Amarcord. I due anni in serie B dell’Acireale: spareggi e beffe per una favola irripetibile

di Marco Milan

Quel 6 giugno del 1993 è un ricordo indelebile per ogni tifoso dell’Acireale, squadra calcistica dell’omonima cittadina portuale in provincia di Catania.

E dire che quel giorno era stato invece tremendo per i sostenitori acesi, accorsi in massa a Foggia, sede dello spareggio per la promozione in serie B contro il favoritissimo Perugia. Le due squadre erano giunte appaiate al secondo posto del girone B della serie C1, alle spalle del Palermo. Allora non esistevano playoff, in serie B accedevano le prime due classificate dei due gironi. Quel 6 giugno a Foggia vinse il Perugia 2-1 e per i tifosi dell’Acireale fu un sogno andato in frantumi. “E quando ricapita?” pensarono tanti, se non tutti, i tifosi dell’Acireale. Bastarono poche settimane, però, a capovolgere lo stato d’animo dei siciliani: scoppiò infatti lo scandalo relativo alla gara di campionato Siracusa-Perugia, prima della quale Luciano Gaucci, presidente della società umbra, aveva regalato un cavallo al direttore di gara per usufruire di vantaggi e fischi conniventi nell’insidiosa trasferta in terra sicula. Il verdetto dello spareggio fu capovolto, il Perugia perse la serie B che fu automaticamente donata all’Acireale che per la prima volta nella sua storia avrebbe calcato i campi della serie cadetta.

Stagione 93-94, l’esordio per l’Acireale fu da antologia: vittoria per 2-0 a Venezia ed un sogno che proseguì la settimana dopo nel mitico stadio Tupparello, la tana casalinga dei granata, dove cadde il Verona e l’Acireale si ritrovò incredibilmente in testa alla classifica a punteggio pieno! Dopo l’avvio mostruoso, però, i siciliani guidati da Giuseppe Papadopulo ebbero un’inevitabile flessione che portò a tre sconfitte consecutive e pian piano ad Acireale si iniziò a guardare la classifica dal basso, ma del resto la società non poteva permettersi acquisti folli e spese pazze; si sapeva fin da subito che salvarsi sarebbe stata un’impresa più che complicata. Il 28 novembre lo stadio Tupparello toccò il punto più alto della sua storia: arrivò la Fiorentina di Effenberg e Batistuta, solo di passaggio in serie B e padrona assoluta di quel campionato; gli attacchi dei viola furono arrembanti, ma Amato, portiere dell’Acireale, rintuzzò ogni assalto e i granata strapparono uno 0-o storico.

A fine campionato, Pescara, Acireale e Pisa giunsero insieme a quota 35 punti al quart’ultimo posto della classifica: grazie al vantaggio negli scontri diretti, gli abruzzesi festeggiarono la salvezza, mentre siciliani e toscani furono costretti a giocarsi in uno spareggio la permanenza in serie B. Ancora un esodo, ancora la vita o la morte in novanta minuti. Il 15 giugno del 1994 ad Acireale nessuno pensa ad andare in spiaggia, nessuno pensa ai mondiali che sarebbero iniziati negli Stati Uniti 48 ore dopo; sono tutti rivolti allo stadio Arechi di Salerno, dove anche stavolta l’Acireale parte senza favori del pronostico: il Pisa non è solo una società blasonata, è anche una squadra con valori superiori alla posizione di classifica in cui si è ritrovato. In campo vincono caldo e paura: finisce 0-0 e si va ai supplementari dove nessuno osa fare un passo, così si risolve tutto ai calci di rigore. Del Pisa sbagliano quasi tutti, Amato sale ancora una volta sugli scudi e tiene a galla la sua squadra nonostante i primi due iniziali errori dal dischetto. Alla fine tira Giacomo Modica, il cervello della squadra, l’uomo più talentuoso: Modica calcia col sinistro e spiazza Francesco Antonioli: l’Acireale è salvo, l’Acireale è ancora in serie B. Esclusi i sostenitori pisani, ancora oggi ascoltare il boato dei tifosi acesi giunti a Salerno, dopo il rigore decisivo è un brivido caldissimo per tutti.

La seconda stagione fra i cadetti fu più complicata per l’Acireale. Papadopulo se n’è andato ad allenare l’Avellino in serie C nel tentativo, peraltro riuscito, di riportarlo in B, e in panchina ora c’è Fausto Silipo, reduce da ottime stagioni alla guida del Cosenza. Eppure l’inizio, anche questa volta, è incoraggiante: la prima sconfitta arriva solo alla quarta giornata per mano del Chievo, all’epoca esordiente in B, ed il 9 ottobre giunse addirittura una vittoria casalinga per 2-0 contro l’Atalanta, grande favorita del torneo. Ma le sofferenze furono tante, in particolar modo la cronica difficoltà a fare gol, tanto che a fine campionato l’Acireale in fatto di reti realizzate riuscì a far meglio solo delle retrocesse Ascoli e Como. Nonostante ciò, comunque, alla vigilia dell’ultima giornata di campionato, gli uomini di Silipo hanno ancora le chances di salvarsi un’altra volta, anche se si trovano da soli al quart’ultimo posto: i punti sono 38, uno in meno della Lucchese quint’ultima; entrambe giocano in casa, entrambe contro squadre senza più obiettivi (la Lucchese contro il già promosso Piacenza, l’Acireale contro il già salvo Cosenza di Alberto Zaccheroni, autore di un miracolo, ovvero di una salvezza ottenuta con una giornata di anticipo e con 9 punti di penalizzazione sul groppone). Ad Acireale ci credono, sperano che il Piacenza, praticamente invincibile quell’anno, possa fare il suo dovere e bloccare la Lucchese almeno sul pareggio. L’Acireale fa di tutto per salvarsi, batte il Cosenza per 2-1, poi si incolla alle radioline per sapere cosa stia accadendo allo stadio Porta Elisa di Lucca. Niente da fare, il Piacenza è già in vacanza, appagato da una promozione record, ha la testa ormai in serie A; alla Lucchese è sufficiente il gol del suo bomber, capitano  e uomo simbolo, Roberto Paci, alla fine del primo tempo, poi è una dolce attesa in vista del fischio finale. La Lucchese conquista il diritto a giocare ancora in serie B, l’Acireale, beffata per un sol punto, cade di nuovo in C e non sarà più in grado di rimettere in sesto una squadra competitiva, complici gestioni societarie scellerate. Solo nella stagione 2003-2004, i granata tornano in orbita serie B, ma si arrendono ai playoff in semifinale contro la Viterbese, nonostante un gran campionato e i soldi spesi dal presidente Pulvirenti che però a fine stagione diviene patron del vicino e più prestigioso Catania e per l’Acireale inizia una lenta ed inesorabile discesa verso il dilettantismo.

Oggi l’Acireale calcio non esiste più. La società si è ritirata dal campionato di Eccellenza durante la stagione 2013-2014, venendo radiata dagli organi federali italiani. La nuova società sta nascendo, ma sarà costretta a ripartire dai bassifondi dei tornei regionali siciliani. Di quelle due magiche stagioni in serie B restano i ricordi e coloro che allora erano adolescenti, oggi prendono i figlioletti sulle ginocchia e raccontano loro quando il vecchio Acireale di Favi e Lucidi sfidava la Fiorentina in serie B.

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