Amarcord: Hugo Rubio, il Maradona delle Ande che il Bologna preferì a Zamorano

Scegliere fra uno straniero ed un altro, perchè più di tre in rosa non se ne possono avere. Storie di un calcio che non c’è più, storie di un calcio i cui colori stanno lentamente sbiadendo ma che mantiene vivi ricordi ed emozioni, senza che il pallone moderno possa prendere così nettamente il sopravvento. Quando le squadre potevano schierare solo tre stranieri era necessario scegliere, o l’uno o l’altro: qualcuno sceglieva bene, altri meno, il Bologna, un giorno, si ritrovò a sfogliare la margherita fra due cileni e fu costretta a scegliere. La decisione ha fatto epoca e leggenda.

Il Bologna 1987-88 ha disputato un campionato di serie B eccellente, centrando la promozione in serie A grazie alla guida in panchina di Luigi Maifredi, tecnico spregiudicato ed amante del calcio spettacolo; la squadra rossoblu gioca all’attacco, segna, diverte e soprattutto vince, conquista titoli sui giornali e l’approvazione generale dell’Italia intera. Nell’estate del 1988 il presidente bolognese Luigi Corioni deve mettere mano al portafoglio per rinforzare un organico buono ma incompleto per affrontare la serie A; il patron felsineo si affida al direttore sportivo Nello Governato, spedito in giro per il mondo a scovare talenti utili alla causa della compagine emiliana. A Bologna arrivano il belga Demol ed il finlandese Aaltonen, due stranieri sui tre tesserabili; resta un posto da riempire per un calciatore non italiano e Governato pensa di scegliere un terzo straniero per rinforzare l’attacco che conta sul capocannoniere del campionato precedente in serie B, Lorenzo Marronaro, ma che va certamente potenziato col salto di categoria. Il dirigente bolognese sale e scende dagli aerei, vola in tutta Europa, in Africa e alla fine si sofferma in Sudamerica dove spesso e volentieri si scovano promesse giovani a prezzi bassi: sarà dall’America latina che il direttore sportivo tornerà col nuovo centravanti del Bologna.

A Governato vengono segnalati due attaccanti cileni: il primo è più famoso, si chiama Hugo Rubio, ha 28 anni ed è titolare nel Colo Colo, una delle formazioni più blasonate del Cile, oltre ad essere stabilmente nel giro della nazionale andina; è soprannominato il Maradona delle Ande e in patria gode di ottima fama. L’altro è più giovane, ha solo 21 anni e gioca nel Cobresal, il suo nome è Ivan Zamorano. La scelta appare complicata per la dirigenza del Bologna: da una parte c’è un attaccante già esperto e che in Cile è un idolo, dall’altra c’è una promessa, un giovane sudamericano che potrebbe sfondare in Europa, ma che risulta una scommessa perchè come al solito non si sa come gli stranieri si approccino alla lingua, ai cambiamenti climatici e allo stile di vita italiano, diametralmente opposto a quello sudamericano, oltre ai problemi tattici che spesso ne rallentano l’ambientamento in serie A. Corioni opta per una decisione abbastanza saggia, opziona entrambi i calciatori e li porta in Italia per far fare a tutti e due un paio di provini, dopodichè l’allenatore e la società sceglieranno quale farà al caso del Bologna e quale verrà ceduto in Svizzera al San Gallo, club controllato dallo stesso Corioni. A Bologna sbarcano così il più esperto Rubio che ha la faccia grintosa e il piglio di chi si sente già un calciatore affermato, e il ragazzetto Zamorano, timido ed impacciato negli scatti fotografici, gracilino e con gli occhi sempre bassi, nonostante il volto ne dipinga i classici tratti indios e l’idea che possa essere un attaccante cattivo che incuta timore agli avversari.

