Mafia, politica, Vaticano, stragi, massoneria. Il “Memoriale Calcara” (parte I)

By redazione • apr 30th, 2009 • Category: copertina Stampa

Pubblichiamo a partire da questa settimana – ed in più parti per le prossime settimane, data la corposità – un documento di grande rilevanza riguardante alcune pieghe e piaghe nascoste della nostra storia recente. E’ il Memoriale di Vincenzo Calcara, collaboratore di giustizia che conobbe, apprezzò, ”cantò”  con il giudice Paolo Borsellino. E proprio grazie all’esempio di rettitudine e irreprensibilità etica di quest’ultimo, Calcara  decise di redimere la sua vita indirizzandola alla causa della Giustizia e di tirarsi fuori dal vortice mafioso di morte e “compromesso morale”. Un pentito la cui voce è rimasta per troppo tempo inascoltata, le cui denunce – fondatate e comprovate – hanno trovato troppo poco spazio sui media. Anche dal mare magnum di internet è emerso finora poco della testimonianza di Calcara. Una testimonianza scomoda che getta luci fosche sugli anni Ottanta e Novanta della storia d’Italia, svelando retroscena agghiacianti, rapporti sotterranei ma saldi fra mafia, politica, alte sfere ecclesiastiche, il tutto in un “contesto” (detto alla Sciascia) di sapore massonico. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha pubblicato su www.19luglio1992.com questo documento con lo scopo di rompere l’odioso silenzio attorno a queste vicende e attorno alle dinamiche che hanno portato alla strage di Via D’Amelio. Ci auspichiamo con questa nostra iniziativa di contribuire, nel nostro piccolo ma in modo onesto, a scrivere una pagina di buona informazioni per voi utenti. In nome di Paolo Borsellino, vorremmo scuotere finalmente le coscienze dei nostri coetanei … “le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

IL MEMORIALE CALCARA

di Salvatore Borsellino (da www.19luglio1992.com)

Inizio con oggi, dopo averne ottenuto l’autorizzazione da parte dell’interessato, la pubblicazione di alcune lettere e di un memoriale che mi è stato consegnato da Vincenzo Calcara. Ho conosciuto di persona Vincenzo durante la trasmissione Top Secret ma quasi mi sembrava di conoscerlo da tanto tempo. Me ne avevano parlato la moglie e i figli di Paolo che hanno continuato ad aiutarlo e stargli vicino da quando lo Stato, nella sua costante opera di scoraggiamento dei testimoni di Giustizia, dei collaboratori di Giustiza e dei (pochi) veri pentiti, lo ha abbandonato al suo destino.

Me ne aveva parlato già lo stesso Paolo negli ultimi mesi della sua vita, quando stava raccogliendo le sue rivelazioni nello stesso periodo in cui ascoltava anche Gaspare Mutolo e Leonardo Messina, ma con Vincenzo Paolo aveva stabilito un rapporto particolare perchè era quello che gli aveva confessato di avere avuto, dalla famiglia di Francesco Messina Denaro, la famiglia che deteneva saldamente il controllo della zona di Castelvetrano, alla quale apparteneva come uomo d’onore “riservato”, l’incarico di ucciderlo con un fucile di precisione in un agguato sulla statale tra Palermo ed Agrigento.

Gli uomini d’onore “riservati” sono quelli che non rientrano nella normale gerarchia della “famiglia” mafiosa e la cui affiliazione viene decisa direttamente dal capo famiglia, spesso sul modello e con i riti “massonici”, informando della sua qualità soltanto i capi dell’organizzazione e restando poi segreti all’interno dell’organizzazione segreta.

Come dice Antonio Ingroja “solo i capi di Cosa Nostra possono decidere, naturalmente in maniera segreta, simili affiliazioni, che rimangono assolutamente riservate rispetto agli altri aderenti alle varia famiglie mafiose sparse nel territorio. L’uomo d’onore riservato serve anche per difendersi del fenomeno dei collaboratori di giustizia…..”. Ad essi vengono affidate le operazioni più delicate, e certamente l’assassinio di Paolo Borsellino era tra questi, nel caso in cui, come spesso succede, non vengano svolte direttamente dal “capo famiglia” insieme con gli uomini più fidati ed esperti del “gruppo di fuoco” della famiglia stessa.

