Amarcord: l’impresa del Videoton e quella coppa contesa al Real Madrid

Nell’Ungheria del calcio è la nazionale degli anni 40 e 50 il pezzo pregiato della storia, così come le grandi squadre di Budapest dell’epoca, dal Ferencvaros allo Ujpest fino alla mitica Honved, parentesi leggendarie di un calcio che non c’è più. Ma in riva al Danubio c’è spazio anche per una realtà piccola e sconosciuta ai più, ma che la sua grande occasione l’ha avuta, una sola volta, scrivendo una favola forse irripetibile, certamente indimenticabile.

Quello che nel 1968 diverrà Videoton FC per ragioni commerciali, nasce nel 1941 con l’impronunciabile denominazione di Szèkesfehérvari Vadasztolténygyar, dall’omonima fabbrica di pallottole da caccia della città ungherese di Szèkesfehérvar. Nei primi anni di attività calcistica, la formazione che scende in campo con la maglia rossoblu è prevalentemente composta da calciatori che sono anche operai della stessa fabbrica, normali lavoratori che una volta terminate le 8 ore di impegno aziendale tolgono la tuta e indossano pantaloncini e maglietta per allenarsi ed andare poi a sfidare le rivali la domenica pomeriggio. Dopo un continuo sali scendi nelle serie minori, nel 1967 il Videoton sale nella massima serie ungherese e proprio nell’anno dell’inaugurazione del nuovo stadio, il Sòstòi Stadion, catino da poco meno di 20 mila posti a sedere; anche in serie A l’avventura è complessa, i rossoblu retrocedono subito per poi consolidarsi negli anni settanta dove raggiungeranno anche due volte la qualificazione in Coppa Uefa diventando una delle realtà principali del calcio ungherese, in uno dei periodi di declino del pallone magiaro. Il Videoton arriva in finale di coppa d’Ungheria nel 1982, due anni dopo giunge terzo in campionato ed agguanta ancora l’approdo in Coppa Uefa per l’edizione 1984-85; sarà il prologo di una stagione forse neanche sognata dal piccolo club di Szèkesfehérvar che parte in Europa a fari spenti, come una delle possibili cenerentole della manifestazione.

Nessuno considera il Videoton ai nastri di partenza della Coppa Uefa 1984-85, anzi, forse nessuno fa neanche caso all’abbinamento con i cecoslovacchi del Dukla Praga nel primo turno. Ma la squadra ungherese dimostra di non avere alcuna inibizione o timidezza: al Sòstòi Stadion vince 1-0 e nel ritorno a Praga resiste all’assalto dgli avversari portando a casa il preziosissimo 0-0 che vale il passaggio del turno e la qualificazione ai sedicesimi di finale. Ma in Coppa Uefa ci sono squadroni che attirano l’attenzione fagocitando l’interesse di tutta Europa: Real Madrid, Manchester United, Amburgo, Inter, la stessa Fiorentina che in quella stagione è sulla carta una delle migliori formazioni di serie A. Il sorteggio pone di fronte al Videoton i francesi del Paris Saint Germain, un avversario assai temibile e favoritissimo per proseguire l’avventura europea. Ma anche stavolta il Videoton non denota nessuna riverenza nei confronti del più quotato rivale: nell’andata al Parco dei Principi di Parigi domina in lungo e in largo, mostra un gioco rapido ed organizzato dal tecnico Ferenc Kovacs e vince 4-2 mettendo una seria ipoteca sulla qualificazione. Ora sì che qualcuno in Europa si accorge di questa piccola ma efficace compagine ungherese di cui probabilmente si legge il nome per la prima volta; il portiere Peter Disztl offre garanzie fra i pali e comanda perfettamente la difesa, mentre Gabor Horvath è probabilmente il calciatore più conosciuto della squadra anche fuori dall’Ungheria. Il ritorno, a Szèkesfehérvar, finisce 1-0 e gli ungheresi passano il turno agevolmente.

