Amarcord: il Paraguay che ha affascinato Francia ’98

I primi ricordi dei mondiali francesi del 1998 sono ovviamente le due testate di Zinedine Zidane che abbattono in finale il Brasile quasi orfano di un Ronaldo malandato e spedito in campo a forza, o il ritorno di un’Olanda competitiva, la storica semifinale dell’esordiente Croazia, i soliti calci di rigore che per la terza volta consecutiva fermano la nazionale italiana. In pochi ricordano, però, una formazione brillante ed organizzata che ha intrigato per un bel pezzo i tifosi di tutto il mondo.

Nel 1998 la nazionale del Paraguay torna a qualificarsi ai mondiali dopo 12 anni e dopo aver saltato le edizioni del 1990 e del 1994; l’ultima partecipazione dei sudamericani alla massima rassegna intercontinentale era stata nel 1986 in Messico, avventura chiusa agli ottavi di finale per mano dell’Inghilterra. 12 anni nei quali in Paraguay i talenti scarseggiano e nei quali la nazionale in maglia biancorossa e pantaloncini blu fatica ad esprimersi a livelli accettabili, mancando le qualificazioni mondiali e non ottenendo buoni risultati neanche in Coppa America (ad eccezione della semifinale nel 1989). L’arrivo in panchina di Paulo Cesar Carpegiani nel 1996 riporta entusiasmo ad Asunciòn e dintorni, perchè il nuovo commissario tecnico è carismatico ed ambizioso, vuole condurre la nazionale ai mondiali di Francia del 1998 sfruttando quei calciatori che stanno emergendo in quella che verrà definita “generazione d’oro”: il portiere Josè Luis Chilavert che è il capitano e il leader del gruppo, è un atleta dal fisico imponente, è l’idolo del Paraguay non solo perchè bravo fra i pali ma anche perchè calcia rigori e punizioni e spesso fa centro. In difesa la coppia Ayala-Gamarra diventerà una delle più solide e celebrate delle qualificazioni alla coppa del mondo, in attacco c’è il centravanti Josè Cardozo che assicura presenza fisica e gol. La cavalcata del Paraguay è pressoché perfetta, nonostante la sconfitta iniziale in Colombia; i biancorossi si piazzano al secondo posto con 29 punti, ad una sola lunghezza dall’Argentina e stabilendo il record di vittorie delle qualificazioni sudamericane, 9, più di tutti.

Il paese è elettrizzato, il Paraguay si riaffaccia ai mondiali dopo 12 anni ma con una struttura solida ed un’organizzazione che potrebbe portare la nazionale di Carpegiani a ben figurare. A dicembre del 1997 si svolgono i sorteggi dei gironi per Francia ’98 e per il Paraguay il risveglio è abbastanza gelido: i sudamericani vengono inseriti in un raggruppamento di ferro con la Spagna e con due rivelazioni dei mondiali del 1994, Bulgaria e Nigeria. Gli spagnoli appaiono i favoriti, mentre le altre tre formazioni sembrano equivalersi, anche se i bulgari possono ancora vantare quei talenti che a Usa ’94 avevano fatto fuori la Germania e si erano arresi solo in semifinale all’Italia di Roberto Baggio. Carpegiani non si scompone più di tanto e afferma: “Ci sono tre partite ciascuno che dobbiamo ancora giocare, non partiamo battuti”. Ed in effetti la sua squadra non sembra inferiore alle altre, anzi, gli avversari hanno massimo rispetto per una compagine che non sarà la migliore della rassegna, ma che sembra dura da battere. E’ la difesa il punto forte del Paraguay: il portiere Chilavert comanda la retroguardia, il terzino Arce è bravo sia a contenere che ad offendere, la coppia centrale Ayala-Gamarra è affiatata, precisa nelle chiusura ed anche dura quando i rivali sono particolarmente temibili. Insomma, le premesse per non sfigurare sembrano esserci tutte.