Come leggerete c’erano due piani alternativi per uccidere Paolo, il primo prevedeva l’uso di un fucile di precisione ed era affidato a Vincenzo Calcara, il secondo l’uso di un’autobomba ed in questto Vincenzo avrebbe svolto soltanto un lavoro di copertura. Da Palermo arrivò poi però, direttamente da Totò Riina, l’ordine che avrebbe dovuto essere ucciso prima Giovanni Falcone e così i piani furono momentaneamente accantonati.Vincenzo Calcara è uno dei pochi collaboratori di Giustizia che possono veramente essere chiamati “pentiti”.

In lui, come leggerete dalle sue parole, l’incontro con Paolo Borsellino provocò una profonda crisi e un sovvertimento dei valori ai quali era stato indotto a credere fin da bambino. Oggi per lui la “Giustizia” e il “Bene” sono al di sopra di tutto ed è tanto più da ammirare in quanto quelle Istituzioni nelle quali oggi lui crede fermamente le vede ogni giorno infangate da chi, indegnamente, le occupa e quello Stato che per lui rappresentava il nemico da combattere o nel quale infiltrarsi capisce oggi come abbia contribuito all’assassinio del “suo” Giudice e come non voglia e non possa, perchè esso stesso responsabile, rendergli Giustizia.

Oggi Vincenzo Calcara, uscito volontariamente dal programma di protezione, vive con la nuova compagna e le quattro figlie avute insieme con lei, dopo che la famiglia precedente lo ha abbandonato a seguito della sua scelta.

Non ha una nuova identità, non ha un lavoro che gli permetta di vivere dignitosamente e di provvedere alla sua famiglia, lo Stato e le Istituzioni nelle quali, nonostante tutto crede fermamente, lo hanno abbandonato e rischia ogni giorno di cadere sotto la vendetta della mafia, che, diversamente dallo Stato, non dimentica mai.

Del memoriale di Vincenzo Calcara si trovano tracce nelle motivazioni delle sentenze, di diversi processi, del processo Calvi, al processo Antonov per l’attentato al Papa, al processo Aspromonte, al processo per l’omicidio Santangelo, figlioccio di Francesco Messina Denaro, ai processi Alagna+15 e Alagna+30, alla sentenza del Giudice Almerighi, nei quali tutti si è dimostrata la piena attendibilità di Calcara nononostante i numerosi tentativi di screditarlo.

Ma Calcara non è stato mai messo a confronto con altri pentiti come Leonardo Messina o Gaspare Mutolo o come Giuffrè, che, quindici anni dopo di lui, ha parlato di quelle stesse cose di cui lui aveva già parlato tanti anni prima. Non è stato mai chiamato a deporre nel processo Andreotti anche se aveva parlato del notaio Albano quando nessuno ne conosceva neppure il nome, non è stato mai chiamato nel processo Canale, non è stato mai utilizzato nell’istruttoria sui Mandanti Occulti delle stragi del 92 o nell’istruttoria del processo, mai arrivato alla fase dibattimentale, sulla sottrazione dell’Agenda Rossa, nonostante io stesso avessi portato al tribunale di Caltanissetta le parti del memoriale dove di quell’agenda proprio si parlava.

Ho deciso allora di pubblicare su questo sito. nella loro interezza, queste lettere e questi memoriali perchè almeno arrivino ad essere conosciuti dall’opinione pubblica. Nel trascriverli ho riportato fedelmente anche tutte quelle maiuscole che spesso Vincenzo adopera quando vuole dare più risalto a certe parole, ho evidenziato invece io in grassetto i punti che ho ritenuto essere più importanti. (Marzo 2008)

Prologo

22 Marzo 2008
 
Mio Amatissimo e Stimatissimo Salvatore,
 
tutto ciò che doverosamente ho comunicato a tua cognata Agnese e a tuo nipote Manfredi ritengo giusto dirlo anche a te. Tutto ciò che scrivo è dettato, ponderato e pensato secondo la mia coscienza, a cui non potrei mai mentire. Non metterò mai in pratica alcun mio desiderio, alcuna mia decisione che pur io ritenga doverosa e giusta, se, prima, questi desideri, queste decisioni non saranno scandagliati dalla mia coscienza. Agirò sempre seguendo la mia coscienza.

