George Weah: da pallone d’oro a presidente della Liberia

L’ex campione di calcio liberiano, George Weah, è stato eletto presidente del suo Paese. La vittoria arriva al secondo tentativo, dopo la sconfitta nelle presidenziali del 2005 che avevano visto prevalere Ellen Sirleaf

Una persona vincente lo è sempre, qualsiasi sia l’attività in cui si cimenti. L’ultimo esempio in ordine di tempo di questo assioma di vita è sicuramente George Weah, ex campione di calcio liberiano recentemente eletto presidente del suo paese. La vita di questo pallone d’oro che ha militato nelle file di alcune delle più grandi squadre europee sembra veramente un film. Nato in una delle baraccopoli di Monrovia, il suo straordinario talento calcistico lo ha portato a essere insignito del titolo di calciatore africano del secolo e a essere inserito da Pelé nella classifica FIFA dei 125 calciatori più forti di sempre. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Weah ha deciso di impegnarsi per il suo paese, scendendo in politica e dimostrando di poter essere un vincente anche in un campo diverso da quello di calcio.

Così come quella calcistica, anche la carriera politica di Weah è stata in salita, piena di ostacoli, ma senza dubbio straordinaria. La sua prima partecipazione alle presidenziali liberiane risale al 2005 nelle file del Congresso per la Democrazia e il Cambiamento. Al primo turno risultò il candidato che ottenne il maggior numero di voti, ma al ballottaggio fu sconfitto dall’economista Ellen Sirleaf, prima donna a diventare presidente della Liberia e successivamente vincitrice del premio nobel per la pace nel 2011. Nonostante questa battuta d’arresto Weah non si perse d’animo. Dal punto di vista dell’immagine sapeva di non avere rivali. Non solo era stato un calciatore di successo, ma aveva più volte dimostrato di impegnarsi in attività umanitarie per combattere i tanti mali endemici che affliggono il continente africano.

Quello che mancava al campione non era il talento, ma l’esperienza politica e le competenze per affrontare in modo concreto i problemi del suo paese. E allora il buon George si è messo a studiare, lavorando sodo per riuscire a diventare un vero politico, credibile, in grado di dare risposte serie alle esigenze della martoriata Liberia. Ci è voluto un po’, ma alla fine il campione è riuscito a farsi percepire come un successore valido di Ellen Sirleaf. Talmente valido da battere prima il figlio del premio Nobel nelle elezioni per il Senato e poi il vicepresidente Joseph Boakay nella corsa alla presidenza. Weah ha convinto il 61,5% di coloro che si sono recati alle urne a votare per lui, dimostrando di essere ben più di uno sportivo prestato alla politica. 

In cima al programma del neo presidente ci sono istruzione e crescita economica, due temi che hanno spinto tanti giovani liberiani a sceglierlo come nuovo presidente. Cruciale per la vittoria del campione è stato l’appoggio di Jewel Taylor, ex first lady, moglie di Charles Taylor, presidente della Liberia dal 1996 al 2003, considerato uno dei signori della guerra dell’Africa. 

Quello che trova Weah dopo dieci anni di presidenza Sirleaf è sicuramente un paese profondamente cambiato rispetto ai tempi della sua prima candidatura. Nel 2005 la Liberia era appena uscita da un lungo periodo di guerra civile, che aveva fatto seguito al colpo di stato con il quale era stato cacciato Taylor. Il paese era in ginocchio, privo di una guida e con una democrazia totalmente da ricostruire. Ellen Sirleaf ha saputo ridare speranza a una nazione che aveva perso ogni credibilità internazionale, sia sul piano politico sia dal punto di vista economico. I successi del governo guidato dall’iron lady africana sono sintetizzabili nel ritiro della missione ONU dal territorio liberiano e dalle parole di elogio di Ban Ki-Moon nei confronti dell’ex presidente. 

Dunque non sarà così scontato per George Weah raccogliere l’eredità lasciata da Ellen Sirleaf, soprattutto dopo che, nel 2015, il paese è stato colpito dalla più grave epidemia di Ebola del secolo, che ha causato oltre cinquemila vittime in meno di due anni. Saprà il campione africano trascinare il suo paese verso il rilancio economico, sociale e politico come ha fatto tante volte con le squadre in cui ha militato? Il popolo liberiano ci spera, le organizzazioni internazionali se lo augurano, mentre i mercati stanno a guardare in attesa dei primi provvedimenti del nuovo presidente. Molti detrattori hanno fatto notare come il programma politico dell’ex pallone d’oro appaia un po’ vago, ma chissà che questo genio del calcio cresciuto fra le baracche di Monrovia non si riveli un vero talento anche nelle vesti di leader del suo paese.

(di Christopher Rovetti)

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