VERTICI RAI: SUL TERREMOTO (ANNO)ZERO IN CONDOTTA PER SANTORO E VAURO
By redazione • apr 22nd, 2009 • Category: comunicazione politica e istituzionale

di Laura Fontana
I fatti. Il giornalista Michele Santoro dedica la puntata di Annozero del 9 aprile alla tragedia del terremoto in Abruzzo, impostandola sulla tesi della carenza dei soccorsi e della mancata tempestività della Protezione Civile. Durante la puntata, inoltre, il vignettista Vauro Senesi, come di consueto, mostra le vignette che ha disegnato durante la trasmissione: tra quelle ce n’è una dove un omino, davanti ad una fila di bare, sconsolato, dice: “Aumento delle cubature? Nei cimiteri!”. Alla direzione della Rai la puntata non piace. Mauro Masi, il direttore generale assume su di sé tutta la responsabilità, in attesa che il Cda di Viale Mazzini si riunisca e faccia le valutazioni del caso. Masi firma anche i richiami: a Santoro invia una lettera in cui si parla di “servizi fortemente squilibrati verso la tesi della carenza dei soccorsi” mentre la vignetta di Vauro viene giudicata “gravemente lesiva del sentimento di pietà dei defunti”. Il conduttore di Annozero viene esortato a correggere il tiro e a “sanare quel grave e immotivato squilibrio”.
Le polemiche. “Correggere il tiro” e “sospensione” conducono inevitabilmente l’opinione pubblica verso una sola e temuta parola: è censura. La paura è che si torni al clima di epurazione del 2001 ma Santoro questa volta non ci sta e alza il tiro dicendolo apertamente: “E’ una censura grave che produce una grave ferita per il nostro pubblico e per l’immagine della Rai”. Si apre il balletto delle esternazioni politiche: il Pd denuncia il rischio per la libertà d’informazione, anche se a Franceschini la puntata di Annozero non era piaciuta. Di Pietro, leader dell’Idv tuona: “L’informazione di regime pretende una riparazione, qui non c’è nulla da riparare”. A destra si fa quadrato intorno alla Rai e il presidente della Camera Fini definisce la trasmissione “indecente”. Si assiste addirittura al botta e risposta tra i due titani dell’informazione Rai, Bruno Vespa e Santoro, dove il primo accusa il secondo di lavorare “in condizioni di privilegio”. Il 16 aprile va in onda la cosiddetta “puntata riparatrice” di Annozero. Santoro, insieme a Marco Travaglio, snocciola punto per punto la replica contro tutto e tutti e le vignette di Vauro vanno in onda lo stesso presentate da Sabina Guzzanti.
Epilogo. Il 22 aprile il Cda della Rai stabilisce che Vauro può tornare ad Annozero. Non ci sarà nessun provvedimento disciplinare nei confronti di Santoro, che prossimamente dovrà stare parecchio attento nell’adempimento degli obblighi del servizio pubblico e delle condizioni contrattuali, per la realizzazione del suo programma.
Nessun vincitore, nessun vinto. Sul terreno, però, resta tramortita parecchia della credibilità residua di molti attori in gioco in questa vicenda, primo tra tutti ed ancora una volta il giornalismo italiano. Aldo Grasso aveva detto: “Santoro non è la personificazione della libertà d’informazione” e, se si spoglia l’affermazione della sua vena polemica e la si prende come dato di fatto, ebbene è così, Santoro, da solo, non rappresenta la libertà d’informazione. Ma neanche Travaglio, Vespa, Fede o qualsiasi altro giornalista, presi singolarmente, possono essere la personificazione della libertà d’informazione italiana.
Non esiste, o per meglio dire, è quasi impossibile stabilire una “verità dei fatti”. Esistono diverse verità, e la libertà d’informazione consiste nel pluralismo delle voci. Santoro ha denunciato fatti non veri? Ha denigrato persone o istituzioni meritevoli di ben altro giudizio? Ha stravolto la realtà delle cose a fini di parte? La “sentenza” del Cda, che scagiona Santoro smentirebbe questo. Ma soprattutto cosa c’entravano polemiche del genere con la tragedia in Abruzzo? Non se l’è domandato chi aveva detto che delle semplici vignette erano state “lesive dei sentimenti di pietà dei defunti”. Per quanto riguarda la sospensione, poi ritirata, di Vauro, quella è stata davvero vergognosa: la faziosità è l’elemento portante della satira e se qualcuno “dei piani alti” la trova “di cattivo gusto”, la punizione non può essere di certo la censura.
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Brava ottimo articolo….tuo Arnaldo