In questo viaggio catartico che sono le mie confessioni, mi farò accompagnare sì dai miei sentimenti ma anche da quella ragione che sa tener a bada i sentimenti. D’altra parte, sono anche consapevole del fatto che, di fronte ad una coscienza più grande della mia e a sentimenti, doveri, desideri e decisioni più grandi dei miei, tutto ciò che è stato passato al vaglio della mia coscienza si deve fermare.
 
Caro Salvatore, in questi lunghi anni di intensi colloqui che ho avuto con tua cognata Agnese, ho percepito il suo grande affetto verso di me. Mi ha più volte consigliato di dare un taglio al mio passato, di non voltarmi più indietro, ma di guardare avanti e pensare al futuro dei miei figli. Ovviamente non posso fare a meno di apprezzare la cura che questa grande donna ha avuto nei miei confronti e alle lezioni di vita che con animo sincero ha saputo impartirmi. Credo che le parole di Donna Agnese abbiano un unico significato: svincolarsi dal proprio passato permette ad ognuno di noi di acquisire una posizione da cui è più facile poi afferrare e vivere meglio sia il presente che l’avvenire.
 
Una cosa è certa. Tutto quello che questa nobile grande donna mi ha trasmesso, compreso quell’onore che solo donne particolari sanno avere, mantenere, difendere e mettere in pratica, lo trasmetterò alle mie figlie. Nel caso in cui, per mia debolezza, non riuscissi a trasmettere loro tutto quello che indegnamente ho ricevuto da tuo fratello Paolo, da tua cognata, dai tuoi nipoti e adesso anche da te, sarebbe per me una una vergognosa e terribile sconfitta!
 
Nelle lunghe conversazioni che ho avuto con la grande anima di tuo fratello Paolo e con tua Cognata, non posso non ricordarmi due grandi parole: “verità’” e “uomo libero”. Queste due meravigliose parole fanno parte di quel grande patrimonio di valori che erano propri del tuo amato fratello Paolo e che anche a te degnamente appartengono.
 
E’ vero: la Verità rende liberi. Ma è anche vero che un diamante sporco di carbone non può mai riflettere la propria luce. Sono fermamente convinto che un uomo può essere definitivamente libero solamente dopo aver fatto rispettare la Verità e aver amato ciò che sta dentro e oltre la Verità. Solo dopo essere stata amata più di ogni altra cosa, la Verità entra nell’animo di un uomo rendendolo libero. La figlia del re di Troia, Cassandra, diceva la Verità, ma nessuno le credeva. Nessuno si è mai mosso in suo favore in quanto la Verità di Cassandra era una “Verità di previsione”, di presagio e quindi senza fondamento. Solo quell’uomo astuto, usato e comandato dai capi greci affinché convincesse con l’inganno i Troiani a far entrare il cavallo dentro le mura, sapeva la Verità.
 
Sono consapevole del fatto che, prima di pensare alle mie figlie, devo amare la Verità, in quanto essa è stata alla base della loro nascita. Solo con questo profondo sentimento di amore verso la Verità posso diventare un uomo libero e quindi evitare una triste sconfitta! Cosa sarebbero le mie figlie senza onore? Sarebbero come il cibo senza sale. Come posso trasmettere e insegnare a queste quattro creature quel sentimento d’onore che mi fa essere uomo libero, quando poi questo onore è inquinato da paura ed egoismo? Cercherò di difendere il mio onore e la Verità a qualunque prezzo. Anche trascurando i miei sentimenti. Ritengo l’onore e la verità più importanti della mia vita stessa. Solo onorando la Verità, il mio cuore, logorato da una tragedia infernale, potrà avere pace.
 
