Amarcord: quando da Bari partiva il trenino del gol

Bari treninoIl calcio e le esultanze: classiche e sobrie in passato, smodate e spesso costruite nell’era moderna, tanto che non tutti gli appassionati ne restano entusiasti, infastiditi dalla poca spontaneità di atelti sempre più impostati verso l’apparire, copiandosi l’un l’altro. Niente di tutto ciò è accaduto al Bari e ai suoi calciatori a metà anni novanta, un gruppo unito ed affiatato, capace di dar vita ad un festeggiamento dopo ogni rete segnata, rimasto negli annali ed ancora oggi ricordato come una delle esultanze leggendarie nella storia del calcio.

La serie A 1994-95 è di per sè storica con l’introduzione dei 3 punti assegnati ad ogni vittoria, una rivoluzione azzeccatissima che porterà diverse squadre di basso rango andare a cercare il successo anche su campi proibitivi. Le favorite del campionato sono il Milan che viene da tre scudetti di fila, la nuova Juventus di Marcello Lippi ed il Parma di Nevio Scala, prenditutto in Europa ma a cui manca l’alloro tricolore; più indietro l’Inter e le romane, mentre nella zona bassa destano curiosità le neopromosse Padova (tornato in massima serie dopo decenni) e Bari, una formazione che ha ben figurato nel precedente torneo di serie B e che, per bocca della dirigenza, vuole vivere un campionato senza sofferenze anche in A. Il tecnico dei pugliesi è Giuseppe Materazzi, in squadra ci sono elementi di esperienza come l’ex juventino Angelo Alessio, il brasiliano Gerson, cervello del centrocampo, e il regista Onofrio Barone, oltre a giovani di belle speranze, come il promettente difensore Amedeo Mangone, il tornante Carmine Gautieri ed il capitano Emiliano Bigica. L’attacco, poi, è composto da Igor Protti, girovago d’Italia che ha sempre giocato bene ma segnato pochino, Sandro Tovalieri, ex bimbo prodigio delle giovanili della Roma, e dal colombiano Miguel Angel Guerrero, 27 anni, esperienza in Sudamerica e presente nella nazionale del suo paese ai mondiali italiani del 1990.

In molti pensano che il Bari potrà giocare anche bene, ma fare pochi gol con un attacco che appare sterile: Protti e Tovalieri non sono dei bomber in serie A, Guerrero è un’incognita tutta da scoprire e da testare nel difficilissimo campionato italiano. L’avvio di stagione sembra confermare i dubbi estivi: il Bari perde all’esordio in casa contro la Lazio (0-1, gol di Signori), quindi alla seconda giornata cade anche a Torino contro la Juventus, 2-0. Insomma un inizio duro anche per il livello degli avversari affrontati, ma tante difficoltà ad essere incisivi in zona gol per gli uomini di Materazzi che alla terza giornata conquistano i primi punti e segnano la prima rete nell’1-0 al San Nicola contro la Reggiana, gol di Tovalieri, a cui segue il 2-0 ottenuto a Padova (a segno Gerson e Pedone) e lo 0-0 casalingo contro il Cagliari. La squadra gioca bene e nello spogliatoio si diverte, è un gruppo affiatato e compatto, tanto che già da qualche settimana qualcuno ha avuto un’idea: “Facciamo un trenino composto da noi appena segnamo?”, dice una volta nello spogliatoio Guerrero. “Cioe?”, gli risponde un compagno. “Chi segna si mette carponi, gli altri si mettono dietro di lui uno ad uno, con le mani toccano le caviglie di quello davanti e poi ci muoviamo camminando come un treno”, risponde il colombiano. L’idea è bella, piace a tutti nel gruppo biancorosso, ma le prove in allenamento danno pessimi risultati: i sincronismi non sono all’altezza, spesso il tutto si conclude con  una gran confusione; fino alla giornata di campionato numero 6.

E’ il 16 ottobre 1994, il Bari gioca a San Siro contro l’Inter di Ottavio Bianchi. Il pronostico pende tutto nei confronti dello squadrone milanese, ma i pugliesi, zitti zitti, sono pronti allo scherzetto della settimana; dopo neanche un minuto di gioco, Gautieri fugge sulla destra e pennella un perfetto cross sul quale si avventa proprio Guerrero, proprio l’ideatore dell’esultanza a trenino: il colombiano batte Pagliuca e il Bari è in vantaggio. E’ il momento di attuare l’esultanza tanto provata in allenamento, come andrà andrà: Guerrero corre verso la bandierina del calcio d’angolo, si mette carponi ed attende i compagni; la commedia riesce alla perfezione, perchè i calciatori baresi formano davvero un trenino umano che inizia a muoversi dando la sensazione di essere davanti ad un vero convoglio. Chi è dietro poggia le mani sui talloni di chi è davanti, camminando sulle ginocchia; l’immagine fa il giro d’Italia, mai si era visto festeggiare una rete in questo modo, in più, il successo finale degli uomini di Materazzi a San Siro per 2-1, rende l’esultanza anche un portafortuna. Due settimane più tardi, il Bari strapazza al San Nicola il Genoa vincendo 4-1 con doppiette di Protti e Tovalieri, va in scena nuovamente il trenino umano, per la prima volta ammirato dal vivo dal pubblico barese, impazzito per quel festeggiamento curioso e singolare; le tre vittorie consecutive contro Cremonese, Brescia e Foggia issano il Bari a metà classifica, addirittura in odore di Coppa Uefa, un risultato impensabile per una neopromossa, ma meritato per una squadra brillante e in cui ogni calciatore rende al meglio.