Il Videoton è così agli ottavi di finale di una Coppa Uefa che ha già perso per strada formazioni di prestigio e possibili mine vaganti come i tedeschi del Lipsia o gli olandesi dell’Ajax; l’urna pesca per i magiari il nome del Partizan Belgrado, una classica compagine jugoslava, tecnica e carismatica ma dall’andamento terribilmente altalenante. L’infuocato catino di Belgrado potrebbe far la differenza, ma il Videoton sfrutta al massimo la gara di andata in casa dove domina e vince addirittura per 5-0, dimostrandosi infallibile fra le mura amiche ed ormai realtà più che consolidata in una competizione che sta imparando a conoscere forse la miglior squadra del torneo, nonostante un blasone ed una storia quasi inesistenti. I giornali e le testate europee iniziano a parlare di miracolo ungherese, ma dietro alla cavalcata del Videoton c’è di più: c’è umiltà, c’è lavoro, c’è sacrificio, c’è impegno tattico, in barba all’esperienza e a quel nome che fa sorridere qualcuno che magari in casa ha un televisore con l’omonima marca stampata sopra.  L’avventura magiara in Coppa Uefa sembra destinata a chiudersi ai quarti di finale quando la formazione di Kovacs viene abbinata al Manchester United, che non sarà ancora quello di Alex Ferguson ma che rimane comunque squadra dalla tradizione affascinante, candidata assieme al Real Madrid ad arrivare in fondo alla manifestazione continentale.

Inglesi favoriti, ungheresi al passo d’addio in Uefa? Sembra proprio di sì, o almeno così pronosticano in Euorpa, perchè, in fin dei conti, i terribili magiari sono un’intrusa fra i Red Devils, il Real Madrid, il Colonia, l’Inter e il Tottenham. La gara di andata nel mitico Old Trafford vede i britannici attaccare a testa bassa e gli ungheresi resistere e soffrire; sin da subito, però, si ha l’impressione di non assistere a un dominio assoluto del Manchester United e che il Videoton abbia le armi per rispondere al più dotato avversario. Il gol di Stapleton sembra la capitolazione per i rossoblu di Szèkesfehérvar, che si rintanano dietro a difesa di uno 0-1 che potrebbe essere meno decisivo di quanto non sembri. Il Manchester arriva in Ungheria forte di un vantaggio abbastanza rassicurante, ma il tecnico Atkinson predica calma: “Il Videoton in casa sua è fortissimo”, dirà l’allenatore inglese alla vigilia della gara del 20 marzo 1985. Gèza Wittman porta in vantaggio il Videoton grazie ad un calcio di punizione deviato dalla barriera e riporta la sfida in perfetta parità; i magiari non hanno timore, anzi, provano pure a mettere alle corde il Manchester United e raggiungere il 2-0. La gara arriva ai tempi supplmentari e si trascina poi fino ai calci di rigore dove blasone e tecnica potrebbero incredibilmente essere annullati dall’imprevedibilità della soluzione dal dischetto; il Videoton si affida al portiere Disztl, titolare anche della nazionale, uno dei migliori estremi difensori della storia magiara, il leader del gruppo rossoblu. Il Sòstòi Stadion è una bolgia assoluta, il frastuono impedisce ai calciatori di ascoltare le direttive degli allenatori, i telecronisti gridano come ossessi perchè non si sentono e sembrano muovere la bocca come pesci. Il Videoton e il Manchester United falliscono un rigore per parte, ma gli ungheresi hanno la meglio dopo 6 tiri dagli undici metri, l’esplosione del pubblico è indescrivibile, il Manchester resta attonito di fronte ad un’eliminazione forse mai realmente messa in preventivo.

