La Catalogna convoca per ottobre un nuovo referendum per l’indipendenza

La Catalogna ci riprova e convoca per ottobre un nuovo referendum per chiedere l’indipendenza da Madrid. Ostacolo al separatismo, il Tribunale costituzionale.

Il presidente catalano Puigdemont ha annunciato che il primo ottobre 2017 sarà convocato il referendum sull’indipendenza della Catalogna, nonostante il veto del governo madrileno. Ai catalani sarà chiesto se vogliono che la Catalogna sia “uno Stato indipendente nella forma di una Repubblica”. L’annuncio, aggrava ulteriormente la crisi in corso tra la provincia spagnola e Madrid. Per il governo centrale la consultazione è “illegale” e “anticostituzionale” e pertanto da ostacolare.
Tuttavia ad ora, non è stato firmato alcun atto ufficiale per evitare il ricorso alla Corte costituzionale spagnola per bloccare la convocazione e chiedere misure contro i dirigenti catalani, come già successo. Puigdemont ha accusato il governo di Madrid di non avere dato alcuna risposta positiva alle offerte di negoziato da parte della Catalogna e ha citato la sentenza della Corte costituzionale di Madrid di 7 anni fa che aveva bocciato lo “statuto catalano” votato dai parlamenti di Madrid e Barcellona e approvato con un referendum dalla popolazione catalana. Da allora “tutte le nostre proposte sono state respinte”, ha detto, e da Madrid è giunta “una lunga serie di no”.
A seguito di quella sentenza, il 10 luglio del 2010 fu convocata una manifestazione organizzata da Òmnium Cultural (associazione messa al bando durante il franchismo perché responsabile di propugnare la cultura catalana e la conservazione della sua lingua). Mezzo milione di persone scesero in strada per protesta contro la sentenza del tribunale Costituzionale che aveva bocciato lo Statuto, atto con il quale si riconosceva maggiore autonomia alla regione. Per molti si trattò della maggiore manifestazione della storia democratica della Catalogna, di portata superiore alla Diada – festa nella quale si commemora una sconfitta, la caduta di Barcellona nelle mani delle truppe borboniche – dell’11 settembre del 1977, giorno in cui per celebrare la fine del regime franchista i catalani scesero in piazza per gridare “libertà, amnistia e statuto di autonomia”.

A sostegno del referendum del prossimo 1 ottobre, è sceso anche l’allenatore del Manchester City Pep Guardiola che in un discorso pronunciato davanti a 40mila persone, ha lanciato il suo appello per il voto al referendum per l’indipendenza del prossimo 1 ottobre: “Lo faremo per decidere il nostro futuro. Voteremo anche se lo Stato spagnolo non vuole”. La Catalogna, ha detto “è vittima di uno Stato che ha messo in atto una persecuzione politica indegna del ventunesimo secolo“.

Guardiola si è inoltre rivolto alla comunità internazionale “Chiediamo che il mondo ci aiuti”.
Per ben 18 volte, come ha ricordato Guardiola, la Catalogna ha proposto di negoziare un referendum “concordato” ma ogni volta la risposta dello stato spagnolo, “che ora persegue perfino il dibattito politico”, “è stata un ‘no’”. E davanti a questo “scandalo politico”, ha continuato, la sola risposta è “più democrazia”.

Affievolitasi la spinta secessionista dei baschi, per il governo centrale diventa la questione catalana,
Eppure, il disegno tracciato da Puigdemont, segue uno schema già visto. Così Lupi e Morena sul Fatto Quotidiano: “Convocazione di un nuovo referendum, mancata legittimazione di Madrid, annullamento da parte della Corte, visto che la Costituzione prevede che un referendum sull’integrità territoriale debba coinvolgere l’intero corpo elettorale del paese. Seguiranno polemiche, nuovi rancori, denunce alle autorità per insubordinazione. Non è un caso che i sindacati in queste ore invochino protezione giuridica per gli oltre quattromila funzionari che potrebbero essere impegnati nella consultazione. Organizzazione incerta, ancor di più nelle principali città catalane, quali Tarragona e Hospitalet de Llobregat, guidate dai socialisti contrari alla secessione. La stessa Ada Colau, sindaco di Barcellona e leader dei movimenti riuniti in Barcelona en Comú, si è detta contraria al referendum. Insomma, tutto cambia perché nulla cambi.

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