Giorno 6 – Labirinto di pensieri

Caro diario,

poil cielo grigio mi inquieta particolarmente. Mi censura qualsiasi emozione ed è in grado di ridurre notevolmente la mia capacità di espressione. Queste nuvole, seppur passeggere ma gonfie di tempesta,  sembrano quasi vogliose di manifestarsi senza inibizioni. La morbidezza di quelle forme mi ricorda la pastiera preparata da zia Carmela, originaria di Avellino. Ripenso al profumo di buono delle giornate festive e alle grandi tavolate, immerse da uno spirito profondo di convivialità e serenità.

Le giornate di ferie, sono momenti di conciliazione con se stessi e con le proprie esistenze. Sottratti dal tram tram quotidiano, ci si riappropria del tempo perduto dietro quelle mail senza risposta o dietro la voce del capo bastardo. Vorrei che la vita potesse essere come una giornata trascorsa immersa nel verde, tra una grigliata di carne, qualche calice di vino rosso e le risate degli amici di sempre. Malgrado gli ostacoli, un’esistenza vissuta in tal senso, parrebbe a tratti, meravigliosamente senza tempo. Ed è lo scandire frenetico delle nostre paure e delle angosce quotidiane, che spesso, impedisce di  godere, degli intensi, ma labili, momenti di felicità: quella sensazione controversa, che mi assale mentre cammino, che assume la voce di quel passante che indaffarato, mi sorride al volo. E’ la felicità della vita di sempre, di quella scandita dai volti noti, dalle conoscenze inaspettate, da una nuova forma di innamoramento, dallo schiocco dei baci irrefrenabili.

Ed eccoci qui: Fabio, Elena, Roberto, Gloria e gli altri compagni di viaggio. Siamo sempre gli stessi, un tantino più complicati ed immersi nelle nostre storie. Mi sembra di percepire le stesse emozioni che si scandivano nei banchi di scuola, in cui la lezione di storia era un momento buono per scambiare sorrisi e navigare in brufolosi e infantili momenti di vitalità. Ricordo quelle risate: le stesse che ancora oggi, caratterizzano le nostre serate e che non mi stanco mai di assaporare. In  questa tavolata ricolma di formaggi, salumi e di qualche bicchiere di troppo, ripensiamo alle nostre esperienze e ci ritroviamo cresciuti: un tantino, una spanna in più verso il cielo. Quello che c’è stato, ce lo siamo cuciti addosso come un vestito: il dolore immenso, la perdita di un proprio caro, la mancanza, i vuoti, la gioia per un obiettivo raggiunto, la partenza, il saluto davanti al binario della stazione, il ritrovarsi per poi riconciliarsi, le sfuriate ed i litigi senza senso. Cosa sarebbe la vita senza i legami? Qualcuno ritiene che non essere amati possa essere una vera sofferenza, ma che non amare sia, tuttavia, una vera e propria sciagura.

Ed è per questo che bisognerebbe godere della stessa aria di cui si nutre la persona che amiamo. Invaderne gli spazi pacificamente, coltivare la natura del rapporto con la stessa costanza e capacità con cui si cura una piantina che porterà fiori rossi lucenti.

Caro diario,

mi succede spesso di ripensare cose senza un senso. Ti è mai capitato di perderti nei luoghi più angusti dell’anima? Se dovessi rappresentare metaforicamente il viaggio che percorri ogni santo giorno nei meandri della tua irrazionalità, quale immagine utilizzeresti? Sai, a volte penso di essere attorcigliata come un serpente dai colori fosforescenti, altre volte mi sembra quasi di percorrere la mia esistenza con la stessa lentezza di una lumaca. Altre ancora, sembra quasi di riuscirmi a librare nell’aria come una farfalla, in compenso ci sono momenti in cui mi sento ingabbiata ed impetuosa come una rondine imprigionata in una stanza vuota. Sbatto alla pareti, mi dimeno, non trovo una via d’uscita: ma poi il punto di luce mi fa cenno che la salvezza è proprio a portata di mano, occorre soltanto non perdere il senno e respirare.

In una partita senza vincitori o perdenti come è la vita, occorre non smettere mai di assumere con responsabilità il proprio ruolo, sino a quando l’arbitro non decida di fischiare la conclusione. Ed in una giornata un tantino uggiosa come questa, ho solo tanta voglia di succhiare tutta la linfa e l’ossigeno dal sorriso degli altri, quello senza il quale sarebbe davvero impossibile riuscire a germogliare. Indaffarata dalle mie paure, per una volta ho deciso di abbassare la guardia, di concedermi a quel sonoro ed incoraggiante urlo di spensieratezza che è la libertà di essere vivi e di riuscire ad amare ancora.

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