Donato Bergamini: una verità soffocata per 28 anni

28 anni. 28 anni di menzogne, depistaggi, indizi nascosti, indagini fasulle. Se fosse un film sarebbe probabilmente avvicincente, ma la storia di Donato Bergamini è purtroppo reale, non ci sono attori, c’è un ragazzo di 27 anni morto ammazzato e creduto suicida per tanto, troppo tempo. Oggi la verità è uscita, sta uscendo, per meglio dire, scoperchiata da un lavoro finalmente condotto a regola d’arte, grazie ad un libro e grazie alla costanza dei parenti di Bergamini, la sorella Donata ed il papà Domizio che mai si sono arresi di fronte ad una realtà evidente sin dall’inizio.

Donato Bergamini muore a Roseto Capo Spulico (CS) la sera del 18 novembre 1989, il suo corpo trovato sull’asfalto della strada statale jonica 106 e ai piedi di un camion Iveco carico di mandarini e diretto a Milano. Bergamini è un calciatore, milita nel Cosenza in serie B ed è uno dei centrocampisti più richiesti, diverse squadre hanno contattato il club calabrese per portare il calciatore nativo di Argenta (FE) in serie A. Al momento della sua morte, assieme a lui c’è l’ex fidanzata, Isabella Internò, all’epoca giovanissima e follemente innamorata del giocatore che, viceversa, cerca in tutti i modi di chiudere con lei dopo una relazione tribolata ed un aborto. La ragazza parla di suicidio, afferma che Bergamini l’ha chiamata nel pomeriggio di quel sabato 18 novembre, dicendole che avrebbe voluto lasciare l’Italia senza un perchè, senza un motivo e pure senza una valigia con sè; il calciatore si sarebbe fermato poi in una piazzola di sosta della statale ed improvvisamente si sarebbe gettato (tuffato, come asserì la Internò) sotto le ruote di un camion, morendo stritolato dall’enorme automezzo. A conferma delle parole di Isabella Internò (il nome lo ripeteremo in continuazione, perchè è giusto che tutti lo sappiano dopo quasi 30 anni di omissioni) c’è la testimonianza di Raffaele Pisano, conducente del camion, che sottoscrive ogni frase della Internò; il teatro dell’assurdo si completa con le indagini: carabinieri e procura fanno a gara a chi commette (volutamente o per negligenze, chissà) più errori e più sviste, fra indagini chiuse frettolosamente, vestiti del calciatore inceneriti in quattro e quattr’otto, nessuna volontà di approfondire un’inchiesta che fa acqua da tutte le parti, un corpo per nulla martoriato dall’impatto col camion, anzi, quasi interamente intatto.

La famiglia di Bergamini, la sorella Donata ed il padre Domizio, si batte sin da subito per far emergere una verità che mai potrebbe essere quella raccontata da Isabella Internò che nel frattempo giura e spergiura che il ragazzo si è sucidato. All’inizio degli anni duemila, un altro ex calciatore, Carlo Petrini, decide di scrivere un libro (Il Calciatore Suicidato, edito dalla Caos Edizioni) che scoperchia quella che effettivamente verrà poi confermata come verità; nel frattempo anche diverse testate giornalistiche (dormienti fino a quel momento) si interessano al caso, il programma Rai Chi L’ha Visto diventa uno degli sponsor della famiglia Bergamini, su Facebook nasce il gruppo “Verità per Donato Bergamini” che conta quasi 15.000 membri, la procura di Catrovillari riprende in mano l’inchiesta, viene riaperta l’indagine e chiesta la riesumazione del cadavere dell’ex calciatore. Dopo 28 anni e 10 giorni è ufficiale ciò che era chiaro a tutti sin dal principio: Donato Bergamini è morto per soffocamento, è stato prima stordito, poi ucciso (probabilmente con una sciarpa), quindi adagiato sull’asfalto e schiacciato dal camion ormai da morto.

Oggi, a 28 anni di distanza, la famiglia Bergamini esulta, seppur con il groppo in gola: Donato non si è suicidato, il suo corpo ha parlato nonostante tutto, nonostante il tempo, nonostante tutti quelli che si sono opposti alla verità finora, nonostante le indagini melmose, nonostante la falsa testimonianza (ora ufficialmente falsa) di Isabella Internò, colei che sa, ha sempre saputo e non ha mai detto, trincerandosi dietro pianti ed isterismi che hanno forse impietosito gli inquirenti dell’epoca, ma non la giustizia odierna e, soprattutto, non Donata Bergamini che ora chiede solo giustizia, nessun perdono e nessuno sconto per i responsabili. Cadranno molte teste, forse, quella di Isabella Internò sarà la prima, perchè dovrà spiegare, raccontare, confessare, indagata già dalla procura e consapevole che il tempo delle sceneggiate è finito. Nessun suicidio, Donato Bergamini è stato soffocato, esattamente come la verità in una storia cupa, torbida e che forse dopo quasi 30 anni riuscirà a vedere la luce; forse quel giorno, anche la famiglia Bergamini tornerà a respirare aria un po’ più pulita.

di Marco Milan

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