Amarcord: Fabio Junior, l’uragano brasiliano più forte di Ronaldo

Lo paragonavano a Ronaldo, al Fenomeno brasiliano che aveva appena un anno più di lui e giocava già in Italia, nell’Inter, e lo paragonavano a lui in un’epoca (la fine degli anni novanta) in cui assomigliare a Ronaldo voleva dire essere associato al calciatore più forte del mondo. Ma lui era un semplice lavoratore del pallone, faceva sì l’attaccante, ma non era certo un altro Fenomeno, tutt’altro, lui era solo e semplicemente Fabio Junior, passato per l’Italia e per Roma coi galloni di bomber di razza e ripartito fra risate, insulti e pernacchie.

Fabio Junior Pereira nasce il 20 novembre 1977 in Brasile nello stato del Minas Gerais. A nemmeno vent’anni è notato dalla dirigenza del Cruzeiro, una delle società più blasonate del paese, perchè il giovane Fabio Junior è un attaccante con tutte le caratteristiche da punta moderna: ha fisico, tecnica ed è capace di giocare coi compagni, soprattutto quando è spalle alla porta, qualità che esalta molto gli inserimenti in area dei centrocampisti. Il Brasile è una nazione che vive di calcio e che si entusiasma, il fatto che il calciatore in quel momento più forte al mondo (Ronaldo) sia brasiliano esalta ancor di più la voglia di calcio degli appassionati carioca; e così Fabio Junior, che fa il centravanti come Ronaldo ed ha i capelli rasati a zero come Ronaldo, viene paragonato proprio al Fenomeno dell’Inter. Si susseguono i passaparola: dribbla come lui, tira come lui, corre come lui, qualcuno addirittura azzarda che Fabio Junior sappia muoversi meglio e dialogare coi compagni più di Ronaldo. Un’etichetta pesantissima per il ventenne del Cruzeiro che intanto è soprannominato Uragano e che fra il 1997 ed il 1999 realizza 18 reti in 40 presenze con la prestigiosa casacca azzurra di Belo Horizonte.

Fabio Junior comincia a far gola a diverse società europee: in Brasile arrivano osservatori di numerose squadre francesi, spagnole ed italiane, fra cui la Roma che nel calciomercato invernale del 1999 deve trovare un centravanti che si giochi il posto con Marco Delvecchio e che prenda il posto di Gustavo Bartelt, attaccante argentino che ha deluso nella prima parte di stagione, chiusa senza segnare neanche un gol in serie A. I giallorossi sono in difficoltà, hanno abbandonato ben presto le velleità da primato e vedono a rischio anche la qualificazione in Coppa Uefa, oltre ad essere stati anticipatamente eliminati dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta, formazione di serie B. Il tecnico è Zdenek Zeman, uno che gli attaccanti sa valutarli e soprattutto valorizzarli, grazie al suo gioco orientato esclusivamente ad offendere; Delvecchio, che di gol ne ha sempre segnati pochini, è esploso in quel campionato 1998-99 segnando a raffica da centravanti puro, sbocco centrale del tridente completato da Totti e Paulo Sergio. Zeman sa che il suo reparto offensivo ha bisogno di un rinforzo, di qualcuno che dia il cambio a Delvecchio e che garantisca gol e lavoro per aiutare la Roma alla rincorsa europea; il tecnico ceco conosce bene il calcio internazionale ed ha il naso buono per fiutare i calciatori veramente forti, così va dal presidente Franco Sensi e gli fa la sua richiesta specifica: “Presidente, dobbiamo prendere Andrij Shevchenko che gioca nella Dinamo Kiev ed è potenzialmente un fuoriclasse”. Shevchenko ha 23 anni, è un attaccante centrale che può giocare anche da ala, ha fisico e tecnica, cresciuto dal colonnello Lobanovski alla Dinamo Kiev, formazione che porterà sino alla semifinale di Coppa Campioni grazie ai suoi gol, segnati in ogni modo, di destro, di sinistro, di testa, da rapace dell’area di rigore e anche dalla distanza. Zeman, insomma, sembra averci visto bene, ma Sensi chiarisce presto come stanno le cose e spegne i sogni del tecnico giallorosso.

