Hossain, di 19 anni, si introdusse in casa di una cugina del padre per derubarla. La donna, Mahin, 58 anni, fu uccisa con una pugnalata e Delara si assunse la colpa, convinta dal ragazzo che, essendo minorenne, non sarebbe stata condannata a morte. Dopo l’arresto aveva confessato di essere stata l’esecutrice materiale del delitto, ma durante il processo aveva ritrattato, gettando le colpe sul giovane, condannato, poi, a dieci anni di reclusione.
Il suo avvocato, Abdolsamad Khorramshahi, aveva puntato tutta la difesa sull’autopsia in quanto a pugnalare Mahin fu un destrorso, mentre Delara era mancina, ma i giudici furono irremovibili: il sistema giudiziario iraniano, infatti, non è basato sulle prove e i giudici possono condannare qualcuno sulla sola base della propria “intuizione”. L’unico caso in cui la pena di morte può essere revocata è se i parenti della vittima accettano del denaro in cambio della vita del condannato, ma nel caso di Delara, la proposta non fu accettata.
Anche nel caso di Roxana Saperi i fatti non sembrano troppo chiari, suo padre, Reza Saberi ha dichiarato: “Roxana ha detto in aula che le sue precedenti confessioni non erano vere e mi ha detto di essere stata indotta con l’inganno a credere che sarebbe stata rilasciata se avesse cooperato”. La Saperi, figlia di padre iraniano e madre giapponese, nata negli Usa, risiede in Iran con un passaporto iraniano da 6 anni, è ritenuta, perciò, da Teheran solo cittadina iraniana. Ha lavorato come free-lance per la National Public Radio, la Bbc e Fox News, ma le autorità iraniane hanno detto che da 2 anni le era stato revocato l’accredito di giornalista, e, quindi, non era più autorizzata a svolgere questa attività. “La sua causa è stata trasferita al tribunale rivoluzionario. La donna, senza un accredito, stava portando avanti attività di spionaggio spacciandosi per giornalista”, ha spiegato Haddad Hassan, vice procuratore di Teheran. Il giudice incaricato del caso ha detto alla TV di Stato: “Il giornalismo per questa accusata…era una copertura per raccogliere informazioni e notizie di intelligence e trasferirle ai servizi segreti americani”.
Il presidente americano Barack Obama e il segretario di Stato Usa Hillary Clinton si sono detti “profondamente delusi” dalla condanna della Saberi. Il segretario di Stato ha assicurato: “Continueremo a sollevare la nostra preoccupazione al governo iraniano”.
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