Legge elettorale, polemiche alla Camera. Salta l’accordo a quattro

Legge elettorale ancora più lontana.  L’accordo tra PD-Forza Italia-M5S-Lega Nord non regge la prova del voto alla Camera. Il testo dovrà tornare in Commissione.

Legge elettoraleAncora un nulla di fatto sulla legge elettorale. Tramontati l’Italicum bis e il Rosatellum, anche il “Fianellum” è ormai archiviato. La convergenza su un proporzionale vicino al sistema tedesco con soglia di sbarramento al 5% – il “patto a quattro” tra Partito Democratico, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord – è andato in frantumi. Dopo le profonde modifiche al disegno di legge presentato dal relatore Mazziotti e gli sforzi per il via libera in Commissione, che il 5 giugno aveva suggellato l’intesa tra i principali partiti, si deve ricominciare daccapo.

Il ritorno del testo in Commissione, approvato dall’Aula di Montecitorio l’8 giugno, dovrà ancora attendere. “Da adesso al 20 giugno, in sintesi, non succede nulla”, ha dichiarato Andrea Mazziotti, Presidente della I Commissione Affari Costituzionale, nel tardo pomeriggio di martedì 13 giugno, facendo intendere che i tempi per una nuova discussione dipenderanno dalla volontà di tutti i gruppi. “Tra il 20 e il 25 faremo un nuovo Ufficio di presidenza”, ha aggiunto, per deliberare sulla prosecuzione dei lavori. Sui tempi, quindi, nessuna certezza, solo qualche ipotesi, ma tanto basta per mettere da parte le prime, pessimistiche, dichiarazioni del relatore dem Emanuele Fiano, quando, sospese le votazioni in Aula, aveva perentoriamente affermato: “La legge elettorale è morta”.

Il testo, che aveva superato l’esame della I Commissione in sede referente, prevedeva: sistema proporzionale con soglia al 5% (come il sistema tedesco); ripartizione in 28 circoscrizioni e 225 collegi uninominali alla Camera, 112 collegi uninominali al Senato e circoscrizioni coincidenti con le 20 Regioni; stop a “capilista bloccati” e “pluricandidature”, con la possibilità di candidarsi al massimo in un collegio e in una sola lista (non più in tre); disposizioni a favore dell’equilibrio di genere, sia nelle candidature delle liste circoscrizionali sia nei collegi uninominali. Una disciplina specifica è mantenuta per i seggi attributi nelle circoscrizioni Estero e nelle regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, si legge nel dossier n° 530/3 – Elementi per l’esame in Assemblea, pubblicato il 6 giugno, prima dell’approdo in Aula. Proprio su quest’ultimo punto, un emendamento riguardante il Trentino Alto Adige, si è consumata la rottura del patto tra i quattro partiti, che pensavano di chiudere la votazione della legge elettorale in Parlamento prima della pausa estiva.

L’ok dell’Aula di Montecitorio, infatti, sembrava cosa fatta. Pareva più faticoso il raggiungimento di un compromesso in Commissione. Il via libera era arrivato, non senza i malumori dei pentastellati, con il placet di Beppe Grillo al modello tedesco: “I portavoce del M5s devono rispettare il mandato” , aveva detto, aggiungendo: “Il testo depositato in Commissione corrisponde al sistema votato dai nostri iscritti”, anche se non faceva mistero delle lacune di “una legge elettorale che non capisce più nessuno”, come aveva dichiarato a Taranto alla vigilia del voto.

Superate le resistenze iniziali, avevano deciso unire le forze Pd e Forza Italia (una volta sciolto il nodo sui collegi). Alternativa Popolare, il partito di un insoddisfatto Angelino Alfano, aveva presentato una “questione di incostituzionalità”, poi respinta dall’Aula, mentre Matteo Salvini, non entrando nel merito della proposta di riforma elettorale, premeva per andare al voto il prima possibile con “qualsiasi legge”, dicendo sì all’accordo ma escludendo di allearsi con Renzi e con il Pd.

Non si volevano modifiche dell’ultimo minuto o l’intesa sarebbe saltata. È saltata comunque con il voto a scrutinio segreto, che è diventato palese per un disguido tecnico. Nella seduta dell’8 giugno 2017, gli emendamenti 1.512 Fraccaro e 1.535 Biancofiore, volti a superare la disciplina speciale per il Trentino Alto-Adige, prevista nel testo in Commissione, sono stati approvati a sorpresa. In sostanza, l’emendamento forzista ha eliminato i collegi maggioritari introducendo in una Regione a Statuto speciale il sistema proporzionale, come stabiliva il “Fianellum” su base nazionale.

Una questione apparentemente marginale, quella dell’emendamento a firma Biancofiore, che ha messo in luce la fragilità di un accordo che era parso solido, dando il via a una serie di accuse incrociate di inaffidabilità ai danni dei franchi tiratorie, più in generale, dei partiti della naufragata intesa politica. Un nutrito gruppo di 59 deputati avrebbe tradito l’accordo: i pallini verdi e rossi del tabellone di Montecitorio  (270 i sì, 256 no e un astenuto) hanno reso evidenti le defezioni di ciascun gruppo, rivelando cambi di rotta inattesi e trasversali.

Le reazioni sono state diverse e non si sono fatte attendere. Indignato il PD, ancora speranzoso per il cammino della legge FI, compiaciuto Grillo e impaziente di tornare al voto la Lega di Salvini, che pur di tornare a votare il prima possibile invoca un decreto legge per applicare la sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum. Al contrario, l’endorsement dell’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è un chiaro “no al voto anticipato”, sia in autunno che nel 2018, sintomo di “incertezza politica”. L’ipotesi di non andare al voto prima della scadenza della legislatura trova d’accordo anche il segretario del Pd: “Era doveroso provarci; ma adesso la partita è chiusa. Abbiamo un orizzonte di quasi un anno prima del voto”,  ha commentato Matteo Renzi. La legge elettorale diventa, inoltre, per il M5S il bersaglio per giustificare la debacle alle Comunali: “In queste ultime settimane ho parlato troppo di legge elettorale e troppo poco di reddito di cittadinanza”, ha ammesso il Vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, rispedendo le accuse di tradimento al mittente: “Sul ‘tedeschellum’ ci siamo spaccati, ma è colpa del Pd se l’intesa è saltata”.

Lo scenario di un nuovo accordo sembra definitivamente tramontato. A dire, invece, se l’ipotesi del voto anticipato sarà praticabile o scongiurata, potrà essere soltanto un nuovo testo alla prova della Commissione e dell’Aula. La sorte della legge elettorale è, quindi, appesa a un filo, dopo la sorpresa dell’ultimo voto a Montecitorio e in attesa dell’esito dei ballottaggi alle Amministrative.

Fonte foto: @Montecitorio (https://twitter.com/Montecitorio/status/872823766295998469/photo/1)

(di Elena Angiargiu)

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