Pink Floyd: inaugurata al Macro di Roma la mostra rock

 The Pink Floyd Exhibition, Their Mortal Remains: la mostra dedicata a uno dei gruppi musicali più innovativi e influenti della storia, a cinquanta anni dalla fondazione è a Roma fino al 1° luglio 2018

Inaugurata insieme a uno dei membri fondatori della band, Nick Mason, l’esposizione ripercorre la storia dei Pink Floyd dagli anni Sessanta, quelli della fondazione, al live del 2008.
E’ la prima tappa internazionale della “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains” dopo il debutto al Victoria and Albert Museum di Londra. La mostra è un viaggio audiovisivo lungo i cinquant’anni di carriera di uno dei più leggendari gruppi rock, nato come gruppo underground la cui storia inizia nel 1967 con due singoli e l’acclamato album d’esordio.

 

Da lì, la prima comparsa nel programma cult della BBC “Top of the pops” e la tournée con Jimi Hendrix in Europa e America.
Roger Waters e Syd Barrett sono ispirati dal rock and roll e dal blues americani degli anni cinquanta quando scelgono il nome della band, che deriva dal quello di due musicisti blues: Pinkney “Pink”Anderson e Floyd “Dipper Boy” Council. In principio, erano conosciuti con il nome di “Tea Set” ma quando nel 1965 parteciparono a un concerto con una band omonima, cambiarono in Pink Floyd.

Il percorso offerto dal Macro si apre con un omaggio alla cultura psichedelica di quegli anni. Le prime performance del gruppo hanno luogo infatti nella scena underground di Londra (All Saints Hall di Notting Hill, il club Ufo di Londra, la Roundhouse).

Poi il percorso prosegue con un omaggio a Roger Keith “Syd” Barrett, primo frontman, autore di testi e chitarrista dei Pink Floyd e alla “sua musica avanguardista, il suo carisma, la sua intelligenza e le sue canzoni idiosincratiche.”
Syd Barrett, primo chitarrista e compositore, lascerà la band all’inizio del 1968, insofferente al crescente successo della band, e progressivamente emarginatosi dal gruppo a causa del pesante uso di droghe (Lsd) e di una forma di alienazione. A Barrett si affiancherà per poi sostituirlo, Dave Gilmour. Con Gilmour, la line-up della band divenne quella che porterà i Pink Floyd alla fama mondiale: Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright.

La psichedelia inizierà a poco a poco ad abbandonare la scena musicale mondiale. Molti gruppi non reggono il cambiamento ma i Pink Floyd, ancora agli inizi e con una forte propensione alle lunghe suite musicali, riuscirono a soddisfare le nuove richieste del mercato dove le vendite degli album superavano quelle dei singoli.
Nasce la musica rock sperimentale, creativa e i Pink Floyd sono lì a inventare nuove tecnologie musicali, usando ogni genere di strumento (dai sintonizzatori agli oggetti domestici) e ricercando nuovi suoni. Il gruppo utilizza la tecnologia in modo inventivo e creativo ed è una parte fondamentale del loro lavoro compositivo. Il fatto di essere stati studenti di architettura ha fatto sì che i membri del gruppo condividessero l’importanza del concetto della progettazione dell’ambiente in cui si ascoltava la loro musica. I loro show diventano spettacolari esibizioni alle quali collaborarono architetti, designer, artisti e ingegneri. É la musica degli “architetti del rock”.

La mostra continua ricordando il contributo dei Pink Floyd al cinema e alla televisione. Alla fine degli anni Sessanta sono conosciuti per i soundscape atmosferici e la loro musica viene utilizzata come colonna sonora di molti film (come The Commitee, film noir di Peter Sykes e Zabriskie Point del 1970, ritratto della contro-cultura americana di Michelangelo Antonioni).

L’esposizione permette al fruitore di leggere le lettere di Waters alla fidanzata e quella di Gilmour ai genitori (dove li rassicurava riguardo il suo ingresso nella band sulla scena underground londinese: “Non vi preoccupate di cosa dicono i giornali sulle possibili ragioni e per la grafia di Gilmur”), il contratto del 9 aprile 1969 per il live al Radio One Club della BBC in cui Syd Barrett compare ancora come membro della band e quello del 1 giugno 1969 per il concerto a “Top Gear” di BBC Radio con Syd Barrett barrato e David Gilmour scritto a mano, l’organo Farfisa Compact Duo comprato da Wright nel 1966 e suonato fino al 2006, la chitarra Donelectro 3021 nera che Syd Barrett suonava con un accendino Zippo al posto del plettro per ottenere un suono insolito e più acuto, poster di concerti, camice e cappelli indossati da Mason, il costume e il megafono indossati da Waters durante la tourneè di The Wall (2010-13).

In mostra, storie e aneddoti legati ai principali successi della band: da Arnold Layne/Candy and a Currant Bun, il primo singolo della band inglese (pubblicato per la prima volta l’11 marzo 1967) ad Atom Heart Mother (uscito il 10 ottobre 1970) punto di svolta nel percorso artistico dei Pink Floyd, che con questo lavoro abbandonano la psichedelia per abbracciare il rock progressivo. Atom Heart Mother sarà il primo album della band a raggiungere la prima posizione nelle classifiche inglesi.

Nel 1972 esce Pink Floyd: Live at Pompeii, il film-documentario-concerto diretto da Adrian Maben, uscito nella versione per le sale cinematografiche nel 1974 e incentrato sulla musica del gruppo. L’assenza di pubblico a questo concerto dal vivo e con il Vesuvio sullo sfondo, rendono il documentario un film “anti-Woodsock” il famoso festival musicale del 1969 al quale parteciparono 450 mila persone.

Nel 1973 esce “The dark side of the moon”, l’ottavo album in sei anni. “E’ il trionfale risultato di mesi di sperimentazione, settimane trascorse nello studio di registrazione e un intero anno di concerti dal vivo”. È un album sui problemi quotidiani della vita moderna: soldi, morte, violenza, follia. A oltre 40 anni dalla pubblicazione, continua a vendere più di 7000 copie ogni settimana. È l’album che ha trasformato i Pink Floyd da gruppo pop cult in una delle band di maggior successo nel mondo.

Nel 1975 esce “Wish you were here”, riflessione profonda sugli aspetti negativi dell’industria musicale: avidità, ambizione, successo, ambizione. La copertina, con l’immagine di un uomo che prende fuoco mentre conclude un affare, allude alla meschinità del mondo della musica.

Il 1979 è l’anno di “The Wall”: il concetto alla base dell’album è l’alienazione dai fan della band, il disagio nell’esibirsi davanti ad un pubblico numeroso, soprattutto per l’ipersensibile Waters, il più influenzato dalla situazione, dalla barriera che percepiva tra lui e il pubblico durante i concerti. Le crescenti tensioni, portarono all’allontanamento di Waters dalla band che vi fece rientro solo nel 1993.

Dedica anche al Live 8 del 2005. Allo spettatore viene riservata la possibilità di assistere a dei brevi filmati del Live 8, la grande manifestazione musicale organizzata da Bob Geldof per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla povertà e sui problemi dell’Africa, alla quale i Pink Floyd partecipano tornando a esibirsi nella loro formazione storica, Roger Waters compreso, eseguendo cinque brani rappresentativi della loro avventura musicale: Speak to Me, Breathe (a cui venne accorpato Breathe (Reprise)), Money, Wish You Were Here e Comfortably Numb.

(di Alessandra Esposito)

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