Il 12 giugno 1998 il Paraguay esordisce a Francia’98 contro la Bulgaria allo stadio di Montpellier alle 14:30. Allo stadio della Mosson fa caldo, per entrambe è il debutto e perdere la prima partita potrebbe pregiudicare il proseguimento nella manifestazione; la gara è tirata e poco spettacolare, la Bulgaria è in fase calante, gli eroi di Usa ’94 hanno quattro anni in più sul groppone che si sentono tutti, mentre il Paraguay si dimostra impenetrabile anche se poco propositivo. Una punizione guadagnata dai sudamericani al limite dell’area e calciata dal portiere Chilavert sembra l’unica emozione di una partita che termina 0-0 fra l’indifferenza generale di chi aspetta le grandi nazionali, le favorite alla vittoria finale; nell’altro scontro del girone D, intanto, la Nigeria supera a sorpresa la Spagna 3-2 determinando una classifica interessante già dalla prima giornata. Il 19 giugno gli africani battono 1-0 la Bulgaria a Parigi e si issano al primo posto con la qualificazione in tasca, mentre la stessa sera a Saint Etienne si affrontano Paraguay e Spagna per una gara che sa di spareggio perchè chi dovesse uscire sconfitto avrebbe la quasi certezza di tornare a casa anzitempo; gli spagnoli, in particolare, appaiono tesi e contratti, sanno che, più dei paraguayani, per loro uscire dai mondiali al primo turno sarebbe delittuoso, un vero fallimento. Tuttavia, la nazionale iberica parte all’assalto ma si ritrova di fronte un muro: la coppia di difensori Ayala-Gamarra respinge gli attacchi delle furie rosse, al resto ci pensa Chilavert che para e poi incita ed arringa i suoi agitando i pugni ed urlando con agonismo. Il tempo passa e la Spagna si innervosisce sempre più, lo 0-0 finale getta nello sconforto la squadra europea, mentre i sudamericani si abbracciano come se avessero già passato il turno.

Dopo due giornate, la classifica recita: Nigeria 6, già qualificata agli ottavi di finale e già sicura del primo posto, Paraguay 2, Bulgaria e Spagna 1. Tre formazioni che potenzialmente possono ancora qualificarsi tutte, con i paraguayani che partono con un solo ma forse decisivo punto di vantaggio, oltre ad apparire come la squadra più solida delle tre, non avendo ancora subìto gol pur non avendone neanche segnati. Il 24 giugno 1998 si gioca il turno decisivo: Paraguay-Nigeria e Spagna-Bulgaria si affrontano a Tolosa e a Lens, i sudamericani sono gli unici ad essere padroni del proprio destino, se vincono volano agli ottavi di finale. Stavolta, però, la nazionale di Carpegiani dovrà affrontare una partita diversa dalle altre, dovrà attaccare e cercare di vincere, snaturando le sue caratteristiche, seppur contro un avversario demotivato e già proiettato al turno successivo. Dopo un minuto il Paraguay va in vantaggio con Ayala, dimostrandosi determinato a chiudere la pratica in poco tempo; la replica e l’orgoglio nigeriano, però, non tardano ad arrivare raggiungendo il pareggio con Oruma una decina di minuti più tardi. Nel frattempo a Lens la Spagna è già in vantaggio sui bulgari 2-0 lanciando la sfida ad un Paraguay che appare innervosito ed incapace di organizzarsi per raggiungere il vantaggio; negli spogliatoi, Carpegiani tranquillizza la sua squadra che rientra in campo con un nuovo spirito e al 59′ realizza il 2-1 grazie al centrocampista Benitez, una delle migliori promesse del calcio paraguayano. E’ l’apoteosi per Chilavert e compagni, ora sicuri di loro stessi e senza più l’ansia di dover segnare; il contropiede e l’organizzazione tornano ad essere i punti cardine della squadra biancorossa che a cinque minuti dal 90′ segna anche il 3-1 con Cardozo e può festeggiare la qualificazione.

L’impeto e la gioia con cui i paraguayani accolgono il fischio finale dimostra quanto tenessero al passaggio del turno e quanto ciò sia vissuto come un’impresa da leggenda, perchè la squadra di Carpegiani ha eliminato una rivale come la Spagna (che intanto ha inutilmente travolto i bulgari 6-1), da molti indicata come possibile semifinalista. Chilavert è il simbolo di un gruppo che piace ai tifosi neutrali, pur non giocando in modo spettacolare, anzi, affrontando le partite in modo speculativo, sfruttando le caratteristiche dei calciatori e la proverbiale grinta dei sudamericani. Ma l’ostacolo che il Paraguay è costretto a superare agli ottavi di finale è forse il più duro di tutti, ovvero la Francia padrona di casa, data per favoritissima e che ha agevolmente dominato il proprio girone di qualificazione contro Danimarca, Arabia Saudita e Sudafrica, pur senza brillare. I francesi tornano ai mondiali dopo le assenze clamorose in Italia e negli Stati Uniti, ma vogliono essere subito protagonisti e l’organizzazione casalinga è uno stimolo in più ad arrivare fino in fondo alla manifestazione iridata. In molti, però, prevedono un ottavo di finale complicato per i transalpini, perchè il Paraguay è squadra compatta, ostica da affrontare e a cui far gol è complicatissimo.