Chi mi ascolta non deve avere nessuna commozione per me. La commozione si deve avere per il sangue innocente del Dr. Borsellino e per quel fior di ragazzi della Polizia di Stato che sono morti per lui standogli accanto fino alla fine. Davanti a questi valorosi e coraggiosi poliziotti io mi inchino profondamente.
 
Credetemi, io so quello che dico. E mi assumo ogni responsabilità. Sfido chiunque a dimostrare il contrario di ciò che ho sempre detto, che sto dicendo e che sempre dirò fino all’ultima goccia di sangue. La mia forza è la Verità, che ho sempre detto e che sempre dirò. Niente mi fa paura. Mi potranno uccidere fisicamente (e ben venga la morte) ma non potranno uccidere la Verità. Vi prego di considerare con attenzione la mie parole e la sincerità che sta dietro di esse. La società civile mi insegna che quando un uomo è sincero il mondo si muove!
 
Messina Denaro Francesco, il mio capo assoluto, amava più della sua stessa vita, più di suo figlio Matteo e più di ogni altro affetto, quell’Idea del Male che ha partorito Cosa Nostra e che ha fatto di essa una forte Entità collegata ad altre Entità. Messina Denaro Francesco era ben cosciente del fatto che, solo mettendo in primo piano l’Entità di Cosa Nostra, avrebbe potuto fare di suo figlio Matteo un genio e un grande capo. Matteo Messina Denaro oggi testimonia suo padre Francesco Messina Denaro, che continua a vivere dentro di lui. Al contrario di Messina Denaro Francesco, io ho consacrato le mie quattro figlie a quell’Idea del Bene che racchiude tutto quanto il mio amato Dr. Paolo Borsellino amava, compresa la Verità, i valori, il coraggio e il dovere. Ed io, se non farò il mio dovere, non mi sentirò degno di pensare ai miei figli.
 
Sappi, mio stimatissimo Salvatore, che se io ho consacrato le mie quattro figlie, la loro madre e tutto me stesso a questa nobile Idea del Bene, piena di luce infinita, è stato perché gli ho creduto!
E io sono pronto a morire per ciò che credo! Queste mie figlie e la mia donna hanno il sacrosanto diritto di essere amate da me di un amore che non sia egoistico, privo di coraggio, di valori e di Verità, perché allora quell’amore li renderebbe schiavi dell’Idea del Male e li porterebbe alla distruzione fisica e spirituale. Le mie figlie hanno il diritto di attingere, attraverso di me, a quella Verità che mi ha reso libero e che io ho il dovere di trasmettere con amore altruistico e coraggio. Tali valori daranno sicuramente alle mie figlie una solida base. Su di essa potranno degnamente prepararsi alla “gara della vita”, a cui parteciperanno come donne libere, insieme con la libera società civile. Da lì, poi, potranno proiettarsi al futuro e avere come meta la vittoria finale su quell’infame Idea del Male che ho conosciuto direttamente e che tante amare lacrime, sangue e dolore ha causato ai figli della grande nobile Idea del Bene, piena di luce e di verità.
 
Sono consapevole che il mio presente attuale è legato a “quel presente”, a quei momenti in cui ho maturato la mia scelta e all’incontro che ho avuto con tuo fratello Paolo. Il Dr. Paolo Borsellino ha tolto delle ore preziose alle persone che amava per dedicarle alla Verità, facendo della Verità lo scopo della sua vita. Il Dr. Borsellino era ed è una grande anima che ha servito lo Stato e la società civile fino in fondo. Io non ho il suo coraggio, ma ho il dovere di far rispettare e difendere la Verità che mi ha reso libero.
 
Carissimo Salvatore, ciò che continuo a comunicarti ha un solo obiettivo: il mio dovere di riconoscenza verso il Dr. Paolo Borsellino, che si traduce nel dire a te ogni mio pensiero, sentimento, idea e ogni cosa che realmente era ed è collegata a “quel presente” che ho vissuto con tuo Fratello Paolo. “Quel presente” che è e sarà sempre il mio presente. Non permetterò a nessuno di mettere questo presente nel dimenticatoio.
 