“Mister – risponde il patron romanista – guardi che Shevchenko costa troppo, è inarrivabile ed in più ha mezza Europa che gli gira intorno”. Zeman prova a convincerlo ancora che sia la scelta giusta, gli chiede di fare uno sforzo, ma niente, l’ucraino è inaccessibile e a prenderlo sarà poche settimane più tardi il Milan che lo porterà in Italia per la stagione successiva. Sensi, però, non vuole deludere il suo allenatore e prova a rimediare, acquistando per 30 milioni di lire Fabio Junior, promessa del calcio brasiliano. “Lo paragonano a Ronaldo, mi hanno detto”, afferma raggiante il presidente, mentre Zeman è molto meno entusiasta di quell’arrivo: “Fabio Junior? – risponde senza battere ciglio – Mai sentito, non so proprio chi sia”. Ai dubbi di Zeman si contrappone l’entusiasmo della città, risvegliata dall’uscita di una videocassetta allegata al quotidiano Il Corriere dello Sport, in cui vengono mostrate le gesta del nuovo attaccante romanista. In realtà, dalle immagini non si evince un granchè: Fabio Junior sembra un attaccane normalissimo, neanche particolarmente veloce e quelle famose aperture spalle alla porta per i compagni non si vedono, al massimo si nota qualche elementare passaggio a pochi metri. Eppure la videocassetta allegata al giornale va a ruba ed i tifosi della Roma non vedono l’ora di vederlo giocare non appena sarà sbarcato nella capitale. Al suo arrivo, poi, qualche giornalista gli piazza il microfono sotto il naso e gli chiede se si senta davvero più forte di Ronaldo come qualcuno sostiene in Brasile; lui sorride e dice che in realtà sono diversi, mentre lo stesso Fenomeno accoglie il connazionale con una battuta: “Dicono che mi assomigli? No,  io sono più bello di lui”. Poco dopo ecco la risposta a tono della ragazza del romanista: “Macchè, Fabio è molto più bello di Ronaldo”. Saranno gli unici momenti di simpatia che il brasiliano vivrà in Italia.

L’esordio con la maglia della Roma arriva a Venezia il 7 febbraio 1999. E’ una domenica da incubo per i giallorossi, travolti dai veneti che vinceranno 3-1 condannando gli uomini di Zeman ad una battuta d’arresto che segue il pareggio contro l’Empoli fanalino di coda del campionato e la sconfitta di Salerno contro la Salernitana, altra formazione in lotta per la salvezza. A Venezia, Fabio Junior combina poco o niente, ma non può chiaramente essere lui il maggior responsabile della brutta sconfitta. Una settimana più tardi, la Roma ospita la Sampdoria allo stadio Olimpico in mezzo ad una contestazione del pubblico che non risparmia nessuno; Fabio Junior gioca dall’inizio e dopo 10 minuti sblocca la partita con una rete che stavolta ricorda veramente Ronaldo: dribbling in area e battuta secca in porta. La Roma vincerà 3-1 uscendo dalla crisi e ripartendo verso la caccia all’Europa, mentre il nuovo arrivo brasiliano si sta guadagnando la fiducia del pubblico. Ma la stagione romanista continuerà fra alti e bassi, Delvecchio continuerà a guidare l’attacco chiudendo il campionato con 18 reti all’attivo, mentre Fabio Junior dovrà accontentarsi delle briciole: segnerà altre due volte, due reti ininfluenti, la prima per l’illusorio vantaggio giallorosso a Udine in una partita poi persa 2-1, la seconda all’ultima giornata a Vicenza e sarà quella del definitivo 4-1 di una Roma che si guadagna così quinto posto ed accesso alla Coppa Uefa.