Sono le 16:30 del 28 giugno 1998 quando a Lens scendono in campo le nazionali di Francia e Paraguay per disputare l’ottavo di finale della coppa del mondo, sotto un sole cocente e con la tensione che si taglia a fettine, soprattutto tra i francesi che hanno gli occhi del pianeta puntati addosso. Alla squadra di Jacquet manca la stella, Zinedine Zidane, ancora squalificato dopo l’espulsione rimediata contro l’Arabia Saudita e che gli è costata 3 giornate di stop. La gara è inizialmente bloccata, la Francia attacca ma badando a non scoprirsi, mentre il Paraguay sta lì ad attendere, sornione, consapevole di dover soffrire, ma anche pronto a colpire al primo spazio lasciato dai francesi. David Trezeguet ha la palla buona nel primo tempo, ma calcia fuori dopo uno dei pochi errori della difesa paraguayana che pasticcia e lascia la palla in area al centravanti del Monaco; lo stesso Trezeguet ha sui piedi il vantaggio dopo un’ubriacante serpentina nei sedici metri avversari, ma il suo sinistro lambisce il palo per la disperazione francese che vede avvicinarsi minacciosi i tempi supplementari. Più passa il tempo, infatti, e più la Francia si innervosisce, mentre il Paraguay prende coraggio e spera pure in un pizzo di stanchezza dei blues che in effetti iniziano ad apparire meno lucidi, nonostante Jacquet dalla panchina predichi calma a gran voce. La gara termina 0-0, obbligando le due squadre alla disputa dei tempi supplementari, soluzione che terrorizza tutti per l’introduzione (ormai da due anni) della regola del Golden Gol, ovvero se una delle due segna la partita è automaticamente finita.

La Francia è timorosa, sa che rischia l’eliminazione al primo errore, ma è pure consapevole che portare la sfida ai calci di rigore può essere un pericolo ancor maggiore. Il Paraguay si accorge del blocco mentale dei rivali e inizia a mettere il naso fuori dalla propria metà campo, tanto che nei primi minuti dei supplementari tiene più palla dei transalpini e va alla conclusione con Acuna che mette i brividi a Barthez e alla Francia intera. I minuti scorrono senza ulteriori sussulti, il secondo tempo supplementare mette alle corde le due squadre, ormai stremate, e in molti aspettano solo di assistere alla lotteria dei rigori con la seria possibilità che il campionato del mondo perda la sua protagonista più attesa. Qualcuno immagina cosa si potrebbe dire di una Francia padrona di casa eliminata agli ottavi di finale da una squadra onesta ma senza stelle come il Paraguay, o cosa si potrebbe dire di uno Zidane acclamato alla vigilia della rassegna iridata come protagonista assoluto e serio candidato alla vittoria del Pallone d’Oro, finito col guardarsi quasi tutti i mondiali dalla tribuna per una folle espulsione dopo aver calpestato un calciatore saudita, reo di averlo insultato in arabo, lingua che Zidane comprende avendo origini algerine. Tutto spazzato via dalla concitata azione che al minuto 114 porta Djorkaeff a buttare l’ennesima palla al centro dell’area paraguayana che fa accendere un batti e ribatti forsennato, concluso dal cross di Pires dalla destra, dalla spizzata di testa intelligente di Trezeguet e dalla stoccata da pochi passi di Laurent Blanc, difensore in libera uscita. Chilavert si tuffa a corpo morto sull’ex libero del Napoli, ma nulla può e il pallone si insacca alle sue spalle per l’urlo liberatorio dello stadio e di tutta la Francia, i calciatori transalpini corrono ad abbracciarsi in una nube blu che sarà il prologo al successo finale, mentre i paraguayani sono a terra, distrutti, disperati e increduli per aver portato la gara ad un soffio dai rigori, annullando forse la nazionale più forte del mondo. Il più reattivo dei sudamericani è il portiere Chilavert che passa in rassegna ad uno ad uno i compagni di squadra, li solleva da terra e li invita a reagire, a rendersi conto di aver comunque compiuto un’impresa.

Ma la delusione è forte, fortissima, il Paraguay ha sfiorato la clamorosa beffa di sbattere fuori i padroni di casa della Francia e volare ai quarti di finale contro l’Italia allo Stade de France di Saint Denis; e invece ai quarti ci va la Francia che eliminerà Italia e poi Croazia, prima di laurearsi per la prima volta campione del mondo dopo il 3-0 in finale al Brasile con doppietta del redivivo e futuro Pallone d’Oro Zidane. La favola del Paraguay si interrompe a 6 minuti dai rigori e dopo un campionato del mondo quasi perfetto, iniziato a fari spenti e con un gran lavoro e spirito di sacrificio da parte di un gruppo di onesti lavoratori del pallone, ambiziosi e coraggiosi, fatti fuori da una regola che fortunatamene il calcio ha presto chiuso per sempre nel cassetto delle oscenità. Ci hanno riprovato in Corea e Giappone 4 anni dopo, guidati da Cesare Maldini, ma anche stavolta i paraguayani sono usciti agli ottavi, battuti 1-0 da una Germania andata in gol solo al 90′. Un destino crudele e ripetitivo per una nazionale che in quel 1998 ha conquistato tanto pubblico ed una gloria inaspettata: almeno in questo, il mondiale del Paraguay è stato trionfale.

di Marco Milan

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