Rubio e Zamorano sono in un attimo l’orgoglio del Cile intero: entrambi scelti dal Bologna, uno dei due giocherà in serie A, in quel momento il campionato più difficile ed affascinante del mondo. I problemi, a questo punto, li ha tutti Maifredi che deve capire in pochi giorni chi meglio si potrà adattare al campionato italiano e alle caratteristiche della squadra emiliana; dal Cile spingono per Hugo Rubio, più esperto e più pronto, anche perchè su Zamorano circolano voci secondo cui non riuscirà mai a sfondare in Europa perchè troppo magro e troppo debole fisicamente, anzi, sembra che fin dalle scuole calcio gli avessero sconsigliato di giocare a pallone. Maifredi ascolta, valuta i due calciatori in campo, prende appunti, si consulta con Nello Governato per non sbagliare la scelta; alla fine, nell’ultima riunione fra staff tecnico e dirigenza, la decisione ricade su Rubio: vince l’esperienza, vince il giocatore già fatto, rispetto alla scommessa: “Il Bologna deve salvarsi – argomentano nella sala i protagonisti della riunione – il campionato è stato allargato a 18 squadre, le retrocessioni portate a 4, i rischi per una neopromossa sono raddoppiati, badiamo al sodo, non facciamo scommesse troppo grandi”. Nessuno conosce ancora, quella sera, la portata dell’errore appena commesso.

A Bologna scelgono in buona fede, anzi, probabilmente prendono la decisione più ovvia in quel momento, Zamorano è un ragazzino, Hugo Rubio ha più blasone e più esperienza, gioca già con la nazionale che sta lottando per qualificarsi ad Italia ’90, può garantire più gol e può portare ai compagni anche un carattere che Zamorano, a vent’anni, non può ancora avere nel suo bagaglio personale. La scelta è fatta, Hugo Rubio viene tesserato come terzo straniero per il Bologna 1988-89, mentre Zamorano viene spedito a San Gallo in Svizzera. I tifosi emiliani accolgono bene il nuovo acquisto, in fondo le sue credenziali sono buone e l’entusiasmo in città è grande dopo il ritorno in serie A al termine di un decennio terribile che ha portato il Bologna addirittura in serie C e poi a vivacchiare in B prima dell’arrivo di Maifredi e dello splendido campionato 1987-88. Hugo Rubio si presenta bene agli occhi del suo nuovo pubblico e il 28 agosto 1988 nella seconda partita di Coppa Italia, realizza una doppietta nel 5-1 dei rossoblu contro il Barletta; l’attaccante cileno si muove bene, ha colpi e doti fisiche, anche Maifredi al termine della gara si dice soddisfatto. “E’ buono, è buono”, esclamano il giorno dopo nei bar gli appassionati bolognesi che non possono ancora sapere che tutto quello che potevano ammirare di Hugo Rubio lo hanno già visto; la parabola del cileno in Italia si è già chiusa, forse ancora prima di essersi aperta.

Il 3 settembre, infatti, si gioca un’altra gara di Coppa Italia, Napoli-Bologna. In campo c’è Hugo Rubio e c’è anche Diego Armando Maradona che deciderà la sfida con un gol a dieci minuti dal termine; ma a far rumore, oltre all’ennesima rete del campione argentino, c’è l’urlo di dolore di Hugo Rubio che esce dal San Paolo in lacrime dopo una brutta entrata di Renica che costa al cileno la rottura del legamento crociato del ginocchio. Una disdetta per lui e per il Bologna intero, costretto a rinunciare alla sua punta per almeno metà campionato, forse più; nel 1988, infatti, la rottura dei legamenti è ancora un infortunio che mette a rischio la carriera dei calciatori, per alcuni ci vuole quasi un anno prima di tornare i campo, i tempi di recupero stimati non sono mai inferiori ai 7 mesi. Anche per Rubio vale lo stesso, il calciatore sudamericano segue con minuziosa puntualità i piani medici ed atletici per rientrare il prima possibile, ma nel frattempo perde tono muscolare e soprattutto allenamenti coi compagni che nel frattempo formano una squadra ben definita che rispetta i dettami tattici dell’allenatore e si afferma abbastanza bene in campionato, mettendosi costantemente alle spalle almeno 4 formazioni, scongiurando per quasi l’intera stagione lo spettro della retrocessione. Marronaro, che l’anno prima ha vinto la classifica marcatori in serie B, segna meno ma si disimpegna benissimo aprendo spazi per i compagni; ne giovano i tornanti Angelo Alessio e Fabio Poli, autori di 4 reti ciascuno, una in meno dello stesso Marronaro, miglior marcatore della squadra in campionato con 5 realizzazioni.

