Amarcord. Mario Forlivesi: il ragazzo sfortunato che fece sognare la Roma

Settembre è ormai entrato nel vivo, le abitudini, la routine post vacanze ha ormai ripreso definitivamente il proprio posto. Con le scuole che riaprono, gli uffici che si ripopolano, le fabbriche che fanno ripartire i propri motori, ha preso il via anche il consueto carrozzone del calcio.

Una sorta di contentino per gli amanti del gioco più bello del mondo, che possono consolarsi per la fine delle ferie con il più classico “almeno è ricominciato anche il campionato”.

Una partenza short però quella del campionato di calcio, infatti, a settembre (di solito dopo la seconda giornata, quest’anno dopo la terza) ci si blocca subito: di nuovo spazio alle nazionali, che solo un paio di mesi fa ci avevano lasciato con la Coppa del Mondo nella mani di Mbappe, Griezmann e Didier Deschamps, condottiero di una Francia giovane e spavalda vice Campione d’Europa prima e Campione del Mondo poi.

In Italia il carrozzone è ripartito ancora sotto l’effetto vagamente allucinogeno dell’arrivo di Cristiano Ronaldo, con la spasmodica ricerca dell’anti – Juve e, ovviamente, con un contorno di polemiche.

L’ultima in ordine temporale? La fascia di capitano: per la Lega Calcio devono essere tutte uguali. Beh, questo appuntamento con l’Amarcord di Mediapolitika non ha intenzione di soffermarsi sulla bontà o meno della regola o su quanto sia ammirevole e comprensibile la presa di posizione della Fiorentina in merito alla fascia che fu del compianto Davide Astori.

La storia che vogliamo raccontare si incentra su un ragazzo che quella fascia con ogni probabilità l’avrebbe portata al braccio. Mario Forlivesi è nato a Roma il 5 febbraio del 1927, e l’anno per uno strano scherzo del destino non è un dettaglio trascurabile. Nel 1927 a Roma nasce anche l’As Roma, e la vita di Mario Forlivesi sembra essere destinata ad intrecciarsi con quella dei giallorossi.

Nonostante sia nato e cresciuto in una famiglia vicina ai colori biancocelesti, il padre, Remo, era stato portiere della Lazio tra il 1908 e il 1914, il fratello, Sergio, sarà negli anni 70 allenatore delle giovanili sempre della Lazio, il destino di Mario prende un’altra direzione. Cresce nella Fortitudo, che dopo la fusione che aveva dato vita alla Roma, rimane comunque  attiva nel settore giovanile funzionando da vero e proprio vivaio per i giallorossi.

Il passo dalla Fortitudo alla Roma è breve. La leggenda vuole che sia stato il primo capitano della storia della Roma, Attilio Ferraris IV, a consigliare a Guido Masetti, portiere dei giallorossi Campioni d’Italia nel 1942 e anche allenatore delle giovanili, quel ragazzo di talento dal futuro luminoso.

L’approdo di Forlivesi in giallorosso si materializza anche se il campionato è ancora fermo: nel mondo c’è la seconda guerra mondiale ad occupare le cronache e i pensieri di tutti. Il calcio riesce comunque ad essere la valvola di sfogo e di distrazione per tanti, in attesa che il campionato riprenda (succederà nella stagione 1945-1946), si giocano vari tornei organizzati dalle federazioni come la Coppa Città di Roma e il Campionato Romano di Guerra. Mario si destreggia tra giovani e prima squadra, nel Campionato Romano di Guerra si trova addirittura a sostituire il capitano Amedeo Amadei. Il talento c’è, il futuro è luminoso, con un mentore come Amadei anche quelle caratteristiche da limare e da migliorare non saranno un problema.

Il bottino è da predestinato: gioca 7 partite e realizza 8 gol. I ritagli dei giornali sulle gesta della giovane promessa che si alterna tra la squadra ragazzi e la prima squadra aumentano. Nei bar, nei mercati le persone parlano di quel ragazzo “hai visto Forlivesi?”. Nel settembre del 1944 il Corriere dello Sport recita: “Forlivesi, non ha ancora diciotto anni, ma è il nuovo asso della Roma: è abile ed esperto”. Il 1945 comincia, il ragazzo, che deve maturare, vede poco il campo con i grandi. L’11 marzo però c’è Roma – Trastevere, Amadei è infortunato, gioca Forlivesi. Al minuto 12 Forlivesi apre le marcature di quello che sarà un netto 2-0 per la Roma, in quella che purtroppo sarà anche l’ultima partita con la maglia della Roma di quel ragazzo che avrebbe potuto scrivere pagine di storia del club.

Nelle cronache di quei giorni, prima della sfida con il Trastevere, si legge di un Forlivesi guarito da poco da una bronchite. Quel ragazzo forte e in forma che doveva rappresentare il futuro, che doveva guidare la Roma nel post Amadei, ha lasciato tutti di stucco, ancora una volta. Nessun gol, nessun commento enfatico per una giocata, soltanto il dolore per una scomparsa crudele. Non si sa se la bronchite manifestata i primi di marzo fosse già una tremenda avvisaglia, fatto sta che Mario Forlivesi, 18 anni appena compiuti, il 29 marzo 1945 se ne va per una meningite fulminate.

Ai funerali di quel talento romano partecipano tutti: Roma, Lazio, tutte le compagini giovanili, professionistiche e non, sono al gran completo per dare l’ultimo saluto a  un figlio di Roma. Raccontiamo la sua storia con la certezza che nel derby tra Roma e Lazio dell’11 gennaio 2015, esposta in Curva Sud nella coreografia “Figli di Roma, Capitani e Bandiere…” ci sarebbe stata anche la sua pezza se solo il destino crudele non si fosse intromesso.

di Cristiano Checchi

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