NETANYAHU S’INSEDIA, L’ULTRANAZIONALISTA LIEBERMAN AGLI ESTERI
By redazione • apr 3rd, 2009 • Category: giornalismo politico
di Barbara Maura
69 voti a favore e 45 contrari: così il governo del premier Benyamin Netanyahu ottiene la fiducia della Knesset. Soltanto quattro deputati del Partito laburista sono rimasti in aula senza prendere parte alla votazione. Passa così l’ormai famoso “governone” del leader del Likud con ben trenta ministri e sette vice-ministri.
Infatti, dopo il rifiuto di stare alla maggioranza di Tzipi Livni che ha schierato Kadima all’opposizione, Netanyahu è riuscito lo stesso a formare l’esecutivo, coinvolgendo nella maggioranza il Partito laburista assieme alla destra, dividendo poi i ministeri esistenti e creando competenze nuove per accontentare tutti: ad esempio è stato separato il dicastero della Scienza dalla Cultura e dallo Sport, sono stati divisi in due sia quello delle Comunicazioni (Media e Telecomunicazioni), sia quello dell’Educazione (Educazione e Istruzione superiore).
A Lieberman è andato il dicastero degli Esteri, come prevedeva il patto stretto tra lui e Netanyahu prima delle elezioni. Il leader ultranazionalista, attualmente responsabile della diplomazia israeliana, ha subito chiarito che non terrà conto degli accordi di Annapolis, una dichiarazione comune d’intenti che era stata elaborata nel Maryland da Ehud Olmert, in rappresentanza dello stato di Israele, dal Presidente Mahmud Abbas nella sua veste di Presidente del Comitato esecutivo dell’Olp e dal Presidente dell’Autorità Palestinese con la presenza di George W. Bush, allora Presidente degli Stati Uniti. “Gli accordi di Annapolis – ha affermato Lieberman – non ci vincolano. Non sono mai stati ratificati né dal governo, né dalla Knesset”.
Con queste parole Lieberman dimentica di rivestire una carica fondamentale per quanto riguarda la mediazione tra israeliani e palestinesi, aggrappandosi ad una sottigliezza per aggirare un accordo internazionale importante per la filosofia “due stati due popoli”, apprezzata anche da Obama. Non contento, ha affermato che un’intesa da poter seguire c’è già, riferendosi alla road map dell’Amministrazione Bush di ben sei anni fa, un arco di tempo enorme, volgendosi indietro a guardare tutto quello che è successo nel frattempo. Secondo Yediot Ahronot la Livni avrebbe commentato, dicendo all’orecchio dello stesso Lieberman, durante il suo discorso, di essere stata “saggia a non essere entrata in questo governo”.
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