Serie B: il miracolo del Benevento e i voti di una stagione particolare

Il campionato di serie B 2016-2017 chiude i battenti con le immagini festose dello stadio Santa Colomba di Benevento in un tripudio di emozioni che ha portato la compagine campana alla prima storica promozione in serie A, peraltro al debutto in B, un record assoluto nel calcio italiano.

Il Benevento allenato dal bravo Marco Baroni sarà la quinta esordiente in A negli ultimi cinque anni dopo Sassuolo, Carpi, Frosinone e Crotone. Un’impresa che profuma di miracolo ma che rappresenta anche un record: i giallorossi, infatti, sono la prima squadra italiana a centrare la promozione al debutto assoluto in serie B. Merito di una società ben strutturata ed organizzata, merito di un allenatore serio e preparato, merito di un gruppo di calciatori che, nonostante vestissero la maglia di una matricola, hanno sempre creduto in una promozione che alla fine si è rivelata meritata per una città affamata di calcio e con un tifo che la serie A l’avrebbe forse dovuta vivere già da qualche anno.

Sin qui il dovuto tributo al Benevento, ultima promossa in serie A dopo le feste di Spal (altra neopromossa che in un anno ha compiuto il doppio salto dalla C alla A) e Verona, entrambe meritevoli di un voto altissimo, un 10 per Benevento e Spal (miracolo vero del tecnico Semplici ed una serie A ritrovata dopo 50 anni di sofferenza), un 9 per l’Hellas che la promozione l’aveva come obiettivo primario sin dall’inizio del campionato dopo la retrocessione dello scorso anno e che, dopo un inizio folgorante, ha rallentato nella fase centrale del torneo per poi innestare la marcia giusta che ha permesso alla squadra di Pecchia di centrare l’immediato ritorno in massima serie, laureando anche Giampaolo Pazzini come capocannoniere con 23 centri. Voto 8 per il Carpi che, partito in sordina nonostante la serie A della passata stagione, ha viaggiato a fari spenti per tutto il campionato, salvo accenderli nel finale con la qualificazione ai playoff in cui ha eliminato Cittadella e Frosinone, per poi cedere al Benevento in finale; la sensazione è che in Emilia si sia chiuso un ciclo durato 4 anni con il salto dalla serie C alla serie A, ma che esistano le basi per ricominciare. E 8 pure per il Perugia del bravo Bucchi (destinato ad allenare il Sassuolo), bel gioco e risultati, semifinale playoff persa col Benevento, ma la certezza di aver costruito qualcosa di duraturo anche per il futuro. Merita un 7 l’appena citato Cittadella, un’altra matricola terribile che ha dominato l’inizio di campionato, calando alla distanza ma mantenendosi sempre nelle posizioni di vertice e cadendo soltanto ai playoff per mano del cinico Carpi; stesso voto anche per Ternana, Brescia ed Avellino che, nonostante il blasone e le pressioni delle piazze, sono riuscite a centrare la salvezza in situazioni assai complicate, gli umbri autori di una strepitosa rimonta con l’approdo di Liverani in panchina,  i lombardi alle prese con una società in grado di spendere poco, gli irpini penalizzati a ridosso del finale di stagione e costretti a calarsi nuovamente l’elmetto in testa dopo aver ottenuto una posizione di classifica più che tranquilla. E’ appena sufficiente, invece, il cammino del Frosinone, partito coi favori del pronostico, capace di issarsi in testa alla classifica in pieno inverno dopo le due vittorie contro Verona e Spal, ma in grado anche di rovinare tutto con pareggi e sconfitte negli ultimi minuti di gara, superato dal Verona al secondo posto e costretto a giocarsi i playoff, poi persi in semifinale col Carpi, in casa e in 11 contro 9; le dimissioni di Pasquale Marino al termine della sfida con gli emiliani la dicono lunga sulla delusione respirata in Ciociaria.

