Amarcord: anche Dirceu si è fermato ad Eboli

Quando il 15 settembre 1995 dal Brasile giunge la notizia della morte di Dirceu Josè Guimaraes, per tutti semplicemente Dirceu, a causa dei postumi di un violento e grave incidente stradale in un quartiere periferico di Rio de Janeiro, il mondo del calcio piange uno dei suoi idoli più amati, uno dei suoi protagonisti più talentuosi che tanti ricordi ha acceso anche in Italia. Nelle province campane, però, la figura di Dirceu ha rappresentato qualcosa di più di un semplice calciatore: in Campania, Dirceu è simbolo ed icona, sportiva ed umana, grazie a scelte di vita che ne hanno mostrato umanità ed umiltà.

La carriera calcistica di Dirceu, classe 1952, è nota ai più: dagli inizi in Brasile, la parentesi all’Atletico Madrid e poi la grande avventura italiana fra il 1982 ed il 1987 con le maglie di Verona, Napoli, Ascoli, Como ed Avellino, oltre alle 7 reti in 30 presenze con la nazionale brasiliana per uno dei calciatori più forti della sua epoca, un tuttofare del centrocampo, un attaccante aggiunto grazie alle sue bordate da fuori area e sui calci piazzati. Terminata l’esperienza in Italia, Dirceu, prossimo a terminare la sua attività agonistica, parte per Miami dove gioca con la locale squadra, fino al richiamo dell’Italia e soprattutto al richiamo di quella Campania che lo ha ormai adottato; ma, contrariamente a quanto forse volesse la logica, la chiamata per Dirceu non arriva nè dalla serie A e nè dalla serie B, ma nemmeno dalla serie C: a riportare Dirceu in Italia è infatti il dilettantismo, per la precisione è da Eboli che giunge l’offerta del presidente Luigi Cavaliere, patron dell’Ebolitana, formazione della provincia salernitana che milita nel campionato Interregionale (l’attuale serie D).

In pochi all’inizio pensano si tratti di una notizia reale, anzi, in molti la vedono come la classica bufala, magari messa in piedi da un paese alla ricerca di notorietà. E invece è tutto vero, ma come è possibile? La risposta è da ricercare nel rapporto di grande amicizia fra il presidente dell’Ebolitana Cavaliere e lo stesso Dirceu: i due sono amici e Cavaliere, che punta a portare la sua squadra in C2 e fra i professionisti, chiama al telefono Dirceu e gli fa la proposta impossibile: “Vieni a giocare a Eboli, ti dò 100 milioni e carta bianca su tutto, aiutaci a salire in serie C”. Dirceu, che ha una sua filosofia tutta particolare, ha il calcio nel sangue e poco importa quale sia il paese o la categoria: ama l’Italia, ama il calcio ed ha grande affetto per Cavaliere; al brasiliano basta poco per convincersi e in una caldissima giornata dell’estate 1989 sbarca nuovamente in Italia e quando arriva ad Eboli qualcuno che lo vede si inginocchia, qualcun altro pensa ad uno scherzo, i più gli chiedono se sia vero, lo implorano di non prendere in giro la città. Ma nessuno vuole prendere in giro nessuno: Dirceu firma veramente un biennale con l’Ebolitana e a 37 anni suonati riparte dal campionato di Interregionale, proprio lui che ha segnato a Zoff durante Italia-Brasile dei mondiali ’82.

Ciò che accade da quel momento ad Eboli va oltre il calcio: la società sa che deve darsi da fare, che allestire un organico competitivo non basta, Dirceu è un grandissimo campione, non può rendere al massimo su campetti di periferia, non può allenarsi su terreni di gioco pieni di buche, gibbosità ed insidie. L’Ebolitana si impegna, il presidente acquista personalmente delle speciali zolle d’erba ed il piccolo stadio cittadino per la prima volta vede il suo manto erboso colorato di verde, per la prima volta si sente odore d’erba; e poi c’è la città, perchè i cittadini ebolitani si ingegnano e si stringono attorno alla società, molti tifosi si trasformano in giardineri ed offrono il loro aiuto per sistemare il campo. L’impegno di un’intera comunità non lascia indifferente Dirceu, anzi, lo commuove a tal punto che il calciatore finanzia di tasca sua i lavori di ristrutturazione degli spogliatoi, oltre a far arrivare dal Brasile (sempre a sue spese) nuove tute per la squadra ed un set di maglie verdeoro che per due anni costituiranno la tenuta da trasferta per gli azzurri dell’Ebolitana. Ma Dirceu perfeziona anche i metodi di allenamento di una formazione fino a quel momento poco all’avanguardia: sempre dal Brasile, l’ex avellinese importa le prime sagome per comporre finte barriere e migliorare la battuta dei calci di punizione, di cui il campione carioca è maestro.

