GELMINI, CONTRO BARONI E “PARENTOPOLI” ANAGRAFE UNICA DEI DOCENTI UNIVERSITARI

By redazione • apr 4th, 2009 • Category: giornalismo politico Stampa
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di Marzia Loretelli

Sappiamo che il decreto Gelmini sull’Università è stato convertito in legge; e dopo la polemica che lo ha visto protagonista in tutti i telegiornali e in tutti i quotidiani italiani ecco le novità che porta con sé: una nuova anagrafe per i professori.

 

Oltre ai provvedimenti noti (richiesta di maggiore trasparenza nei concorsi, norme anti-baroni, l’obbligo per tutti i docenti di pubblicare l’elenco delle loro attività di ricerca scientifica), per la prima volta  le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma al merito ed alla ricerca effettivamente svolta, quindi una commissione di 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare, giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia. Si evita così il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare


Novità anche per il reclutamento dei ricercatori. In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari, spiega il Miur, le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da un professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.

 

Queste norme permettono alle Università non solo una migliore distribuzione dei sussidi economici ma, per la prima volta in Italia, verranno distribuiti fondi agli Atenei più virtuosi in base a standard di qualità, nonché borse di studio per tutti gli studenti aventi diritto. L’opposizione dal canto suo ribatte cosi: “All’antica  contraddizione tra chi ha e chi non ha, se ne aggiunge un’altra, non meno terribile, tra chi sa e chi non sa”. Bisogna però ricordare che questa legge riguarda l’aspetto strutturale e non la mentalità delle persone e che, al contrario di come molti l’hanno considerata, non è solo un’aspirina per una Università malata e difficile da rinsavire… La considererei piuttosto un vaccino a prevenzione di una bancarotta, economica, morale e culturale, ancora evitabile”.

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