Il 2016 politico: bilancio di un anno ricco di colpi di scena

Un anno lunghissimo il 2016, almeno dal punto di vista politico. Dai referendum, croce e delizia dell’ex premier Renzi, alle amministrative che hanno segnato la vittoria dei pentastellati a Roma e Torino, senza dimenticare le unioni civili, i contrasti con l’Europa e il riassetto della Destra

Quello di Matteo Renzi è stato un anno segnato dai referendum. A marzo c’era stato quello sulle trivelle che il Governo era riuscito ad affossare convincendo gli italiani a non andare a votare. Poi a dicembre, con il cenone già prenotato, il buon Matteo ha dovuto inchinarsi alla maggioranza popolare, quel 60% di votanti che il 4 dicembre scorso hanno detto no alla sua idea di riforma costituzionale. Eppure il Presidente del Consiglio ci aveva sperato fino all’ultimo, aveva puntato tutto su quella riforma della costituzione tanto voluta e attesa per la quale, lui, c’aveva messo la faccia. Ma non è bastato. Gli italiani hanno detto no, e chi per un motivo chi per un altro ha detto che questa riforma, così com’è, non s’ha da fare. E Matteo, dopo aver incassato il no dei cittadini italiani, quello del Presidente emerito Napolitano e gli insulti di larga parte del Parlamento, ha fatto le valigie e ha dato le dimissioni, lasciando il compito di tirare a campare a Paolo Gentiloni, nominato presidente del Consiglio pochi giorni prima di Natale.

Anche sul piano europeo, Matteo Renzi ha avuto un anno piuttosto movimentato. Da un lato la questione migranti e dall’altro il sempre gravoso problema dei conti pubblici, aggravati dai terremoti che hanno colpito il centro Italia, da un’economia che stenta a ripartire e dalla stessa questione degli sbarchi. Proprio quest’ultimo punto ha infiammato in modo continuo e costante il dibattito politico nel bel Paese, portando agli onori della cronaca posti prima sconosciuti come Gorino, la città ribelle che con le barricate ha respinto l’ipotesi di accogliere qualsivoglia migrante. L’immigrazione è stato anche il tema su cui più si sono spesi i due partiti della rinnovata destra italiana, la Lega Nord a guida Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Grazie alla profonda crisi che sta attraversando Forza Italia, orfana del suo leader Silvio Berlusconi ancora in piena inagibilità politica, l’asse formato da due ex delfini è andato rafforzandosi negli ultimi dodici mesi, raggiungendo il suo apice al momento dell’approvazione della legge sulle Unioni Civili.

E sì perché, nel suo anno travagliato, Matteo Renzi è riuscito a scontentare tutti o quasi con una bella legge che sancisce l’approvazione delle Unioni Civili anche per le coppie omosessuali. Forse è stato quello il momento di massimo spolvero per tutti i partiti. Tutti, ma proprio tutti avevano un’opinione. Ne abbiamo viste di tutti i colori, non tanto per le tante bandiere arcobaleno che hanno sventolato per giorni su tutto il territorio nazionale, ma anche per quanto detto da tutte le forze politiche. La senatrice Monica Cirinnà, promotrice del disegno di legge, si è spesa in ogni modo per far approvare una legislazione quanto più completa possibile, che regolamentasse anche la delicata questione dei figli nati o cresciuti all’interno di coppie formate da persone dello stesso sesso. Purtroppo non ce l’ha fatta, ma la signora Cirinnà non sembra una che si arrende tanto facilmente.

Per contro bisogna registrare la questione banche, con i casi Banca Etruria e Monte dei Paschi in primo piano, che hanno condizionato il dibattito nell’ultimo anno e che di certo caratterizzeranno anche i prossimi mesi. Questo a meno che il nuovo governo Gentiloni non riesca a uscire dal pantano generato dall’enorme scandalo in cui versa il sistema bancario del nostro Paese. Senza dimenticare le problematiche relative al lavoro, alle messa in opera delle grandi infrastrutture e alle riforme urgenti che ancora tardano a essere realizzate.

Nel 2016, la politica italiana ha perso anche alcuni grandi protagonisti che hanno segnato in un modo o nell’altro i settant’anni della nostra Repubblica, festeggiati il 2 giugno scorso. Da Tina Anselmi, prima donna a ricoprire il ruolo di Ministro della Repubblica in due dicasteri chiave come quello del Lavoro e quello della sanità, al leader del Partito Radicale Marco Pannella, da sempre in prima linea nella lotta per i diritti civili e le libertà fondamentali. C’è poi stata la prematura scomparsa di Gianroberto Casaleggio, il politico non politico, ispiratore e fondatore del Movimento Cinque Stelle, morto a sessantadue anni nel giugno del 2016. Senza dimenticare il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, uno dei presidenti più amati della storia della nostra Repubblica, che si è spento a Roma nel settembre scorso.

Grandi sorprese ha riservato anche la tornata delle elezioni amministrative, che a giugno ha portato una vera e propria rivoluzione in numerosi comuni della penisola. A parte alcune conferme e vittorie abbastanza scontate, le novità più significative sono state registrate a Torino e Roma dove per la prima volta si sono imposte due candidate pentastellate, Chiara Appendino e Virginia Raggi. A pochi mesi dalla vittoria, le storie delle due sindache e delle loro amministrazioni sono risultate molto diverse fra loro, ma per certi verse entrambe si sono adeguate alla celebre frase del “Gattopardo” secondo cui tutto deve cambiare affinché niente cambi. Tutto bene, o quantomeno nessun inciampo, per la Appendino, che è riuscita a traghettare la città verso il cambio di amministrazione senza troppi drammi. Anche a Roma le cose sono rimaste pressoché immutate: dopo sei mesi di “governo a Cinque Stelle” la città permane nello stesso caos precedente alle elezioni, solo con qualche indagato e qualche buca in più. In seno a M5S, le nuove indagini romane, che vedono imputati diversi esponenti della giunta Raggi, hanno avuto come contraltare la redazione di un codice etico, che da in futuro verrà applicato a tutti i pentastellati eletti.

Ancora tanti i temi sul tavolo del Governo e che aspettano di essere discussi all’interno delle aule parlamentari o nelle varie stanze dei bottoni della politica italiana. Dalla legge elettorale al tema economico, passando per le banche e la questione riforme istituzionali, il 2017 appena iniziato si preannuncia come un anno pieno di sfide per il nostro Paese, soprattutto per la classe politica, sia essa nazionale o locale, chiamata a dare risposte concrete a quanto resta ancora da fare. Su tutto pende poi la spada di Damocle delle elezioni politiche, un appuntamento che in tanti dicono di attendere con ansia, ma che certo è visto da molti come uno spauracchio che potrebbe mettere in pericolo poltrone, incarichi e privilegi.

(di Christopher Rovetti)

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