Coree, storico incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in

Storico incontro intercoreano. Kim Jong-un valica il confine e diventa il primo leader nordcoreano a entrare in territorio sudcoreano dal 1953. Nella dichiarazione congiunta, accordo sulla completa denuclearizzazione e l’annuncio di trasformare entro l’anno, l’armistizio del ’53 in un trattato di pace definitivo.

Se fino a pochi mesi fa, l’escalation missilistica e nucleare era inarrestabile e faceva temere per una guerra mondiale oggi, la storica stretta di mano tra i due leader della Corea del Nord e del Sud e il contenuto della dichiarazione congiunta diffusa dopo l’incontro, lasciano ben sperare. Ma se la pace è quasi definitiva, i motivi alla base del riavvicinamento non sono né chiari né scontati.

I giochi olimpici invernali dello scorso febbraio, ospitati dalla Corea del Nord a Pyeongchang avevano aperto la strada alla distensione tra i due paesi: la stretta di mano tra Moon Jae-in, il presidente della Corea del Sud e Kim Yo-jong, sorella del leader del Nord, la sfilata congiunta delle due Coree sotto un’unica bandiera raffigurante l’intera penisola su sfondo blu, le mani di due giocatrici di hockey, una del Nord l’altra del Sud, che stringono insieme la fiaccola.

Ma l’incontro la settimana scorsa tra i due leader ha un sapore diverso. Quello appena tenutosi è stato il terzo vertice tra le due Coree, dopo quelli del 2000 e del 2007(entrambi tenuti a Pyongyang) e il primo a tenersi in territorio sud-coreano.Kim Jong-un e Moon Jae-in si sono incontrati al confine tra i due paesi e Kim ha poi varcato la linea di demarcazione militare (quella che separa i due paesi dall’armistizio di Panmunjom del 1953), diventando il primo leader nordcoreano a entrare in territorio sudcoreano proprio dal 1953.

Una nuova storia comincia ora” è stato il messaggio lasciato dal leader nord-coreano. “Il peso sulle nostre spalle è pesante”, ha dichiarato Moon, ma la pace tra le due Coree è “un regalo al mondo”.
Nel comunicato congiunto resto noto dopo il vertice, si legge: “I due leader hanno solennemente dichiarato di fronte a 80 milioni di persone della nostra nazione e al mondo intero, che non ci sarà più guerra nella penisola coreana e che una nuova era di pace è cominciata”. E ancora: “Dal 1 maggio prossimo cesseranno tutti gli atti ostili in ogni campo(anche l’uso di altoparlantiche rimandano messaggi di propaganda e il lancio di volantini, ndr). Pyongyang e Seul si impegnano anche a tenere summit trilaterali con gli Stati Uniti, o quadrilateri, con Stati Uniti e Cina con l’obiettivo di dichiarare la fine della guerra e stabilire un permanente e solido regime di pace”.
E sulla denuclearizzazione (ossia la rinuncia da parte della Corea del Nord al suo arsenale nucleare): “Confermato l’obiettivo comune di realizzare, attraverso la completa denuclearizzazione, una penisola coreana libera dal nucleare”.
Corea del Nord e Corea del Sud si sono accordate anche per aprire un ufficio di collegamento congiunto nel distretto industriale inter-coreano di Kaesong. Altra apertura, più simbolica, l’uniformazione del fuso orario fra Corea del Nord e Corea del Sud.
La motivazione principale dietro a questo riavvicinamento (per ora solo formale) è lo stato disastroso e disperato dell’economia di nordcoreana: sotto embargo americano dalla guerra di Corea del 1950, oggetto di sanzioni ONU da dicembre 2017 (votate anche da Cina e Russia).

Ma è anche frutto dell’obiettivo più personalistico di Kim: dialogo in cambio di garanzie, per il regime e per se stesso.
Sullo storico incontro Pechino ha avuto un ruolo chiave. Lo scorso anno, la Cina ha votato a favore delle sanzioni Onu contro la Corea del Nord, e questo ha spaventato il regime di Kim. Lo ha riconosciuto lo stesso Donald Trump, via Twitter, che dopo essersi complimentato per l’esito del summit (“After a furious year of missile launches and Nuclear testing, a historic meeting between North and South Korea is now taking place. Good things are happening, but only time will tell!”) ha sottolineato come l’accordo tra Corea del Sud e Corea del Nord sarebbe stato “un processo più lungo e più duro” da raggiungere, senza l’aiuto del presidente cinese Xi Jinping, che definisce “amico” (“Please do not forget the great help that my good friend, President Xi of China, has given to the United States, particularly at the Border of North Korea. Without him it would have been a much longer, tougher, process!”).
L’incontro è anche frutto della strategia sudcoreana di ottenere dei benefici da una penisola coreana denuclearizzata e sostanzialmente libera dalla presenza militare americana (interesse quest’ultimo condiviso con la Cina) poichè con l’accordo di denuclearizzazione, si avrebbe il graduale ritiro della presenza militare americano dal 38° parallelo.

Ora, dopo lo storico incontro fra i presidenti delle due Coree, la distensione e la denuclearizzazione del regime di Kim Jong-un passano per il summit con Donald Trump, del quale non si conoscono ancora né data né luogo (forse Singapore e Mongolia). Già definita invece, la visita che in autunno Moon ricambierà a Kim Jong-un a Pyongyang.

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