Elezioni in autunno? No grazie, anzi forse sì…

Elezioni alle porte? Puntuale come l’arrivo dell’estate si ripropone il balletto ipotesi in merito al ritorno alle urne degli italiani. Dopo quattro governi tecnici e il naufragio dei tentativi di riforma costituzionale, i partiti sembrano già pronti per la campagna elettorale

Torna a grande richiesta e a reti unificate il toto-date per mettere fine alla XVII legislatura e rimandare gli italiani alle urne. Dopo quattro esecutivi più o meno tecnici, gli “stai sereno”, le riforme costituzionali bocciate e le lotte intestine che Game of Thrones in confronto è una favola per bambini, il popolo sovrano potrebbe tornare al voto dopo l’estate. “Finalmente” diranno in molti e “di nuovo” diranno altri. Già perché per l’ennesima volta sembra che l’Italia non riesca ad arrivare al compimento naturale della legislatura, quasi fosse una specie di maledizione per i governi che sono succeduti a Palazzo Chigi. Certo qualcuno c’è riuscito, ma alla fine a rimetterci è stato il Paese, che è tornato alle urne più diviso di prima.

E allora che fare?

Beh innanzitutto bisogna valutare quali sono gli ostacoli e gli impegni che si prospettano di fronte all’esecutivo e al parlamento in caso di elezioni anticipate. Il primo e più importante è senza dubbio la legge elettorale. Se si andasse a votare oggi, con l’Italicum modificato per la Camera e il proporzionale puro con doppia soglia al Senato, il rischio potrebbe essere quello di ritrovarsi con due camere bloccate, prive di maggioranze solide e ben delineate. Certo, niente di nuovo sotto il sole, ma portare alle urne il Paese con questa spada di Damocle sopra la testa sarebbe veramente da irresponsabili. Per questo motivo, all’interno dei vari schieramenti si lavora ben più alacremente del solito per cercare di trovare una quadra.

Quando ormai il dibattito sembrava essersi incanalato verso un sistema elettorale alla tedesca con una soglia di sbarramento del 5%, ecco che è arrivata la doccia fredda di Angelino Alfano. Il ministro degli esteri, dati alla mano, deve aver pensato che il rischio di rimaner fuori dalle aule parlamentari non fosse assolutamente accettabile e quindi ha rivolto un accorato appello a Renzi e compagnia dem, puntando sulla scarsa utilità di imbarcare il Paese in una campagna elettorale che anticiperebbe appena di qualche mese la naturale scadenza della legislatura.

Come se ciò non bastasse, Alfano ha sottolineato quanto sarebbe inopportuno un voto proprio a ridosso della presentazione della manovra finanziaria, in agenda per metà ottobre. Il rischio potrebbe esser quello di dover far votare il testo a parlamentari neo-eletti, dunque poco intenzionati a votare articoli su cui non hanno potuto influire prima della presentazione alle camere. Se a questo aggiungiamo il dettaglio che a gennaio potrebbero scattare le clausole di salvaguardia che porterebbero l’IVA al 13% sui beni di largo consumo e al 25% per gli altri, ci sono tutti i presupposti per rimandare le elezioni alla prossima primavera, o quanto meno a dopo l’approvazione della nuova legge elettorale.

D’altro canto c’è chi è pronto al confronto e non vede l’ora di scendere in campo, convinto di poter affrontare la questione elezioni come se fosse una prova di forza. A parte il PD, il cui leader Matteo Renzi scalpita più del solito forte della riaffermazione interna nelle ultime primarie, Movimento 5 Stelle e Lega Nord sembrano pronti a dare battaglia, anche dopo l’estate, senza attendere la primavera. Secondo gli ultimi sondaggi e con una legge elettorale alla tedesca, un’ipotetica  coalizione M5S-Lega Nord riuscirebbe a ottenere più seggi di quanto non farebbe un altrettanto fantascientifico asse PD-FI. A rimetterci sarebbero i partiti più piccoli, AP, MDP e Fratelli d’Italia che rischierebbero, in caso di soglia di sbarramento, di restare esclusi dall’assegnazione dei seggi. Senza considerare tutti quei movimenti, partitini e schieramenti che nasceranno a ridosso delle consultazioni.

Giunti ormai alle soglie delle vacanze estive e con una legge elettorale che potrebbe vedere la luce entro poche settimane, prima di fare previsioni affrettate e forse azzardate, vale la pena attendere quelli che saranno gli sviluppi nel breve periodo. Se si dovesse votare in autunno senza una nuova legge elettorale, il nuovo parlamento e il nuovo esecutivo avrebbero una legittimazione più forte per governare, ma si troverebbero ad affrontare una serie infinita di questioni, urgenti e spinose, rischiando di rimanere impantanati nella palude delle alleanze post-voto. Rimandando tutto a primavera, il pericolo è che il rapporto fra politica e cittadini si logori talmente tanto da renderne impossibile il recupero. Comunque la si guardi, a rimetterci sarà come sempre il Paese.

(di Christopher Rovetti)

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