Nel frattempo, Dirceu viene tesserato anche per la formazione cittadina di Calcio a 5 e si divide fra i due impegni, una scelta che a posteriori ad Eboli rimpiangono perchè il calciatore finisce col voler strafare, gioca il campionato di Interregionale con l’Ebolitana, gioca il torneo di Calcio a 5 e non si risparmia neanche coi tifosi che gli chiedono di giocare a calcetto e a cui lui non dice quasi mai di no, ha sempre il borsone da calcio nel portabagagli della macchina, si diverte, si mette in difesa e spiega ai ragazzi come calciare e come posizionarsi in campo; poi doccia, una pizza e via a casa nella splendida villa che il presidente Cavaliere gli ha messo a disposizione. Tutto ciò toglie energie a un Dirceu che viaggia ormai per i 38 anni e che salta sovente qualche allenamento di troppo che logicamente influisce sul suo rendimento in campo; in più, fra Natale e febbraio, vola in Brasile per partecipare al carnevale di Rio e l’Ebolitana, in entrambe le stagioni col fuoriclasse in campo, sprofonda in quel periodo dalle zone alte della classifica all’anonimato della graduatoria, tanto che la sognata promozione in C2 non arriverà mai, nonostante qualche lampo da fuoriclasse di un Dirceu che comunque richiama spettatori ed appassionati da tutta la Campania.

Dal 1989 al 1991, Dirceu colleziona 39 presenze con la maglia dell’Ebolitana, realizzando 14 reti, l’ultima delle quali regala una gioia immensa ai tifosi perchè siglata contro la capolista Juve Stabia che si era presentata contro gli ebolitani guardandoli dall’alto in basso e mostrando arroganza e spocchia per il primato. Dirceu lascia Eboli da idolo e da eroe, nonostante quella promozione tanto sperata e non raggiunta. Ma alla soglia dei 40 anni, il fuoriclasse brasiliano non intende fermarsi e non lascia nè il calcio, nè l’Italia e nè la Campania: riparte da Benevento, ancora serie D, allora trasformata in Campionato Nazionale Dilettanti; nel Sannio, Dirceu rimane pochi mesi, 4 reti in 11 apparizioni e ottavo posto finale per un Benevento tutto sommato anonimo nonostante la presenza del campione sudamericano che alla fine del 1992 lascia l’Italia e torna in Brasile, senza però dimenticare Eboli e quella cittadina che tanto lo ha amato e a cui tanto è rimasto legato. Nell’Ebolitana si sta mettendo in mostra il difensore Pasquale Sazio, conosciuto da Dirceu quando erano in squadra insieme: l’asso brasiliano lo chiama: “Pasquale, tu sei bravo, vieni in Brasile, ti presento qualche amico, facciamo tornei, ti faccio emergere”.

E’ in macchina proprio con Sazio quel 15 settembre 1995 per le strade dell’elegante quartiere Barra de Tijuca, quando un’autovettura che proviene in senso contrario fa sbandare la corsa dei due calciatori ponendo fine all’esistenza di Dirceu Josè Guimaraes, uno dei calciatori più amati sia in Brasile che in Italia dove gli è riconosciuto indistintamente il pedigree di fuoriclasse. Lo hanno chiamato lo zingaro del calcio, per quanto ha girovagato per il mondo, lo hanno stimato, apprezzato ed applaudito in tutta Italia, anche se ad Eboli Dirceu ha rappresentato molto di più di un semplice calciatore. Dal 2001 il rinnovato stadio di Eboli è stato intitolato al campione brasiliano, ancora oggi in città in molti dicono che anche Dirceu si è fermato ad Eboli, anche se per poco; per loro, però, in fondo da Eboli Dirceu non è più ripartito.

di Marco Milan

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