Intervista al CEO di Laserinn, eccellenza del Sud

laserinnNella Tecnopolis di Valenzano, poco distante da Bari, sorge Laserinn, acronimo che sta per “Laboratori per l’accelerazione dei servizi di innovazione”. Lo si potrebbe definire un ecosistema in cui ciascun componente dialoga con l’altro per trovare soluzioni innovative e all’avanguardia. Nato dalla ristrutturazione del Centro Laser, in poco più di sei mesi Laserinn ha già all’attivo numerosi progetti e molti altri in cantiere. Ne abbiamo parlato con il Presidente, Massimo Dell’Erba.

 

Presidente, cos’è Laserinn?
È un ecosistema creato secondo un modello innovativo in cui sono presenti tutte le componenti che servono per generare innovazione e portarla sul mercato. Queste componenti sono le imprese, i ragazzi che vogliono testare un’idea, le start up, i diversi settori della produzione e della conoscenza.

Che tipo di servizi offrite?
Servizi di natura tecnologica sviluppati insieme alle imprese, come ad esempio sistemi di taglio laser, saldatura laser, indagini sui materiali con microscopio elettronico. Il nostro rapporto con le aziende è finalizzato a sviluppare prodotti o processi innovativi per le loro produzioni. Siamo, infatti, un Tech Shop, vale a dire che forniamo il servizio di determinate tecnologie. Per quel che riguarda i giovani, abbiamo un Makers Lab, ovvero un ambiente dove i ragazzi possono venire a sperimentare le loro idee gratuitamente con le nostre attrezzature quali stampanti 3D e droni. Possono utilizzare anche un laboratorio elettronico, un’officina meccanica, laboratori di analisi chimiche.

Come vi relazionate con le start up?
Ospitiamo gratuitamente le start up tecnologiche o meno con un percorso di accelerazione in cui viene dato un budget di 100 mila euro per il primo anno sotto forma di servizi e tecnologie. In pratica, il nostro personale specializzato affianca gli start upper, che accedono inoltre alla strumentazione hardware e software di Laserinn per implementare il progetto. Non solo, una squadra interna di comunicazione gestisce tutto l’impianto di comunicazione della start up.
È stata lanciata anche un’altra sfida. A novembre abbiamo assunto trenta innovatori che vanno da esperti di comunicazione a biologi marini, da architetti, a fisici e ingegneri di età media intorno ai trent’anni. Alcuni hanno vinto premi o hanno avuto citazioni molto importanti. Ad esempio Alessandro Diaferia, lo sviluppatore di un’applicazione che si chiama Snap, è stato indicato da Costellation Research come lo sviluppatore da tenere d’occhio per il prossimo anno, o ancora Raffaele Bonadies, che ha vinto un premio di design.
I neoassunti sono stati messi insieme con il duplice compito di lavorare sui progetti in corso e di produrre entro un anno un’idea, un programma che ci consenta di andare sul mercato.

Cosa accadrà tra un anno?
Ad un anno di distanza, quando avremo tutti i dati, i giovani innovatori potranno scegliere se andare sul mercato autonomamente come start up e, visto che abbiamo investito su di loro, riconoscerci una royalties, oppure possono decidere di essere assunti dalla Laserinn, che a sua volta, insieme all’assunzione, riconoscerà loro una royalties in base a quello che il prodotto sviluppato renderà sul mercato. Gli accordi sono dello stesso tipo anche con le start up.

Prima accennava a una squadra di comunicazione.
Sì, si tratta del Media Lab, nato da poco, con il quale stiamo mettendo in piedi una web Tv e un magazine sull’innovazione che riesca a segnalare, riguardo ai contenuti di maggior interesse da parte dei nostri interlocutori, quali sono i temi o su che cosa si stanno concentrando i gruppi con i quali potrebbero essere in concorrenza o complementari. Il Media Lab cura inoltre i profili social dell’azienda e il sito web, che tenderà sempre più a diventare una piattaforma di open innovation, cioè un luogo di incontro, anche indipendente da noi, tra i fabbisogni di innovazione e i promotori di soluzioni innovative.

