Consiglio di Stato: Tap è legittimo. In Puglia continuano le proteste

Tap. Svanisce la speranza di proposte alternativa per l’arrivo del gasdotto in Puglia. Continuano le proteste.

Si scrive un altro capitolo nel contestato progetto del gasdotto Tap. Nonostante le proteste continuino, con i manifestanti che bloccano il percorso dei camion che dovrebbero espiantare gli ulivi, il ricorso della regione Puglia è stato respinto dal Consiglio di Stato.

Imputata era la scelta della spiaggia di San Foca come punto d’arrivo del gasdotto in Italia e la necessità di espiantare oltre 121 ulivi per consentire l’interramento del gasdotto. Il Consiglio, però, ha ritenuto che l’iter d’approvazione del progetto sia stato seguito in maniera corretta. La “Direttiva Seveso”, a cui si erano appellati la regione Puglia e il comune di Melendugno, non risulta applicabile: l’impianto che avrà il compito di vigilare sull’immissione del gas naturale nella rete italiana, non è da considerarsi come un impianto industriale.

Un punto a favore della Trans Adriatic Pipeline, che conduce questa battaglia amministrativa da ben 5 anni. Il progetto, nato per portare gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia, prevede un condotto che attraversi Grecia e Albania, per poi arrivare in Puglia. Il condotto sarà sotterraneo e si stima che le emissioni saranno minime e nulle.

I pugliesi però non ci stanno e da giorni vanno avanti le proteste pacifiche. Capi d’accusa sono la rovina della spiaggia di San Foca e l’espianto (temporaneo) degli ulivi. La vicenda, da molto già nell’occhio pubblico, è tornata alla ribalta proprio grazie alla tenacia dei protestanti. Una spinta verso la ribalta è stata data anche dall’interesse di Michele Emiliano, in questo periodo a sua volta sotto i riflettori per le vicende interne del PD.

Proprio Emilano si era fatto ambasciatore di una proposta alternativa, quella bocciata dal consiglio di Stato: far arrivare il gasdotto nella zona industriale di Brindisi invece che a San Foca. Una proposta che ha molto della scelta di Sophie: scegliere il male minore, proponendo una zona non più vergine da questo punto di vista. Va anche detto che lo stesso Emiliano, non molto tempofa, avesse posto l’accento sulla necessità di “decarbonizzare l’Ilva” e che l’arrivo del gasdotto Tap fosse un momento propizio.

in queste situazioni non esistono confini chiari tra il bianco e il nero. Gli inconvenienti dei lavori ci saranno certamente, lo stallo temporaneo degli ulivi espiantati è un azzardo. D’altro canto, aprire il corridoio meridionale dei gas permette di non dipendere più interamente dalla Russia. Ci si trova in una situazione antipatica: la necessità di qualcosa unita alla sindrome del NIMBY, Not in my back yard. Che si faccia, ma non qui.

Nonostante questo, una nota d’encomio va ai manifestanti, che continuano con dimostrazioni pacifiche, nonostante tutte le sollecitazioni. Una nota di demerito va a chi sta usando questo caso per far parlare di sé, positivamente, a livello nazionale.

Fonte foto: Velvet News Italia

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