Amarcord: il folklore di Trinidad & Tobago ai mondiali

C’era stata la Giamaica nel 1998, ma la partecipazione di Trinidad & Tobago ai campionati del mondo del 2006 ha di gran lunga battuto i cugini caraibici nella storia delle apparizioni alla Coppa Rimet. Ad oggi, la nazionale delle due isole è ancora il più piccolo paese per superficie ad aver raggiunto la fase finale dei mondiali, ad oggi resta la più particolare formazione ad aver preso parte alla rassegna iridata, in una storica, forse irripetibile esperienza.

E’ dura, durissima, per la piccolissima nazionale di Trinidad & Tobago raggiungere i mondiali tedeschi del 2006: nelle qualificazioni della zona nord e centroamericana sono favoritissime le solite note, Messico e Stati Uniti, con Costarica ed Honduras a giocarsi l’altro posto che vale la qualificazione diretta per la Germania, e con le altre a sgomitare per lo spareggio intercontinentale da giocare contro una nazionale asiatica. Trinidad & Tobago inizia a rilento la fase di qualificazione e dopo una rovinosa sconfitta contro il Guatemala (5-1) ed uno scialbo 0-0 contro il Costarica, la federazione esonera il commissario tecnico Bertille Saint Clair ed assume l’esperto olandese Leo Beenhakker, in passato anche allenatore del Real Madrid. La federcalcio di Trinidad dimostrerà di averci visto benissimo, convinta e consapevole di avere un organico alla pari delle altre per giocarsi almeno l’accesso allo spareggio; l’organico è discreto, la stella è l’attaccante Dwight Yorke, ex centravanti del Manchester United negli anni novanta, campione d’Europa con i Red Devils nel 1999. Il cambio in panchina si fa sentire: Beenhakker prende in mano una squadra volenterosa ma un po’ depressa e convince il gruppo che la qualificazione ai mondiali non è una chimera come sembra; qualche aggiustamento tattico e tanta fiducia in quei ragazzi sospinti da un paese piccolo ma appassionato, pronto ad entrare nella storia.

La rimonta in classifica di Trinidad & Tobago è progressivamente devastante e la nazionale con la maglia rossonera chiude il girone CONCACAF al quarto posto dietro a Stati Uniti, Messico e Costarica (direttamente qualificate ai mondiali) e si guadagna il diritto a giocare lo spareggio contro il Bahrain, altra possibile matricola della zona asiatica. Le due piccole isole caraibiche si stringono attorno a questa agguerrita compagine che contenderà al Bahrain il primo storico accesso alla fase finale dei campionati del mondo; comunque andrà sarà una prima volta: tanto gli asiatici quanto i centroamericani si giocano la storia, la leggenda, ed il tifo neutrale si schiera in gran parte con Trinidad & Tobago, un paese minuscolo e povero, al cospetto di un Bahrain che sì calcisticamente vale poco, ma a che ha alle spalle una nazione di tutt’altro spessore. Nel giro di 4 giorni appena, le due nazionali vivono il momento più alto della loro esperienza calcistica: il 12 novembre 2005 a Port of Spain (la capitale di Trinidad & Tobago) va in scena la gara di andata, una sfida tutt’altro che spettacolare e in cui vincono paura e tatticismi. In 4 giorni le due squadre si giocano la storia, in 4 minuti si decide la partita: il Bahrain va in vantaggio al 72′ gelando il tifo caraibico, al 76′ il pareggio del centrocampista Christopher Birchall che restituisce speranza e gioia al popolo rossonero.

E’ difficile la gara di ritorno, perchè la squadra di Beenhakker dovrà vincere in trasferta e non appare così più forte dell’avversario che giocherà in casa, potrà usufruire del contropiede e giocare per due risultati su tre. Sarà proprio questa l’arma che si ritorcerà contro gli asiatici, totalmente passivi il 16 novembre nello stadio di casa a Riffa: il Bahrain non fa nulla per offendere, si fida dell’apparente sterilità offensiva di Trinidad & Tobago e viene punito al 48′ allorchè il difensore Dennis Lawrence pesca il jolly di giornata e porta in vantaggio la sua squadra. L’entusiasmo della nazionale caraibica è alle stelle, mentre gli asiatici entrano in totale confusione, non riescono a riorganizzarsi ed a cambiare in corsa una strategia fallimentare che costa la prima storica qualificazione ai mondiali; Trinidad & Tobago impazzisce al triplice fischio dell’arbitro colombiano Ruiz: incredibilmente la minuscola nazione centroamericana stacca il biglietto per la Germania, diventando il paese più piccolo ad essersi qualificato per la fase finale del campionato del mondo. Il gruppo di Beenhakker festeggia follemente nello spogliatoio, mentre a Port of Spain il delirio è totale con canti, balli e feste per l’intera notte e quel sogno mondiale raggiunto senza mai neanche averci creduto così tanto, almeno fino a metà del girone eliminatorio. Il governo del paese proclama addirittura un giorno di festa nazionale per celebrare lo storico traguardo raggiunto nel calcio.