Al cuore non si comanda, ma ancor di più alla ragione! Sono però consapevole che, di fronte a un cuore e a una ragione più grandi della mia, mi devo fermare e ubbidire. Farò sempre di tutto per dimostrare che dietro ogni mia parola ci sia un riscontro, una realtà. Qualcuno continua a dimostrare di volermi bene solo “con le belle parole” e mi ha dato l’impressione che, con diabolica sottigliezza, abbia invece interesse a mettere nel dimenticatoio quel presente che mi lega a tuo fratello Paolo. Dico questo perché spesso sento dire queste parole: “Sono passati molti anni”. Vorrei tanto far capire a chi con intelligenza sa usare la ragione (la stessa che predicava Machiavelli) che non bisogna affiancare a questa ragione quella sottigliezza diabolica che contribuisce a rafforzare l’Idea del Male. Mi posso permettere di dire a chi vuole apparire come “Paladino di Francia” e fa credere di essere all’altezza di combattere il Male, che il frutto non nasce dalle belle parole, ma nasce e matura con un’azione forte e determinata. Vogliono dimostrare chissà che cosa, ma in realtà cercano solo il proprio interesse. I frutti non sono tutti uguali. Ci sono frutti che saziano solo il corpo e ci sono frutti che saziano sia il corpo che lo spirito. Le belle azioni compiute di chi ha in mano i “semi” del Dr. Paolo Borsellino non devono essere egoistiche (in modo da saziare solo il corpo), ma devono essere altruistiche, piene di lealtà e coraggio, in modo da saziare corpo e spirito. Se c’è da fare una cosa, la si faccia bene. L’azione più deplorevole e meschina è quella tiepida, quella che non è né fredda né calda.
 
Quella società civile, a cui il Dr. Paolo Borsellino era devoto e che serviva con fedeltà, deve ben sapere che quegli uomini dei Poteri Occulti degli anni ’80 e ’90 che facevano parte delle Istituzioni (comprese quelle religiose) hanno lasciato degli eredi. Questi eredi continuano a portare avanti ciò che hanno ereditato. Senza ombra di dubbio, come allora il carnefice andava al funerale della vittima, così anche oggi succede la medesima cosa. Ci sono tante associazioni che sono schierate apertamente contro la mafia (e non solo la mafia) e che continuano ancora oggi a ricordare, difendere e onorare le vittime delle stragi, ben consapevoli del rischio che corrono (come ad esempio Giorgio Bongiovanni). Ma non si dovrebbe dimenticare che anche il carnefice sa piangere ed è bravissimo ad esternare un falso dolore. Gli eredi dei carnefici sanno anche schierarsi apertamente e ricordare con inganno e ipocrisia le vittime di questo male oscuro. Anzi, in certi casi, dimostrano di essere più bravi di chi veramente combatte con lealtà. Chi ha ereditato forza e potere a sua insaputa, se vuole essere veramente leale, per prima cosa non deve mai onorare e difendere quella forza negativa che l’ha creato e deve capire che la guerra non si fa come la faceva Don Chisciotte.
 
Una volta, Antonino Vaccarino, l’ex Sindaco di Castelvetrano, pupillo e delfino di Francesco Messina Denaro, mi disse queste parole: “La forza dell’antica Roma e le conquiste dei Romani erano dovute esclusivamente all’Idea di Roma. Roma era un’Idea! Sappi, caro Enzuccio, che l’Idea a cui noi apparteniamo è più forte dell’Idea di Roma. In questa sublime e potente Idea è racchiusa la nostra Entità, insieme ad altre Entità”.
 
Carissimo Salvatore, per vincere questa Idea del Male si devono attaccare gli eredi di questa Idea che li fa essere forti. Bisogna colpirli nel cuore! Ma più che gli uomini, si deve distruggere l’Idea che è radicata in questi uomini.
 
