Amarcord: quando l’Ascoli arrivò quarto in serie A

23 marzo 1980: un giorno che l’Italia del calcio non dimenticherà mai. Lo scandalo del calcioscommesse è scoppiato definitivamente ed i protagonisti non riescono più a ricacciare nel vaso le loro magagne che schizzano fuori come lava da un vulcano e vanno a posarsi nelle case degli italiani prima e nei tribunali poi, con calciatori arrestati all’uscita dagli stadi e sbattuti in cella come delinquenti incalliti. Ma quella serie A 1979-80 non ha scritto solamente una delle pagine più squallide del calcio italiano, perchè in quella drammatica annata c’è stato spazio anche per il campionato di gloria di una provinciale come l’Ascoli, arrivato a toccare il picco più alto della sua storia.

Nel 1980 la storia dell’Ascoli fra i grandi è ancora giovane: i bianconeri, infatti, sono stati promossi per la prima volta in serie B nel 1972 grazie all’emergente allenatore romano Carlo Mazzone ai gol del bomber Renato Campanini, mentre due anni più tardi arriva anche il primo storico approdo in serie A, un traguardo che ad Ascoli Piceno prima di allora neanche si poteva lontanamente immaginare. L’artefice di questo miracolo sportivo è l’imprenditore Costantino Rozzi, presidente della squadra, che acquista la società nel 1968, riuscendo nell’impresa del doppio salto di categoria; irriverente, superstizioso e totalmente a digiuno di calcio, Rozzi entra in punta di piedi ad Ascoli, convinto di restare solamente 6 mesi: sarà invece il patron storico dei bianconeri, resterà presidente fino alla sua morte nel 1994 e condurrà la compagine ascolana al periodo più glorioso della sua storia, venendo ribattezzata “Regina delle Marche”. Fra retrocessioni ed immediati ritorni in massima serie, l’Ascoli diventa una presenza quasi fissa della serie A ed il piccolo stadio Del Duca viene ampliato e rinnovato da Rozzi, diventando un catino di passione di una città che non vuole pià svegliarsi dal più bel sogno che potesse vivere.

Nell’estate del 1979 ad Ascoli arriva il tecnico Giovan Battista Fabbri, reduce da ottime stagioni a Vicenza e convinto di poter ottenere buoni risultati anche con la formazione marchigiana. L’Ascoli nel campionato precedente è giunto decimo ed ha l’ambizione di mantenere ancora la categoria, nonostante in città serpeggi un cauto ottimismo perchè la squadra è buona e può contare sul giusto mix di giovani promesse e calciatori già affermati, primo fra tutti l’ex portiere della Lazio campione d’Italia, Felice Pulici, seguito dall’ex attaccante della Juventus Pietro Anastasi. Ma la stagione dei bianconeri parte col piede sbagliato: nelle prime 6 giornate, infatti, l’Ascoli non vince mai ed ottiene 4 pareggi e 3 sconfitte, con la panchina di Fabbri che scricchiola ed il malumore dilagante della piazza marchigiana; il 28 ottobre 1979, proprio nel giorno della tragica morte del tifoso laziale Vincenzo Paparelli durante il derby di Roma, la formazione ascolana batte 2-0 in casa il Bologna ed ottiene il primo sospirato successo dell’anno, intervallato da due sconfitte in trasferta contro Udinese e Roma e dalla vittoria casalinga sulla Fiorentina. Il girone di andata dell’Ascoli si chiude con un trittico di partite indimenticabili: prima il successo contro il Cagliari al Del Duca, quindi il successo leggendario per 3-2 in casa della Juventus il 30 dicembre, infine il pari casalingo 1-1 contro l’Inter nella prima gara del 1980.

Nel girone di ritorno l’Ascoli perde alla prima giornata a Napoli, poi dal 20 gennaio al 23 marzo resta imbattuto, uscendo sconfitto solo al 24.mo turno in casa della Fiorentina, proprio nel giorno in cui la serie A viene travolta e sconvolta dagli arresti del calcioscommesse che potrebbero a fine campionato ridisegnare la classifica finale di un torneo incerto e in cui l’Ascoli sembra destinato ad una tranquilla salvezza dopo un avvio a singhiozzo. La settimana successiva i bianconeri travolgono la Roma per 3-0 e l’impressione è che gli uomini di Fabbri possano ottenere anche qualcosa in più della semplice permanenza in serie A, come confermano i successivi risultati utili contro Perugia, Avellino e Cagliari. L’Ascoli sogna la Coppa Uefa, è in condizioni fisiche brillanti e con l’entusiasmo di una piazza che non crede ai propri occhi; la sconfitta con la Juventus non scalfisce la classifica dei marchigiani che all’ultima giornata espugnano 4-2 San Siro battendo l’Inter neo campione d’Italia e chiudendo il campionato a quota 34 punti e al quinto posto, fuori dall’Europa ma con l’applauso di tutta Italia ed il miglior piazzamento di tutta la storia ascolana che resiste tuttora. Rozzi e Fabbri vengono portati in trionfo dal pubblico, così come i giocatori che hanno formato un gruppo solido, unito e capace di aiutarsi in ogni momento, in grado di portare un centrocampista come Gian Franco Bellotto ad essere il capocannoniere della squadra con 8 reti, precedendo un altro protagonista della mediana, Alessandro Scanziani, autore di 7 centri. Dopo un’andata di assestamento, l’Ascoli ha ottenuto 19 punti nel girone di ritorno, quarto assieme al Torino.

La giustizia sportiva a fine stagione si abbetterà come una mannaia sulla serie A sconvolgendo, come da previsioni, la classifica: il Milan e la Lazio vengono retrocesse d’ufficio in serie B assieme al Pescara ultimo, i rossoneri in particolare, campioni d’Italia uscenti e terzi in graduatoria con 36 punti, fanno avanzare di una posizione l’Ascoli che da quinto chiude quarto mancando comunque l’accesso in Uefa ma rafforzando il suo record personale, con una classifica che i tifosi ascolani continuano a guardare quasi col terrore che possa non essere reale: i bianconeri sono quarti, dietro solamente a Juventus, Inter e Torino, davanti alla Fiorentina, alla Roma e al Napoli. Negli anni successivi, alcune esordienti in massima serie hanno fatto anche meglio di un Ascoli già affermato in A (il Chievo nel 2002, ad esempio, ha ottenuto la qualificazione in Coppa Uefa al debutto), ma la storia della Regina delle Marche resta unica e romantica in una città che ha vissuto quasi un ventennio di gloria in mezzo a sofferenza e campionati minori, entrando ufficialmente nella leggenda del calcio.

di Marco Milan

Lascia un commento

Basic HTML is allowed. Your email address will not be published.

Subscribe to this comment feed via RSS