Il lavoro di Beenhakker è straordinario, la sua esperienza ha pagato, il suo raziocinio ha prevalso sulla allegra confusione dei suoi ragazzi, messi in riga sia dal punto di vista calcistico che umano. L’intera stampa mondiale, intanto, inizia ad interrogarsi e a studiare quella piccola, strana e curiosa nazionale, esordiente e, tutto sommato, sconosciuta anche a livello di qualificazioni. Il sorteggio dell’inverno del 2006, con Trinidad & Tobago piazzata come nazionale di quarta ed ultima fascia nelle estrazioni, relega i caraibici nel gruppo 2 assieme ad Inghilterra, Svezia e Paraguay. Qualificarsi, lo sanno bene anche gli stessi protagonisti centroamericani, è impensabile, perchè gli avversari sono più forti, più ambiziosi e molto più esperti e scaltri; eppure l’entusiasmo e la leggerezza di Trinidad & Tobago, uniti alla sapienza di Leo Beenhakker, potrebbero pagare, soprattutto per non sfigurare in una competizione che sulla carta non lascia speranze ai piccoli.

Il debutto di Trinidad & Tobago ai campionati del mondo 2006 arriva il 10 giugno a Dortmund contro la Svezia, inizio ore 18. Gli svedesi presentano in attacco l’esperto Henrik Larsson e il 25 enne Zlatan Ibrahimovic, uno dei talenti più puri del calcio internazionale, centravanti che passerà dalla Juventus all’Inter e che ripone proprio nei mondiali tedeschi la sua ambizione di affermarsi anche fuori dai confini dei campionati nazionali. La sfida sembra impari e per larghi tratti della gara lo è, con la Svezia ad attaccare e Trinidad & Tobago a rintuzzare i colpi; chi però si aspetta una squadra arroccata dietro ad affidarsi a rinvii alla viva il parroco, o a rincorrere in dieci uomini la palla come i bambini ai giardinetti pubblici si sbaglia: no, la nazionale di Beenhakker è ben organizzata e tenace, pazienza per le qualità tecniche mancanti. Man mano che passano i minuti, la Svezia perde lucidità e si innervosisce, nonostante la superiorità numerica causata dall’espulsione per doppia ammonizione di Avery John: il primo storico punto per i caraibici in maglia rossonera è sempre più vicino ed arriva dopo un interminabile recupero in cui gli scandinavi si gettano in avanti alla disperata; finisce 0-0, i calciatori di Trinidad & Tobago si abbracciano come se avessero vinto la coppa, altro che pareggio nella gara d’esordio. Conquistare un punto ai mondiali era un obiettivo quasi impossibile anche solo da pensare per una formazione così piccola ed inesperta, e invece è arrivato, con fatica e cuore, ma pure con pieno merito. Ed ora sotto con l’Inghilterra, avversario dei centroamericani il 15 giugno a Norimberga, sempre alle ore 18; anche stavolta la nazionale di Beenhakker vende cara la pelle e per gli inglesi superare il muro rossonero è molto più arduo del previsto. I campioni britannici (Beckham su tutti) non ce la fanno ad avere la meglio di quel nugulo di sconosciuti che tanto sprovveduti però non sono, tutt’altro. La resistenza caraibica cade solamente all’83’ quando il centravanti inglese Peter Crouch, uno stampellone alto e secco, poco tecnico ma dalla elevazione notevole, stacca di testa e batte il portiere: 1-0 e Inghilterra che si scrolla di dosso parecchia tensione; impossibile resistere ancora per Trinidad & Tobago che al 90′ incassa pure il raddoppio di Steven Gerrard che sigla il 2-0 definitivo.

Sono delusi i calciatori di Beenhakker a fine gara, ma l’applauso per loro è collettivo: chiunque abbia visto le due partite non può non essersi accorto dell’enorme lavoro svolto dal tecnico olandese e da quei ragazzi che stanno combattendo con il cuore e per i quali essere ai mondiali non è un successo, il successo è ben figurarvi. Il 20 giugno 2006 Trinidad & Tobago gioca la terza ed ultima gara del girone di qualificazione contro il Paraguay: la classifica dice che per qualificarsi gli uomini in rossonero dovrebbero battere i sudamericani e sperare che l’Inghilterra faccia altrettanto con la Svezia. E’ un’impresa ai limiti dell’assurdo, ma giacchè sono lì, i centroamericani ci sperano; il Paraguay è però formazione ostica, molto fallosa, molto carismatica nonostante la qualità sia leggermente inferiore alle due precedenti edizioni dei mondiali in cui erano stati raggiunti in entrambi i casi gli ottavi di finale. Al 25′ una sfortunata autorete di Sancho porta in vantaggio i paraguaiani e da lì in avanti la nazionale di Trinidad si scioglie lentamente ma costantemente, lasciando campo alla più esperta formazione sudamericana che a 5 minuti dal termine raddoppia con Cuevas e chiude il girone a 3 punti, a due dalla qualificazione della Svezia che termina a quota 5 e raggiunge gli ottavi di finale assieme all’Inghilterra.

Trinidad & Tobago torna a casa con un punto, nessuna rete all’attivo e 4 al passivo, ma senza sfigurare, anzi, destando ottima impressione nonostante le risorse limitate. Meriti per Beenhakker e per un gruppo solido e volenteroso, consapevole di non avere possibilità di avanzare nel campionato del mondo, ma di poter certamente osare e giocare alla pari con tutti, traguardo pienamente raggiunto. Da quel magico 2006, la nazionale di Trinidad & Tobago non è più riuscita a qualificarsi per la fase finale della coppa del mondo, perdendo posizioni e blasone nella CONCACAF nonostante il secondo posto alla Coppa dei Caraibi del 2012 (finale persa contro Cuba). Il prossimo (assurdo) allargamento dei mondiali a 48 squadre, però, potrebbe riaprire quel sogno da cui Trinidad & Tobago non avrebbe mai più voluto risvegliarsi da quell’inarrivabile estate del 2006.

di Marco Milan

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