Amarcord: Massimo Ciocci e quell’unico anno da ricordare

Quante storie racconta il calcio, molte simili fra di loro, come ad esempio quelle di attaccanti promettenti che mantengono solo parzialmente le aspettative, magari per un’unica stagione. Una di queste storie ha come protagonista Massimo Ciocci, punta marchigiana che fra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta ha provato a farsi largo nel grande calcio.

Massimo Ciocci nasce nelle Marche, a Corridonia in provincia di Macerata il 25 febbraio 1968, iniziando fin da bambino a tirare calci al pallone, dimostrandosi un ragazzino col fiuto del gol, pronto per far strada come attaccante. Le doti tecniche le possiede, tanto da attirare le attenzioni del settore giovanile dell’Inter che ad inizio anni ottanta lo accoglie e lo fa crescere; i tecnici che allenano Ciocci ne pronosticano una carriera di ottimo livello perchè il ragazzo si applica ed apprende con serietà, non è uno sbruffone, anzi, è un giovane posato e senza troppi grilli per la testa. Giunto alla formazione Primavera, l’attaccante marchigiano viene notato anche da Giovanni Trapattoni, allenatore della prima squadra nerazzurra che ne apprezza qualità tecniche e umane, convocandolo diverse volte per la panchina e premiandolo con l’esordio in serie A a San Siro il 22 marzo 1987 nella vittoriosa gara dell’Inter contro il Napoli. Quasi un mese dopo, il 26 aprile, Ciocci realizza la sua prima rete in massima serie contro la Fiorentina, squadra con cui si ripete anche nel dicembre successivo, mentre il 27 marzo 1988 sigla la sua prima doppietta in serie A in Inter-Roma 4-2. E’ un attaccante moderno, non molto alto (1 metro e 72) ma veloce, scattante e con ottimo senso del gol; l’Inter costruita per dominare il campionato 1988-89 agglomera nelle proprie fila calciatori di livello assoluto, Trapattoni è chiaro con Ciocci: “Massimo, meglio se vai a giocare in prestito almeno un anno, poi torni per prenderti l’Inter da uomo”. Il ragazzo accetta e si accorda col Padova in serie B: 5 reti in 29 partite nella stagione 1988-89, mentre intanto a Milano la sua Inter festeggia lo scudetto dei record.

Ciocci resta lontano dai nerazzurri anche l’anno successivo e passa anzi a titolo definitivo all’Ancona dove sembra esplodere definitivamente: 18 reti con la maglia dei dorici e promozione in serie A sfiorata col quinto posto finale. Ad acquistarlo nell’estate del 1990 è il Cesena che punta alla quarta salvezza consecutiva in serie A e che ha bisogno di una spalla in attacco per il centravanti brasiliano Amarildo, appena ingaggiato dalla Lazio. La società romagnola è convinta di costruire un organico all’altezza della situazione, confermando in panchina l’allenatore Marcello Lippi e puntando su un attacco potenzialmente efficace con Amarildo riferimento centrale e Ciocci seconda punta rapida e tecnica. Sarà una stagione disastrosa per il Cesena che incapperà in un campionato da fondo della classifica per l’inter annata, scoprendo però un attaccante da doppia cifra anche in serie A dopo i quasi 20 gol della stagione in serie B ad Ancona. Ciocci si prende infatti quasi da subito la scena nell’opaco cammino cesenate, divenendo l’unico beniamino della tifoseria bianconera.

Il campionato 1990-91 del Cesena parte malissimo: gli uomini di Marcello Lippi perdono le prime due partite contro Sampdoria e Milan, e vincono la loro prima gara solo al quinto turno il 7 ottobre 1990 contro il Bari: 4-2 con doppietta di Ciocci, il vero mattatore della giornata con guizzi da fuoriclasse, difesa pugliese portata a spasso e due gol, uno su calcio di rigore ed uno di pregevolissima fattura. L’attaccante maceratese si ripete una settimana più tardi quando il Cesena sbanca Bologna 1-0 nel sentitissimo derby emiliano-romagnolo, quindi alla decima giornata porta in vantaggio i bianconeri nella gara casalinga contro la Lazio, terminata poi 1-1. Sette giorni più tardi a Pisa, il Cesena giocherà una gara che diventa il simbolo dell’intera stagione: i romagnoli si portano sul 2-0 a loro favore, Ciocci realizza una rete da cineteca partendo dalla propria metà campo, smarcando ogni avversario gli si ponga di fronte e trafiggendo poi il portiere Simoni con un secco esterno destro. Sarà però un gol bello ed inutile perchè il Pisa vincerà in rimonta 3-2 affossando sempre di più le speranze di un Cesena che già alla fine del girone d’andata con 9 punti solamente racimolati sembra spacciato; Lippi viene esonerato, ma il suo sostituto Lucchi non riuscirà ad invertire la rotta. Qualche speranza la regala ancora Ciocci, autore di due reti nel 3-0 al Manuzzi contro il Cagliari e del gol partita a 4 minuti dalla fine nel 3-2 casalingo contro il Bologna.