Le note dolenti partono dal 5 incassato a pari merito da Bari e Trapani: i pugliesi, dopo aver costruito un organico di tutto rispetto, hanno vissuto una stagione con alti (pochi) e bassi (parecchi), cambiando due allenatori (prima Stellone, poi Colantuono) che sono risultati simili non solo per il loro crine sguarnito, ma anche per un andamento incostante che ha portato i biancorossi a restar fuori anche dagli spareggi promozione. Ancor peggio è andata al Trapani, retrocesso direttamente dopo aver vissuto l’ebrezza della finale playoff lo scorso anno ed aver iniziato la nuova stagione con buoni propositi, diventati ben presto un incubo: ultimo posto a distanze siderali dalla salvezza, esonero di Serse Cosmi ed una rimonta cominciata intorno a Natale con l’avvento in panchina di Calori, ma solamente sfiorata; ritorno in serie C con tanto rammarico per i siciliani ed un voto insufficiente nonostante la disperata e tenace voglia di non mollare, che non basta però a giustificare un avvio disastroso. Merita un 4 la stagione del Pisa che in estate non riusciva nemmeno ad allenarsi e che non ha potuto fare mercato a causa di una gestione societaria al limite dell’indecenza; Gattuso in panchina e i suoi calciatori in campo hanno fatto il possibile e meritano un voto altissimo per impegno e sacrificio. La nuova proprietà, insediatatasi a campionato in corso, ha provato a salvare il salvabile, ma la penalizzazione ricevuta in primavera e la sconfitta negli ultimi minuti nel decisivo scontro diretto di Vicenza hanno definitivamente tagliato le gambe ai toscani, tornati in serie C dopo un solo anno fra i cadetti. Torna in terza serie anche lo stesso Vicenza, voto 3, autore di una stagione pessima nella quale hanno sbagliato tutti: la società che non ha rinforzato la squadra, gli allenatori (Lerda, Bisoli e Torrente) che non hanno motivato e rialzato a dovere un gruppo di calciatori che ha reso meno delle proprie potenzialità e che ha reso furente una città ed una tifoseria che solamente due stagioni fa sognava la serie A. 2 è il giudizio che si guadagna l’ultima parte di stagione dell’Entella, in zona playoff per tutto il campionato, ma crollato nel finale con l’esonero del tecnico Breda ed una serie di risultati negativi che hanno tagliato fuori i liguri dalla corsa alla serie A.

Infine gli ultimi due voti li merita il Latina, fanalino di coda, retrocesso e successivamente fallito. 1 alla gestione tecnica: una rosa che avrebbe tutto sommato potuto lottare per la salvezza alla pari delle altre ha finito con l’adagiarsi e col tirare i remi in barca, retrocedendo senza neanche l’onore delle armi e con un allenatore, l’esordiente in B Vivarini, che ha pensato più a fornire alibi ai suoi calciatori che a strigliarli per farli rendere al meglio; Uno zero spaccato, poi, lo merita la società pontina: gestione finanziaria pericolante e mai risanata, una retrocessione annunciata a metà stagione ed il fallimento a campionato finito, nonostante il presidente Mancini blaterasse ambizioni da serie A nel giro di tre anni. Il Latina ripartirà dalla serie D, se tutto andrà bene, o forse addiruttura dai campionati regionali, dopo aver sfiorato la serie A nel 2014 ed essersi ben difesa in serie B, categoria mai assaporata in quasi un secolo di storia e che ora appare nuovamente lontanissima. Il campionato cadetto, ora, dopo aver accolto le retrocesse Empoli, Palermo e Pescara ed aver salutato le neopromosse dalla serie C Cremonese, Venezia e Foggia, attende di colmare l’ultimo tassello mancante con l’ultima squadra a salire dai playoff che entrano nel vivo con le semifinali Parma-Pordenone e Reggiana-Alessandria: una di queste quattro giocherà il prossimo campionato di serie B.

di Marco Milan

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