Hugo Rubio torna in campo col girone di ritorno già iniziato, ha recuperato dall’infortunio ma appare sin da subito un pesce fuor d’acqua; Maifredi, che per tutto il periodo della convalescenza lo ha spronato con frasi anche forti, come “Pure con un piede solo resti il più forte di tutti”, ma non si fida al 100% del cileno, gli fa fare qualche spezzone di partita ma si accorge immediatamente di aver davanti un calciatore in difficoltà e ancora inadatto al calcio italiano. E’ un fallimento su tutta la linea: Rubio chiuderà il campionato con 14 apparizioni e nessuna rete all’attivo, i tifosi che lo fischieranno e derideranno, il suo nome diverrà uno degli emblemi del bidone straniero anni ottanta, assieme ai leggendari Luis Silvio Danuello, Francois Zahoui e Jorge Caraballo. Frenato dall’infortunio e dalla poca pazienza del calcio italiano, ma non supportato neanche da un talento e da una personalità forse esagerate al momento del suo acquisto, Hugo Rubio raggiunge presto il connazionale Zamorano in Svizzera e i due danno vita a un paio di stagioni di ottimo livello, soprattutto il più giovane che grazie anche agli assist del compagno diventa capocannoniere della lega elvetica nel 1991 con 23 reti, un exploit che gli apre le porte della Spagna dove realizzerà caterve di gol al Siviglia e soprattutto al Real Madrid (103 in 4 stagioni nella capitale spagnola) prima del ritorno in Italia, stavolta da protagonista con 5 anni all’Inter, 41 reti ed i mondiali francesi del 1998 vissuti come uno dei bomber più prolifici del torneo, affermandosi come centravanti di riconosciuta fama internazionale. Hugo Rubio tornerà invece in Cile dove chiuderà senza acuti la sua carriera nel 1996 e diventando un discreto procuratore sportivo, portando in Italia i connazionali Tapia (breve parentesi al Perugia a fine anni novanta) e soprattutto Mauricio Pinilla, centravanti dalle indiscusse qualità tecniche e autore di diversi gol fra serie A e B con le maglie di Atalanta, Genoa, Palermo e Grosseto.

A Bologna, ancora oggi, in molti si chiedono come sarebbe potuta cambiare la storia rossoblu se al posto dell’anonimo Hugo Rubio fosse stato scelto Ivan Zamorano, uno che forse al suo arrivo in Italia poteva risultare timido ed impacciato, ma che si è dimostrato attaccante di razza con 314 reti totali in 636 gare giocate, 34 marcature in nazionale (terzo nella classifica di tutti i tempi con la maglia cilena) e le stimmate di centravanti di primissimo livello. Nessuno sa cosa sarebbe accaduto se, nessuno sa cosa avrebbe fatto l’uno nei panni dell’altro, e anzi la scelta del Bologna in quell’estate del 1988 è anche da giustificare, anche perchè, se è vero che Zamorano si è distinto come uno dei migliori calciatori della sua epoca, qualcuno potrebbe anche chiedersi: e se Hugo Rubio non si fosse fatto male subito? E se avesse fatto gol al suo rientro e si fosse sbloccato? Impossibile giudicare ora, le certezze e i fatti determinano la storia, oggi, indubbiamente, la foto dei due cileni con la maglia del Bologna assume un significato completamente diverso da allora, quando tutti in Emilia si chiedevano: “E ora chi scegliamo fra i due?”. La pallina al casinò di Bologna non s’è fermata certamente sul rossoblu.

di Marco Milan

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