Nucleare Nord Corea: l’ONU vota nuove sanzioni verso il regime di Pyongyang

 

Via libera alle nuove sanzioni verso il regime di Kim Jong Un dopo l’escalation di test nucleari. Sanzioni alleggerite rispetto agli intenti iniziali (soprattutto di Washington) ma unanimi grazie al voto a favore di Cina e Russia

nord coreaIl sesto e ultimo (per ora) test nucleare effettuato dalla Corea del Nord lo scorso 3 settembre scatena gli allarmismi della comunità internazionale e induce a riflettere sulle conseguenze che la minaccia atomica paventata dalla Corea del Nord potrebbe rappresentare per l’intero pianeta visti soprattutto gli attori coinvolti: Stati Uniti, Cina e Russia Tra test già riusciti e progetti in atto, la minaccia dell’arsenale nord coreano è realtà.
Attualmente la Corea del Nord dispone di un arsenale di oltre 1.000 testate, incluse quelle a lungo raggio che potrebbero raggiungere gli Stati Uniti. I missili nordcoreani si differenziano attualmente in missili a corta gittata, capaci di estendersi per un raggio compreso tra i 300 e 500 km, missili a media gettata come i Nodong (1300 km di raggio d’azione) e i Taepodong1 (2000 km di raggio d’azione). Un missile Musudan modificato (con una gittata di circa 4000 km) è potenzialmente in grado di colpire la base americana di Guam. Un missile del genere ha finito la sua traiettoria, lo scorso febbraio, nelle acque del mar del Giappone.

Le prossime misure adottate dalla Repubblica Democratica di Corea causeranno agli Stati Uniti il più grande dolore e le peggiori sofferenze che abbiano mai provato in tutta la loro storia” ha dichiarato il ministro degli Esteri della Corea del Nord. “Se l’America continuerà sulla strada delle sanzioni, pagherà un caro prezzo“, ha continuato il ministro.

Le sanzioni dunque. La minaccia del regime di Kim Jong-un segue la richiesta di Trump alle Nazioni Unite di imporre un embargo petrolifero, un blocco navale parziale, lo stop alle esportazioni tessili e la fine degli accordi di assunzione di manodopera nordcoreana da parte di Paesi stranieri.

Se Trump ha deciso per una “linea dura”, la Cina è preoccupata ma respinge qualsiasi misura che potrebbe suscitare l’instabilità politica di Pyongyang, così come la Russia di Putin si è detta contraria a qualsiasi sanzione, in particolare all’embargo petrolifero.
Il test dello scorso 3 settembre ha causato due terremoti artificiali e l’esplosione è stata 5 volte più potente della bomba di Nagasaki del 1945. L’obiettivo di Washington ora è quello di indebolire l’economia nordcoreana per impedire la corsa allo sviluppo di missili e armi nucleari. Dal 2006, l’anno del primo test nucleare del Paese (a cui ne sono seguiti altri cinque), il Consiglio di sicurezza Onu ha votato all’unanimità otto risoluzioni con sanzioni sempre più dure.

Lunedì 11 settembre, la decisione dell’ONU: il Consiglio di Sicurezza ha approvato una risoluzione che pone il bando alle esportazioni tessili di Pyongyang e limita le importazioni di petrolio e gas naturale. Ben lontani da quanto richiesto dall’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley, che all’indomani dell’ultimo test nucleare realizzato dai nordcoreani il 3 settembre aveva chiesto a gran voce “sanzioni più dure di sempre”. Linea più morbida quindi anche per assicurarsi l’appoggio di Russia e Cina, membri permanenti e con diritto di veto, contrari allo “stritolamento” dell’economia nordcoreana.

(di Alessandra Esposito)

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