Trump annuncia la fine del DACA. No agli immigrati irregolari in USA

Trump annuncia la sospensione del programma che ha permesso agli immigrati irregolari arrivati negli USA da bambini di non essere espulsi e di lavorare

Mantenendo la promessa fatta agli elettori durante la campagna elettorale, Donald Trump ha cancellato la riforma – voluta da Obama nel 2012 – che protegge i giovani portati illegalmente dai genitori nel Paese quando erano bambini.

Si tratta del DACA – Deferred Action for Childhood Arrivals – il programma di amnistia per i minorenni fatti entrare illegalmente negli Stati Uniti.

Il provvedimento è stato giudicato “incostituzionale” dalla nuova amministrazione USA. Il Daca riguarda 800mila bambini e ragazzi immigrati irregolarmente negli Usa, i cosiddetti Dreamers, acronimo di Development, Relief, and Education for Alien Minors (ma anche “sognatori” in inglese). Alcuni dei requisiti necessari per ottenere questo status sono il fatto di essere arrivati nel Paese prima del loro 16esimo compleanno, di essere iscritti a scuola o di aver completato i propri studi e di aver vissuto in modo continuativo negli Stati Uniti per diversi anni senza aver commesso crimini. Chi è in possesso di questi requisiti può – o meglio poteva – continuare a studiare o lavorare negli Usa senza essere espulso. Dovrebbe continuare a essere così fino al marzo 2018, quando il Congresso presenterà la propria proposta di riforma. “La nazione deve fissare e applicare un limite su quanti immigrati ammettiamo ogni anno, e ciò vuol dire che non tutti possono essere accettati”, ha spiegato l’Attorney general Sessions. “Ciò non vuol dire che queste sono cattive persone o che la nazione non li rispetta o li sminuisce in alcun modo. Vuol dire che stiamo applicando le nostre leggi nella maniera corretta, così come approvate dal Congresso”.

L’annuncio di voler abrogare il Daca, Trump l’aveva già dato in campagna elettorale, definendo il piano un'”amnistia illegale”. Ora ha mantenuto la promessa, anche se il Partito Repubblicano non sembra unito in questa decisione. Paul Ryan, il portavoce della Casa Bianca, sull’abolizione del Daca così si era espresso: “Non credo che dovremmo farlo. Il Congresso sta lavorando a una nuova legge per preservare il programma. Ci sono bambini che non conoscono altro Paese che gli Usa, che sono stati portati qui dai loro genitori e non hanno un’altra casa”. Contrario anche il senatore repubblicano dell’Oklahoma James Lankford: “È giusto che ci siano conseguenze per chi intenzionalmente entra in questo Paese in modo illegale. Tuttavia, come americani, non possiamo ritenere i minori responsabili delle azioni dei propri genitori”.
L’immigrazione continua a essere un argomento controverso negli Stati Uniti di Trump e all’interno della sua stessa amministrazione nonché nel partito.
Un coro di proteste si è scatenato sul presidente che si è difeso spiegando di “nutrire un grande amore per queste persone, che non sono bambini come si pensa, ma in realtà si tratta di giovani adulti”. “Adesso – ha aggiunto il presidente Usa – si spera che il Congresso possa realmente aiutarli. Nel lungo periodo sarà la soluzione giusta”. Infatti, il Congresso ha sei mesi di tempo per trovare una soluzione per le 800mila persone coinvolte. “Sono pronto a lavorare con il democratici e i repubblicani in Congresso – ha concluso Trump – per una riforma dell’immigrazione tale da mettere i cittadini, grandi lavoratori, del nostro Paese al primo posto”.

L’intento di Obama, con la riforma “Dreamers” era creare una corsia agevolata per regolarizzare quei giovani senza permesso di residenza, arrivati negli Stati Uniti da bambini portati dai genitori alla ricerca per loro del “sogno americano”. Una sorta di sanatoria. Sull’abrogazione del piano è intervenuto lo stesso Obama, rompendo la prassi istituzionale secondo cui il presidente uscente non interviene sulle decisioni di quello in carica. Obama ha parlato di scelta “sbagliata”, “autolesionista” e “crudele”. Con un lungo post sul suo profilo Facebook, Obama ha spiegato che “mettere nel mirino queste giovani persone è sbagliato, perché non hanno fatto nulla di male”. “È autolesionista perché vogliono solo iniziare a fare impresa, lavorare nei nostri laboratori, servire nelle nostre forze armate o contribuire in altri modi al benessere del Paese che amiamo. Ed è crudele”. E ha continuato: “Siamo chiari: l’azione presa oggi non è richiesta legalmente. È una decisione politica e una questione morale”.
Dure posizioni sono state prese anche dai Big della Silicon Valley. “È un giorno triste per il nostro Paese. La decisione non è solo sbagliata. È particolarmente crudele offrire “il sogno americano” a gente giovane, spingerla a uscire dall’ombra e fidarsi del nostro governo, e poi, punirla per questo”, ha scritto il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. “Sono profondamente sconvolto dal fatto che 800mila statunitensi, inclusi oltre 250 dei nostri colleghi di Apple, potrebbero essere espulsi dall’unico Paese che hanno chiamato casa”, ha affermato il ceo di Apple, Tim Cook. Anche il ceo di Google, Sundar Pichai si è unito al coro di proteste: “I Dreamers sono nostri vicini, nostri amici e nostri compagni. Questa è casa loro, il Congresso deve agire ora per difendere il Daca”. Sul tema è intervenuto anche il presidente di Microsoft, Brad Smith, definendosi “profondamente deluso” e ribadendo che una legge che protegga i Dreamers è ora “un imperativo economico e una necessità umanitaria”.
Dopo l’annuncio, centinaia di persone hanno protestato davanti alla Trump Tower e alla Casa Bianca. la rottura sui Dreamers tocca anche il Consiglio per la diversità presso la Casa Bianca, con le dimissioni di uno dei membri, Javier Palomarez, che è anche presidente della Camera di commercio ispanico-americana, la più grande associazione imprenditoriale ispanica negli Usa.

(di Alessandra Esposito)

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