Ma il Cesena continua a perdere nei momenti decisivi del campionato ed i gol di Ciocci non bastano: l’attaccante marchigiano segnerà ancora contro Roma, Lecce e Pisa, tutte partite nelle quali l’ex interista segna ma i romagnoli non vincono (eccezion fatta per Cesena-Lecce 3-1, ultima vittoria stagionale), retrocedendo malinconicamente al penultimo posto della classifica nonostante le 13 reti di Ciocci sulle 28 complessive della squadra, vale a dire quasi il 50% delle segnature totali della compagine bianconera. In un’annata catastrofica per il Cesena, Ciocci si scopre bomber anche in serie A e la sua parabola appare in totale ascesa, tanto che l’Inter rispolvera un amore dimenticato e lo ingaggia nuovamente per 3,7 miliardi di lire; sarà un doppio errore: quello nerazzurro di riacquistare Ciocci, quello del calciatore di tornare in un ambiente troppo grande e per di più nel peggior momento della storia recente interista. Ma i 13 gol messi a segno a Cesena e la Coppa Uefa vinta dall’Inter nella finale contro la Roma traggono tutti in inganno, facendo presagire ad un connubio fortunato. Ma a Milano non c’è più Trapattoni, tornato alla Juventus, ed è arrivato in panchina Corrado Orrico, tifosissimo interista e reduce da anni d’oro alla Lucchese, compagine condotta ad un passo dalla serie A; e la stagione inizia pure bene: l’Inter esordisce alla prima giornata a San Siro contro il neopromosso Foggia di Zeman che fa ammattire la squadra di Orrico e passa in vantaggio con Giuseppe Signori. I nerazzurri reagiscono e trovano il pareggio proprio con Ciocci che comincia la stagione come l’aveva conclusa a Cesena, ovvero segnando. Sarà però l’unico acuto dell’attaccante marchigiano, alle prese con qualche infortunio e presto messo da parte sia da Orrico e sia da Luis Suarez che prende il posto del dimissionario allenatore toscano a metà stagione.

Una sola rete in 28 presenze per Ciocci che lascia l’Inter a maggio del 1992 e scende in serie B per rilanciarsi, convinto dal progetto della Spal neopromossa ed ambiziosa. Sarà un altro anno da incubo: la formazione ferrarese, al di là del programma da sogno della società, incappa in un campionato sfortunato, la coppia gol Nappi-Ciocci, che sulla carta sarebbe in effetti da promozione, non rende quanto le aspettative, l’ex cesenate realizza appena 5 reti e la Spal retrocede all’ultima giornata nello sconforto generale. Il ricordo dei 13 gol di Cesena, però, dà ancora fiducia a Ciocci, acquistato dal Genoa in serie A per 3 miliardi di lire; il campionato 1993-94 potrebbe essere quello del rilancio per la punta maceratese, la cui stagione si chiude con 3 reti, una nel vittorioso 4-0 dei liguri a Udine, una nel 2-0 contro il Lecce e l’ultima decisiva nel 2-1 genoano sull’Atalanta. Ciocci viene confermato dal Genoa anche per la stagione successiva, ma una serie di infortuni ne limitano l’apporto: nessuna rete e i rossoblu che retrocedono in serie B dopo lo spareggio di Firenze contro il Padova, proprio la squadra in cui l’ex interista si trasferisce nell’estate del 1995. Non ha neanche 30 anni, ma Ciocci sembra già all’ultima spiaggia della sua carriera, i gol di Cesena sono ormai un pallido ricordo, le sue prestazioni sono notevolmente scese di livello e il calcio italiano rischia di dimenticarsi di lui. Il campionato 1995-96 del Padova è una lenta e progressiva agonia verso la retrocessione in serie B, mentre il campionato di Ciocci ricalca più o meno i precedenti: guai fisici che ne penalizzano un rendimento deficitario in zona gol con appena 2 reti in 18 apparizioni.

Le porte del grande calcio per lui si chiudono qui: finisce a Pistoia in serie C dove, ancora debilitato da numerosi infortuni, va in gol solamente 2 volte in due campionati, quindi termina la sua carriera in provincia giocando a Verbania e a Borgosesia fra il 1998 e il 2001 e ritrovando anche un pizzico di prolificità. 31 reti in due stagioni fra Ancona e Cesena, 30 totali nelle 10 annate successive. Per Massimo Ciocci la parabola è stata inesorabile: l’ascesa rapida e la discesa lenta ma progressiva; infortuni, un carattere forse dal temperamento non eccezionale, la sfortuna di scegliere ogni volta la squadra giusta nel momento sbagliato. A Cesena, ancora oggi Ciocci è ricordato come il protagonista di un’annata storta, l’unica in serie A ricca di gloria, quella in cui l’attaccante promessa dell’Inter è diventato uomo, la sola in cui si sia affermato realmente fra i grandi; anche per questo, il campionato 1990-91 di Massimo Ciocci resta incancellabile, pagina limpida di una carriera in chiaroscuro.

di Marco Milan

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