Il biotestamento è legge, il Senato vota sì

Il Senato ha detto sì alla legge sul testamento biologico colmando un vuoto normativo imperdonabile e fra i più odiosi. Plaudono i Radicali e le voci più progressiste della politica italiana

In questa legislatura che ha visto alternarsi a palazzo Chigi ben tre governi, che ha visto le forze politiche spaccarsi su quasi tutti i temi, il Parlamento porta a casa una delle proposte normative più divisive della storia politica italiana. Del resto, da sempre, il biotestamento rappresenta un terreno di scontro tanto aspro quanto ideologico, che mai era stato affrontato in modo concreto dalle istituzioni del nostro paese. Finalmente, dopo anni di scontri, rinvii e nulla di fatto, l’Italia colma una lacuna che logorato non solo dal dibattito politico, ma anche quelle vite che speravano in questa legge per recuperare la propria dignità, riprendendo in mano il proprio destino.

BiotestamentoIl testamento biologico, l’eutanasia, la dolce morte, l’accanimento terapeutico sono tutte sfaccettature di una stessa medaglia, il fine vita, che spesso ci colpisce in modo inaspettato e fulmineo, ma che talvolta può trasformarsi in qualcosa di straziante, dolorosissimo e privo di dignità. Ne sanno qualcosa Beppino Englaro, che per diciassette lunghi anni ha visto sua figlia Eluana restare in uno stato vegetativo a seguito di un incidente stradale. Lo sa bene Mina Welby, moglie di Piergiorgio, affetto da distrofia muscolare progressiva dall’età di 16 anni. Anche gli amici e la fidanzata di Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come dj Fabo, conoscono la terribile situazione di chi è costretto ad assistere impotente alle sofferenze di chi ama.

Eluana, Piergiorgio e Fabiano sono accomunati dalla loro personale tragedia, diventata mediatica per l’incapacità del nostro Paese di dare una risposta a coloro che chiedevano una legge sul fine vita, su quelle terapie che dovrebbero accompagnare le persone nell’ultima parte della propria esistenza. Finalmente qualcosa si è mosso. L’Italia ha la sua legge sul testamento biologico, una normativa che non è certo completa, ma che rappresenta un balzo in avanti enorme per un paese che finora era rimasto fermo, al palo, su una tematica tanto importante e dolorosa.

Ma cosa prevede la norma approvata dal parlamento? Secondo la legge, ogni persona ha diritto di conoscere le sue condizioni di salute, in modo completo, aggiornato e comprensibile. Da qui parte tutto, dalla consapevolezza della propria situazione medica. In base a questa, il paziente ha diritto a rifiutare, in tutto o in parte, i trattamenti sanitari e di revocare in qualsiasi momento il proprio consenso agli stessi. I maggiorenni, in grado di intendere e di volere, possono esprimere in modo preventivo le proprie decisioni in materia di terapie mediche, incluse l’idratazione e la nutrizione artificiale, che la legge considera trattamenti sanitari veri e propri. La normativa prevede anche il divieto di accanimento terapeutico, attraverso la somministrazione di trattamenti sproporzionati e inutili nei confronti dei pazienti la cui prognosi non lasci alcun tipo di speranza. Tuttavia, il personale medico ha l’obbligo di somministrare ai pazienti le cure necessarie per alleviare le loro sofferenze, finanche a sottoporli a sedazione profonda e continuata. La legge sul testamento biologico non prevede in alcun modo l’eutanasia né il suicidio assistito.

Questa la normativa fredda, schematica, ma necessaria a dare un contorno certo all’azione dei medici e in ultima istanza a quella dei giudici. In parlamento, il testo è stato approvato grazie all’insolito asse fra M5S e PD. Ovviamente il dibattito sul voto di questa norma dal carattere epocale è stato e continuerà a essere tra i più duri della nostra storia legislativa. Il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha detto che garantirà la piena libertà di coscienza, tendendo la mano verso le forze più conservatrici e verso i cattolici. Da parte loro, il Vaticano e la CEI hanno bocciato il testo varato dal Parlamento e continuano il pressing per cercare di modificare la legge o quanto meno per cercare indirizzarne l’applicazione, al fine di preservare l’obiezione di coscienza dei medici cattolici. Plaudono invece tutte quelle organizzazioni che hanno fatto della battaglia per il biotestamento una delle loro ragioni di essere, prima fra tutti l’Associazione Luca Coscioni, ma anche i Radicali, da sempre in prima linea per i temi legati ai diritti alle libertà dell’individuo.

Marco Cappato

Marco Cappato

Adesso non rimane che attendere quelli che saranno gli sviluppi e le applicazioni pratiche della nuova normativa. Secondo il radicale Cappato, il prossimo passo sarà quello di ottenere la piena legalizzazione dell’eutanasia. Per contro ci sono numerosi esponenti del mondo politico cattolico che ritengono la legge sul testamento biologico un abominio del nostro ordinamento. Eppure dire cosa sia giusto o sbagliato, quale sia la migliore scelta in questa materia così delicata non è certo facile. Nonostante tutti abbiano una un’idea su queste tematiche, in pochi, anche nelle aule parlamentari, sembrano essersi fermati realmente a riflettere. Del resto è sempre più facile e comodo spararla grossa con qualche parolone, piuttosto che sforzarsi di pensare.

Quello a cui senza dubbio possiamo applaudire è il fatto che finalmente qualcuno si sia assunto la responsabilità di decidere, di prendere una posizione su questo tema tanto drammatico. Probabilmente quella votata dal Parlamento non è la migliore delle leggi, forse non ci si avvicina nemmeno, tuttavia è un primo passo, un punto di partenza da cui iniziare a discutere in modo serio del fine vita, senza paroloni, accuse e inutili ideologie. Se non altro il nostro paese è uscito da quel vuoto legislativo in materia di biotestamento che forse a molti faceva più paura dello stesso fine vita e che, di certo, rappresentava un imbarazzante silenzio al quale era necessario porre rimedio.

(di Christopher Rovetti)

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