Sono sicurissimo che chi ha ordinato a Messina Denaro Francesco di organizzare il piano per uccidere il tuo Amato Fratello, gli ha anche manifestato la preoccupazione e la paura che questo piano fallisse. Tanto è vero che, per mettersi al sicuro, Messina Denaro Francesco ha organizzato non uno ma due piani per ucciderlo, in modo tale che sia nell’uno che nell’altro non avrebbe potuto avere scampo! Il primo consisteva nell’ucciderlo con un fucile di precisione e, in quel caso, sarei stato io a sparare. Il secondo piano consisteva nell’ucciderlo con una autobomba, e anche in quel caso, io avrei partecipato, ma con un ruolo di minore portata: avrei fatto semplicemente da copertura. Posso dire di aver visto con i miei occhi la condanna a morte del Dr. Borsellino! Ricordo benissimo il giorno in cui, a casa del Sindaco Vaccarino, c’era il mio capo assoluto Messina Denaro Francesco che mi disse di tenermi pronto per partecipare all’uccisione del Dr. Borsellino o di un suo Sostituto. Il Dr. Borsellino non sarebbe dovuto morire! Tutti sapevano che c’era un piano ben organizzato per eliminarlo quando era Procuratore di Marsala e che questo piano doveva essere portato a termine dal mio Capo Assoluto della storica famiglia di CASTELVETRANO Messina Denaro Francesco. Di questa morte annunciata la televisione di Stato ha parlato più e più volte. Ma fui io il primo a parlarne apertamente nei primi mesi del 1992 in Corte d’Assise d’Appello di Palermo, dove si procedeva contro Nitto Santapaola e Mariano Agate per l’omicidio del Sindaco di Castelvetrano Vito Lipari. Quel “pentito-a-metà” di Giuffrè ha confermato ciò che io dissi in Corte D’Assise di Palermo al Presidente Barreca. Ma, per quanto riguarda ciò che va oltre Cosa Nostra, il collaboratore di giustizia Giuffrè ha paura di parlare!
 
Ricordo quando mi trovai nella cella di isolamento al carcere di Favignana, quando, dopo una lunga introspezione ed una analisi di tutto ciò che era stata la mia vita, ho capito che la mafia mi aveva usato, educandomi a valori sbagliati, ipocriti e violenti che avevano messo in pericolo la mia stessa vita. In quei momenti mi veniva in mente il Dr. Borsellino, il giudice che avrei dovuto uccidere per eliminare uno dei maggiori ostacoli al domino mafioso. In quella cella d’isolamento c’era in me un grande travaglio interiore e, prima che io mi decidessi a chiamare il Dr. Borsellino, capii che questa forza del Male che mi aveva plasmato fin dalla Giovinezza aveva mostrato tutta la sua debolezza e vigliaccheria davanti alla sua professionalità e al suo coraggio. Questa cosa li rese, davanti ai miei occhi, non invincibili come mi avevano fatto credere, bensì vulnerabili! Il mio non è stato solo un pentimento giudiziario ma anche un pentimento interiore e morale. Metteva in ballo tutti quei valori e quegli insegnamenti mafiosi che avevano mostrato tutta la loro debolezza davanti al nobile coraggio del Dr. Borsellino. Questo pentimento interiore lo devo soprattutto a lui, in quanto mi stava sempre vicino e mi aiutava a capire le ragioni profonde del mio pentimento. Con quella luce particolare negli occhi mi diceva: “Vincenzo, ti assicuro che la parola pentimento è una parola nobile”. E mi citava il pentimento del Re Davide dopo aver ucciso un innocente e avergli sottratto anche la moglie.
 
Quando lo incontrai, capii che c’era qualcosa che ci univa e che questa cosa non era solo il nostro legame, tanto diverso, con quella forza del Male di cui io facevo parte, ma qualcosa di ancora più oscuro e ineluttabile: l’oscura immensità della morte! Con lui condividevo lo stesso destino di morte, deciso dai capi mafiosi e da quelle Entità racchiuse in una grande e potente forza del Male. Sapevamo entrambi che saremmo morti e questo ci ha reso ancora più vicini. Ed io Vincenzo Calcara, che credevo a questa forza del Male ed ero pronto a morire per essa, non potevo non unirmi ad un uomo con il quale avevo in comune una sola cosa: la morte! Sì, perché anche io ero stato condannato a morte, avendo avuto una relazione con la figlia di un uomo d’onore. Sapevo benissimo che la mia condanna a morte sarebbe stata eseguita dopo avermi usato per uccidere il Dr. Borsellino.
 