La formazione è un altro tassello importante, non è così?
Sì, organizziamo corsi di formazione e tutta una serie di servizi collaterali di formazione, in aula oppure on the job. Inoltre facciamo technology scouting, cioè cerchiamo di capire dove si trovano gli esperti che possiedono le competenze di cui imprese e start up hanno bisogno e li facciamo venire a Laserinn per uno-due mesi per lavorare con i ragazzi.
Realizziamo poi business intelligence, ovvero andiamo a vedere su quali settori conviene investire e con quali tecnologie; forniamo consulenza sulle singole fasi di sviluppo delle imprese o delle start up; abbiamo un programma di oltre trenta mentor che affiancano i ragazzi e un programma di open days. Stiamo mettendo in piedi una summer school e con alcuni soci universitari si sta pensando di avviare un master di nuova generazione sull’innovazione.

Quali sono alcuni progetti in corso?
Ce ne sono diversi, almeno dieci – dodici. Stiamo sviluppando un’analisi del territorio del Comune di Noci con i droni per rilevare le discariche abusive; abbiamo un progetto di repairing di componenti aerospaziali con tecnologia laser insieme ad Avio; stiamo facendo un progetto con i greci sulla rilevazione della qualità dell’ulivo attraverso l’analisi cromatica delle foglie. Altri progetti sono in cantiere e riguardano le biotecnologie, il medicale, l’agroindustria, la meccanica, l’elettronica, la domotica. In questo senso Laserinn è un ecosistema, perché le componenti non sono separate, ma si parlano continuamente, generando un sistema di dialogo da cui nascono continuamente nuove idee, nuove proposte.

Può farci alcuni esempi di start up ospitate presso i vostri laboratori?
Abbiamo una start up che si chiama Nextome, che nel 2014, a Dublino, ha vinto il premio come migliore start up al mondo per tecnologia. Si occupa di indoor positioning, cioè di localizzazione attraverso il cellulare all’interno di ambienti chiusi. Può servire per guidare i percorsi museali al posto dell’audio guida o per segnalare al cliente dove sono determinati prodotti all’interno di centri commerciali, ma possono essere utili anche negli ospedali e in qualsiasi altro luogo al chiuso. Stiamo trattando con Expo 2015 che potrebbe usarlo per capire dove sarà collocato il personale.
Un’altra start up si chiama Volo Creativo. È realizzata da tre architette pugliesi e riguarda la stampa 3D e corsi di formazione. Abbiamo poi Video Arte, che è una web tv sulla musica.
Stiamo incubando anche Brain Signs, spin off universitario della Sapienza di Roma che elabora un sistema di analisi emozionale neurologica. Serve a sviluppare un caschetto neurale attraverso il quale, ad esempio per una ricerca di mercato, si misurano le emozioni provate dall’utente nel vedere un nuovo prodotto o un nuovo spot, così come serve a misurare il work load, cioè l’affaticamento dei piloti d’aereo davanti a situazioni critiche.
Un’altra start up si chiama Octopus, il cui prodotto è in test presso il New York Times, La Repubblica.it e Condé Nast. Serve ad analizzare il posizionamento di un’azienda rispetto alle dirette concorrenti a livello internazionale. Per esempio, analizza in che modo un giornale o un gruppo editoriale è presente con una determinata notizia, se questa sta avendo più o meno seguito e in che misura la redazione se n’è occupata.
Un’altra start up sviluppa un’applicazione che sulla base di un algoritmo è in grado di fare previsioni sui trend di borsa dei titoli. Al momento siamo a un livello di accuratezza dell’85% nella previsione del trend di un’azione del giorno successivo.
Abbiamo poi una piattaforma di crowdfunding, un  sistema di selezione e segnalazione di prestazioni sanitarie chiamato Dottor Click e infine un’altra applicazione che riguarda un sistema a livello territoriale di incontro domanda /offerta per piccoli lavori, quindi un flash job. Non poco per una realtà che ha iniziato la sua attività da poco più di sei mesi.

(di Laura Guadalupi)

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