Il Bari 1994-95 si toglie una serie di soddisfazioni uniche nella storia dei galletti: vince all’Olimpico di Roma contro la Lazio 2-1, blocca al San Nicola la Roma sul 2-2 ed espugna anche la Milano rossonera battendo il Milan di Capello 1-0. 12.mo posto finale in campionato, 12 vittorie totali di cui 6 in casa e 6 in trasferta, e quell’attacco che doveva essere tanto sterile porta Tovalieri a 17 reti, Protti a 7 e addirittura il difensore Lorenzo Amoruso a quota 4. Il tutto condito da quel trenino che esalta il pubblico dello stadio barese che inizia a saltare appena la rete avversaria si gonfia, attendendo che quel convoglio umano parta. L’Italia fa presto a ribattezzare l’esultanza: “Il trenino della felicità”, scrive qualcuno, “La locomotiva del gol”, afferma qualcun altro. Di certo il Bari sorprende in positivo anche per aver inventato un modo di esultare originale, oltre che per le imprese tecniche in campo. La stagione successiva, 1995-96, sarà deludente per i pugliesi, partiti con l’intenzione di ripetere il campionato precedente, ma finiti invece per evidenziare limiti tecnici spaventosi dopo le cessioni di Amoruso alla Fiorentina e di Tovalieri all’Atalanta e nonostante l’eplosione di Igor Protti, capocannoniere della serie A con 24 reti, insufficienti però a salvare il Bari da un’inaspettata retrocessione. Oltre ai gol dell’attaccante riminese, non basta ai biancorossi nemmeno l’avvicendamento in panchina con Eugenio Fascetti chiamato al posto dell’esonerato Materazzi alla dodicesima giornata di un campionato stranissimo, con successi sofferti e ricordati ancora come epocali (le rimonte con la Cremonese e a Bergamo, vittorie per 2-1 dopo l’iniziale svantaggio), o l’1-0 inflitto al Milan futuro campione d’Italia e il 4-1 rifilato all’Inter dopo Natale, ma anche disfatte clamorose come l’1-7 incassato a Cremona o lo 0-3 in casa del Padova fanalino di coda. Di trenini se ne vedono anche in questa disgraziata annata, ma la sensazione è diversa rispetto al torneo precedente, stavolta di voglia di sorridere ce n’è poca.

Il Bari torna in serie B, ma ci resta per poco, poichè il campionato cadetto 1996-97 vede sbocciare la stella di Nicola Ventola, diciottente centravanti cresciuto in casa ed autore di 10 reti che consentono agli uomini di Fascetti di conquistare la promozione, festeggiata il 15 giugno 1997 dopo il 3-1 sul Castel di Sangro: segna Ventola dopo pochi secondi, segna pure Guerrero, l’ideatore di quel trenino, riproposto per l’occasione e simbolo dell’era di un Bari che vuole affermarsi in serie A e provare a non retrocedere più. Fascetti ha inculcato una mentalità semplice ma redditizia al suo gruppo, lo spogliatoio lo segue, l’impianto di base è buono e la società ritocca appena la rosa con innesti di qualità per affrontare il campionato 1997-98, quello del ritorno in serie A. Ventola si fa male proprio quando viene annunciato il suo passaggio all’Inter per la stagione successiva, giocherà appena 8 partite segnando 2 reti, ma l’ossatura del Bari risulta talmente granitica che anche l’assenza del centravanti di Grumo Appula pesa meno del previsto: 11.mo posto finale per i ragazzi di Fascetti che scoprono l’attaccante sudafricano Phil Masinga, autore di 9 reti.

E’ l’ultima stagione in cui l’esultanza con il trenino viene attuata con frequenza, forse perchè molti dei suoi ideatori non ci sono più, forse perchè ha perso di spontaneità, forse perchè ha fisiologicamente fatto il suo tempo. Eppure, saltuariamente, il Bari moderno, il Bari del nuovo millennio, ha riproposto la celebre locomotiva, in omaggio al vecchio Bari e a quell’invenzione rimasta nel cuore dei tifosi baresi; come il 12 settembre 2010, quando i biancorossi pareggiano a Napoli 2-2 al minuto 88 grazie ad una zampata del brasiliano Paulo Vitor Barreto che, una volta fatto gol, chiama i compagni a ripetere la leggendaria esultanza, riportando tutta Italia indietro nel tempo, a quel periodo in cui da Bari partiva ogni domenica il trenino del gol.

di Marco Milan

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