Amarcord: Mika Aaltonen, da bidone a secchione

Di storie strane il calcio ne racconta a raffica: curiose, tristi, divertenti, grottesche, a cercare bene si trova un po’ di tutto nel meraviglioso mondo del pallone, che a volte scrive anche storie di vita che con lo sport hanno poco a che vedere. E’ il caso di Mika Aaltonen, calciatore finlandese pressochè sconosciuto ma diventato dopo il ritiro una personalità importante nel panorama culturale internazionale.

Mika Aaltonen nasce a Turku il 16 novembre 1965, diventa calciatore e di ruolo è un centrocampista offensivo, dotato di un buon tiro e discreta tecnica; è alto e magro, tutto sommato un buon talento in un paese come la Finlandia che di buoni calciatori non ne ha mai prodotti un granchè. Aaltonen inizia a giocare nella squadra della sua città, il Turun Palloseura, una delle formazioni finniche più titolate e che a metà-fine anni ottanta disputa stabilmente le coppe europee, pur con risultati poco degni di nota. Nella Coppa Uefa 1987-88, però, i finlandesi sembrano avere una marcia in più e al primo turno fanno fuori gli austriaci dell’Admira Wacker, compagine ben più esperta; ai sedicesimi di finale, il Turun affronta l’Inter di Giovanni Trapattoni e sembra destinato ad uscire mestamente dalla competizione. La gara di andata si disputa a San Siro, l’Inter gioca male e crea poco, i finlandesi se ne stanno lì ad aspettare, convinti forse che uno 0-0 a Milano sia tutto sommato un risultato di prestigio; all’improvviso, però, lo stadio milanese viene gelato dalla bordata di un calciatore del Turun, alto, secco ma con la castagna potente, come dice qualche spettatore presente quella sera: è Mika Aaltonen che ha lasciato partire un tiro di rara potenza che ha battuto Walter Zenga, portando in vantaggio i nordeuropei e destando stupore. La partita finirà così, il Turun Palloseura espugna Milano e costringe l’Inter alla figuraccia oltre che alla rimonta in Finlandia.

Rimonta che i nerazzurri, nettamente più forti degli avversari, completeranno vincendo 2-0, passando il turno e ponendo fine al sogno del Turun Palloseura di proseguire l’avventura europea. Di sogni, Mika Aaltonen, invece, ne realizza uno forse neanche previsto: dopo la gara di coppa, infatti, il presidente interista Ernesto Pellegrini si innamora di quel ragazzo alto e magro che tanto ha fatto tremare la sua Inter e lo acquista a stagione in corso. Aaltonen sbarca in Italia con la faccia un po’ perplessa, probabilmente nemmeno si rende conto di dove il destino lo ha catapultato; Giovanni Trapattoni, viceversa, si rende immediatamente conto che questo finlandese tanto gradito al presidente non è ancora pronto per giocare in Italia e in una squadra ambiziosa come l’Inter, per cui chiede ed ottiene che Aaltonen vada a giocare in prestito fino al termine dell’annata per poi valutarlo con calma in estate nel ritiro pre campionato. Il calciatore finisce così in Svizzera al Bellinzona dove disputa 14 partite segnando pure 3 reti, anche se il sogno di vestire la maglia interista non si realizzerà mai, perchè nell’estate del 1988 i nerazzuri, che stanno allestendo lo squadrone che dominerà la serie A 1988-89, lo girano nuovamente in prestito, stavolta in Italia e al Bologna neopromosso in serie A, una dimensione forse più adatta ad un calciatore con qualità non particolarmente eccelse.

Il campionato italiano nel 1988 è probabilmente il migliore in circolazione, oltre ai campioni sono le squadre e la loro organizzazione a far paura: Inter, Juventus, Milan, Napoli e Sampdoria sono le squadre migliori, ma anche il resto delle formazioni ha un tasso tecnico assai elevato. Il Bologna ha vinto la serie B precedente ed è guidata da un tecnico emergente e con idee propositive come Luigi Maifredi che accoglie volentieri Aaltonen nella rosa. Ma fin da subito l’allenatore felsineo si accorge che qualcosa a quel finlandese manca: gli manca la cattiveria, gli manca la personalità e, probabilmente, anche qualche fondamentale; il campionato italiano è duro, troppo duro per un calciatore con qualche carenza di troppo. Il 16 ottobre 1988 Mika Aaltonen debutta in serie A durante Bologna-Roma 0-1, sostituendo Fabio Poli a circa 15 minuti dal termine; nessuna traccia del finlandese nella sfida contro i giallorossi. Una settimana più tardi, Maifredi lo spedisce in campo ancora a gara in corso, 17 minuti nella gara che il Bologna perde a Como, ed ancora una volta il finnico rimedia un senza voto. Infine, il 30 ottobre, Aaltonen gioca la sua ultima partita italiana, 15 minuti di nulla in Atalanta-Bologna 2-0, per un totale di 45 minuti scarsi totali, 3 spezzoni in serie A e nessun guizzo. L’unico acuto di Mika Aaltonen con la maglia rossoblu è una rete nel 5-2 degli emiliani contro gli ungheresi del Ferencvaros in una gara della Mitropa Cup, giocata peraltro a Modena per momentanea indisponibilità dello stadio Dall’Ara. Poi più nulla, il nome di Aaltonen scompare dai radar calcistici, la sua carriera si perde tra la serie B tedesca, il campionato israeliano e il ritorno in patria, prima nella sua vecchia squadra, il Turun Palloseura e infine nel Tampere Pallo-Veikot.

Eppure, da una carriera modesta di calciatore, Mika Aaltonen ne tira fuori una assai più brillante in tutt’altro campo. Nei mesi passati a Bologna, infatti, il finlandese aveva studiato all’università cittadina, frequentando la facoltà di Filosofia Esistenziale, uno studio che l’ex calciatore fa fruttare una volta appesi gli scarpini al chiodo; Aaltonen si laurea ed ottiene pure un dottorato in Economia, poi fa di più, ottiene una cattedra e diventa professore universitario a Turku, successivamente anche ad Helsinki. Il suo nome, poco conosciuto nel mondo di calcio, diviene popolarissimo in quello dell’istruzione: dopo le cattedre in Finlandia ed Islanda, infatti, l’ex prodotto del calcio finlandese diventa pure direttore del “Progetto Strax” che si occupa dei macro flussi economici, nonchè membro dell’American Council for the United Nation’s University Millenium Project a Washington, nonchè socio della World Future Society, nonchè dello Speakers Forum.

Intelligente, preparato, serio, ambizioso, il professor Aaltonen ci tiene a puntualizzare anche che la sua carriera da calciatore non è stata negativa: “In fondo non ho fatto male”, rivela ad un giornale finlandese a metà degli anni duemila, appena uscito in giacca, cravatta e valigetta da una conferenza internazionale. A Turku, in molti sapevano che già a 17-18 anni, era uno dei pochi a non uscire la sera, preferendo i libri alle discoteche; a Bologna spesso usciva prima dagli allenamenti per correre all’Università, ed ancora oggi qualche tifoso bolognese da bar si lascia andare a qualche battuta grossolana, passata inevitabilmente alla storia: “Non date retta ai giornali, dietro il colosso Apple c’è quel bidone di Aaltonen”. E giù risate. Ai dotti di economia internazionale, però, scapperà poco da ridere, perchè Mika Aaltonen sarà stato pure un calciatore di basso livello, ma il professor Aaltonen è un docente di tutto rispetto. Per una volta, anche il calcio si è inchinato.

di Marco Milan

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