Il delirio a Szèkesfehérvar coinvolge tutti, anche chi segue poco il calcio, anche chi ha poca dimestichezza con le partite si incolla alla televisione per seguire le imprese della squadra cittadina, ormai divenuta l’ogoglio dell’Ungheria intera. Il Videoton è in semifinale, ad un soffio dalla finale di Coppa Uefa, un traguardo nemmeno pronosticabile ad inizio stagione ed ora davvero vicinissimo, anche perchè l’avversario della semifinale è forse il più abbordabile fra quelli affrontati finora, ovvero gli jugoslavi dello Zeljeznicar, altra rivelazione del torneo. Da una parte ungheresi e jugoslavi, dall’altra Inter e Real Madrid, per molti la vera finale. Il calcio, si sa, è fin troppo imprevedibile e Videoton-Zeljeznicar non sfugge a tale regola: al 3-1 per gli ungheresi in casa (solita affermazione netta dei rossoblu al Sòstòi Stadion), infatti, segue un’epica battaglia nel ritorno di Sarajevo: dopo 5′ i bosniaci segnano, quindi lo Zeljeznicar inizia a crederci con forza, merito dell’allenatore Osim, probabilmente l’unico sin qui a capire come bloccare il Videoton, come disattivarne pericolosità e rifornimenti. Gli ungheresi sembrano dover capitolare da un momento all’altro, arrancano, spazzano via il pallone a casaccio, appaiono disuniti e nervosi, lontani parenti della solida compagine ammirata in tutta la manifestazione; così al minuto 74 ecco il raddoppio dello Zeljeznicar che sembra decretare la parola fine alla contesa e ai sogni di gloria del Videoton. Serve un gol ai magiari per acciuffare la finale, ma le forze calano e gli jugoslavi sono galvanizzati dal 2-0 e da una partita giocata alla perfezione; ma è destino che a continuare debba essere la favola ungherese perchè al minuto 87 arriva il protagonista meno atteso, il difensore Csuhay, l’ultimo ad arrendersi, il più lesto ad infilare in rete la palla del 2-1, la palla della qualificazione, la palla della finale.

Il Videoton è in finale di Coppa Uefa dove sfiderà il Real Madrid per quella che in teoria sembra una formalità a favore degli spagnoli ma che nessuno dalle parti del Bernabeu osa inquadrare in tale modo per il gran rispetto che gli ungheresi si sono guadagnati con un cammino eccezionale, con tutte le partite casalinghe vinte ed una finale raggiunta contro ogni pronostico. Il tecnico madrileno Molowny non vuol sentir parlare di favori del pronostico, vuole tener altissima la concentrazione in vista della doppia finale e non far la fine del Manchester United, accusato di aver sottovalutato l’avversario ai quarti di finale. L’andata si gioca in Ungheria, lo stadio di Szèkesfehérvar è vestito a festa la sera dell’8 maggio 1985: l’occasione è quella della vita, il Videoton sa di non aver nulla da perdere, tutto il contrario di un Real Madrid che, quinto in campionato, non può permettersi di perdere la finale di Coppa Uefa, peraltro contro una squadra pressochè socnosciuta a livello internazionale. Gli ungheresi si fanno forza col ruolino di marcia perfetto in casa e con la maggior tranquillità mentale da mettere in campo; ma certe volte anche il calcio si adegua alla legge del più forte: il Real Madrid si prende la vittoria in modo netto e senza lasciare speranze al Videoton. I gol di Sanchis, Santillana e Valdano chiudono la pratica già all’andata, un 3-0 che consegna virtualmente la coppa ai madridisti.

Ma per il Videoton è festa lo stesso, il cammino è stato eccezionale, la delusione della finale non può scalfire un’impresa favolosa, non può far dimenticare quanto di buono fatto nei turni precedenti. Al Santiago Bernabeu, il 22 maggio 1985, si sente aria di festa già prima del fischio d’inizio: i tifosi madrileni sanno che la partita è solo un pro forma e che il trofeo è già in tasca, mentre gli ungheresi festeggiano l’approdo alla prima finale europea della loro storia, consapevoli che far di più contro il Real Madrid sarebbe impossibile. La partita è soporifera, gli spagnoli sbagliano un rigore nel primo tempo, poi amministrano facendo attenzione solo a non perdere le redini della gara, i magiari provano a riaprirla ma senza particolare convinzione; stancamente le due squadre si avviano al 90′ quando improvvisamente all’87’ ecco la rete del Videoton firmata da Majer grazie ad una staffilata da lontano.

I 100 mila del Bernabeu applaudono la prodezza, forse l’epilogo più giusto per salutare la trionfale cavalcata degli ungheresi che vincono a Madrid pur consegnando la Coppa Uefa al blasonato rivale. Il Videoton lascia la Spagna e la Coppa Uefa con un po’ di malinconia, consapevole di non poter probabilmente mai più ripetere un’impresa simile; gli anni passano, i colori di quell’ormai lontano 1985 sbiadiscono e neanche due scudetti (2011 e 2015) vinti, i primi della storia rossoblu, hanno probabilmente raggiunto l’emozione e la popolarità di quella squadra nata dal nulla ed arrivata a un soffio da un sogno forse troppo grande.

di Marco Milan

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