Tutte le volte che lo incontravo, rimanevo veramente colpito dal suo sorriso disarmante, da quella luce nel suo sguardo, lo sguardo di chi è fedele a se stesso e alle regole fino in fondo. Ma ero anche colpito dalla sua bontà, degna solo dei più devoti cristiani. Ripeto, il Dr. Paolo Borsellino, come magistrato, non era secondo a nessuno. La sua umiltà da vero cristiano lo faceva apparire secondo al suo amico Falcone, ma in realtà la sua professionalità ha fatto sì che la sua morte fosse anticipata!
 
Mio Stimatissimo, devi anche sapere che l’affetto particolare che il tuo amato fratello nutriva nei miei confronti è nato e si è rafforzato solo dopo aver toccato con le sue mani la mia lealtà verso di lui. Grazie a me trovò prove e riscontri di certi misteri, che per lui erano più importanti di quella sua vita che io cercavo di salvargli. Dopodiché, ha chiamato Sua Eccellenza l’Alto Commissario Finocchiaro e mi ha messo al sicuro nelle sue mani salvandomi la vita!
 
La Società Civile non deve sapere solo i rapporti d’affetto e gli abbracci tra me e il Dr. Borsellino. Deve essere al corrente della sua professionalità e di tutte le altre cose che hanno fatto paura, che continuano a fare paura e che vengono tenute chiuse negli armadi.
 
Il Dr. Borsellino aveva messo in pericolo interessi forti. Era quindi un ostacolo e un pericolo per quello che poteva ancora fare. Il Dr. Borsellino era in possesso di verità scomode. Di verità che facevano e fanno tuttora paura sia a Cosa Nostra che a quei poteri occulti molto pericolosi da sempre collegati a Cosa Nostra. Tanti, anche tra coloro che si spacciavano per suoi amici, si dovrebbero vergognare di averlo lasciato solo al suo destino.

Siccome io credo nella coscienza dell’uomo e so con certezza che non si può mentire alla propria coscienza, mi rivolgo soprattutto a quelle persone della società civile che, anche se non collusi con nessuna di queste Entità malefiche, non hanno avuto il coraggio di fare un passo avanti per blindare e difendere la vita e il corpo fisico del Dr. Borsellino. A loro io voglio trasmettere tutte le sensazioni belle e le vibrazioni positive che il Dr. Borsellino mi ha trasmesso. Solo così potranno evitare lacrime di pentimento.
 
Migliaia di pentiti hanno parlato. Ma ci sono cose che non sono mai state dette. Molti di loro non ne hanno parlato, semplicemente perché non ne erano al corrente. Alcuni, invece, che conoscono quelle cose, credono che, non parlandone, avranno salva la vita. Io invece ne voglio parlare, perché ho il mio asso nella manica. Solo io ho questo privilegio e quindi non posso arrecare troppi danni o problemi a chi indaga su queste cose. Per quanto concerne le Entità collegate a Cosa Nostra, ho parlato ampiamente con il Dr. Luca TESCAROLI presso la Procura di Roma. Ora, io temo per la sua vita, così come per la Dott.ssa Monteleone, per via delle indagini che stanno conducendo. D’altra parte, capisco anche che un attentato al Dr. Tescaroli non sarebbe conveniente per chi volesse la sua morte: sarebbe una conferma implicita della cose che dico.
 
Credo di poter dire di essere arrivato a conoscere circa l’80-90% della Verità. Tutte le cose che racconterò sono le stesse che ho raccontato al Dottor Borsellino. Lui prendeva appunti nella sua agenda rossa.  Quella stessa agenda che è stata fatta sparire misteriosamente il giorno dell’attentato in Via D’Amelio. E che non è stata più ritrovata.

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