Nell’estate del 1999 la Roma licenzia Zeman ed assume Fabio Capello, mentre in attacco al posto di Paulo Sergio arriva Vincenzo Montella dalla Sampdoria, uno dei centravanti migliori d’Italia e che proprio Zeman aveva proposto a Sensi almeno da un paio di stagioni. Le ambizioni e le aspettative della piazza di Roma sono molto alte per il campionato 1999-2000, anche perchè dall’altra parte pure la Lazio ha allestito uno squadrone e la capitale è pronta ad un duello scudetto cittadino mai vissuto prima; Capello è un tecnico esperto, ha vinto 4 scudetti in 5 anni al Milan, oltre ad uno in Spagna col Real Madrid, in più conosce Roma e la Roma per averci militato da calciatore negli anni settanta. Fabio Junior intuisce sin da subito che gli spazi per lui saranno pochi ed inoltre le sue prestazioni nella stagione precedente non hanno esaltato i tifosi che si aspettavano una copia di Ronaldo ed hanno invece ammirato un calciatore lento ed impacciato, che anche tecnicamente ha mostrato assai poco, sbagliando dei gol all’apparenza molto semplici. Si è becato diversi fischi dal pubblico ed è diventato una sorta di simbolo per contestare il presidente Sensi che ogni anno, a detta dei tifosi, promette una crescita che in realtà la Roma non riesce mai a concretizzare. “Ha trattato Shevchenko ed è tornato con Fabio Junior”, dice qualche tifoso che ce l’ha con Sensi e che per rafforzare il suo concetto calca la mano sull’incapacità e l’inadeguatezza del brasiliano che invece di imporsi è retrocesso nelle gerarchie di Zeman prima e di Capello ora.

La stagione della Roma non parte male, mentre quella di Fabio Junior è quasi sempre vista dalla panchina, Capello gli concede poche possibilità, probabilmente si fida poco di lui, così come i tifosi che lo hanno ormai catalogato come bidone. Nella famosa videocassetta di presentazione si parlava di Uragano, il soprannome che accompagnava l’attaccante dal Brasile, ma a Roma quel termine i tifosi lo coniano solamente per sottolineare una sciagura, uragano sì, dunque, ma in senso negativo e dispreggiativo. Fra il 4 ed il 7 novembre 1999 si consumano i rimasugli dell’avventura italiana di Fabio Junior: la punta carioca segna all’85’ il gol del definitivo 1-0 in Coppa Uefa all’Olimpico contro il Goteborg, nel ritorno dei trentaduesimi di finale dopo il già rassicurante 2-0 ottenuto dai giallorossi in Svezia all’andata; quindi, la domenica successiva, gioca a Reggio Calabria dove la Roma travolge per 4-0 la Reggina segnando tutte le reti già nel primo tempo. Fabio Junior realizza la terza al 39′, poi esulta mimando pure un mezzo gesto dell’ombrello, senza che si capisca mai il perchè, forse in risposta alle contestazioni dei propri tifosi, forse a Capello che non lo schiera quasi mai, forse si tratta di un semplice e poco simpatico scherzo. Fatto sta che nulla cambia ed il centravanti brasiliano resta ai margini della squadra per il resto della stagione, entrando saltuariamente a partita in corso come ad esempio a Parma subito prima di Natale dove la Roma perde 2-0 e dove Fabio Junior si muove goffamente nell’acquitrino dello stadio Tardini, tenuto facilmente a bada da Thuram e Cannavaro. A gennaio, poi, la Roma acquista anche l’attaccante Paolo Poggi dall’Udinese e per Fabio Junior gli spazi si riducono ulteriormente fino ad azzerarsi.

Il brasiliano tornerà nel 2000 al Cruzeiro, a casa sua, deriso dall’inferocito popolo romanista che nel frattempo vede i concittadini laziali festeggiare lo scudetto, aumentando il grado di insoddisfazione verso la proprietà giallorossa. 16 partite totali e 4 reti in un campionato e mezzo per Fabio Junior, rispedito al mittente senza gloria, arrivato coi galloni di nuovo Ronaldo e ripartito col poco piacevole appellativo di “nuovo Renato”, paragonato al celebre Renato Portaluppi, giunto dal Brasile a Roma nel 1988 in elicottero, spacciato per fenomeno e tornato in patria da super bidone. Ancora oggi, quando la Roma acquista un attaccante che non riesce a farsi valere, i tifosi sono soliti affermare: “Questo è peggio di Fabio Junior”. L’etichetta di simil Ronaldo ha pesato, così come l’insoddisfazione romanista nei confronti della società ha portato il brasiliano ad esser trattato probabilmente peggio di come meritasse, a diventare martire della causa giallorossa, suo malgrado. Un anno dopo la sua partenza, la Roma di Capello vince il terzo scudetto della sua storia, a dimostrazione che dopo un uragano esce sempre il sole.

di Marco Milan

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