Addio a Paolo Villaggio: la morte è una cagata pazzesca!

Muore a 84 anni Paolo Villaggio, alias Ugo Fantozzi, il ragioniere più famoso d’Italia. Tante risate ma anche grandi interpretazioni drammatiche

La morte è una cagata pazzesca! Deve essere stato questo il primo pensiero di molti italiani alla notizia della scomparsa di Paolo Villaggio. Lui, l’indimenticabile ragionier Ugo Fantozzi, il timidissimo Giandomenico Fracchia e il macchiettistico professor Kranz, si è spento all’età di 84 anni a Roma in seguito a complicazioni respiratorie dovute al diabete di cui soffriva da lungo tempo. Ciò che resta sono le sue maschere, i suoi personaggi e le sue straordinarie interpretazioni, che senza ombra di dubbio rappresentano degli spaccati della società italiana.

Parlare di Paolo Villaggio, ora che non c’è più è complicato. Lui che ha fatto ridere tutti per oltre mezzo secolo, adesso ha gettato un intero Paese nello sconforto. Già perché, da nord a sud, l’Italia amava Paolo Villaggio, soprattutto quando vestiva i panni di Ugo Fantozzi, l’impiegato vessato, goffo e assai sfigato circondato da personaggi assolutamente improbabili, ma nel loro insieme irresistibili e perfettamente calati nella vita del ragioniere più famoso d’Italia. Dalla moglie Pina alla signorina Silvani, passando per Filini e la scimmiesca progenie, Villaggio attraverso il suo Fantozzi è riuscito a ritrarre quell’italietta tragicomica che esisteva e che talvolta esiste ancora.

L’importanza di Fantozzi come personaggio letterario è tanto grande che, nel 2011, in occasione delle celebrazioni per i 150 dell’unità italiana, il primo libro della saga “Fantozzi”, scritto dallo stesso Villaggio, è stato inserito dal Centro per il libro e la letteratura fra i 150 libri che hanno segnato la storia del nostro Paese. E in effetti l’opera ebbe un tale successo da vendere oltre un milione di copie e da essere tradotta in numerose lingue. Per non parlare del termine “fantozziano”, entrato a far parte della lingua italiana col significato di persona goffa e impacciata o di situazione comica e grottesca.

Certo Paolo Villaggio non è stato solo Ugo Fantozzi. A parte le altre maschere comiche che hanno sancito la sua fama di artista, l’attore genovese ha lavorato con alcuni dei più grandi registi italiani come Nanni Loy, Ermanno Olmi, Sergio Corbucci, Mario Monicelli e tanti altri che ne hanno messo in luce le capacità drammatiche e l’anima tormentata e schiva. Davvero indimenticabile la sua interpretazione del maestro Marco Tullio Sperelli in “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller.

Il suo essere un artista poliedrico è ben visibile dalla straordinaria quantità di lavori realizzati nel corso di più di sessant’anni di carriera. Libri, sceneggiature, interpretazioni teatrali e televisive e ovviamente tanto tanto cinema. Fra i suoi amici di infanzia figurano nomi come il grande cantautore Fabrizio De André, con il quale lavorò come intrattenitore sulle navi da crociera. Nel corso della sua longeva carriera, l’attore genovese ha avuto modo di conoscere e lavorare con i più grandi attori e artisti italiani come Vittorio Gassman, Giorgio Gaber, Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi. Per la sua straordinaria attività cinematografica, il Festival del Cinema di Venezia e quello di Locarno gli hanno conferito i premi alla carriera il Leone d’oro e il Pardo d’oro.

Di lui, dei suoi lavori, del suo cinismo brillante hanno scritto e parlato tutti. Forse le parole più forti e significative furono quelle di Federico Fellini, che definì il comico genovese una “grande ricchezza ignorata e trascurata” assieme a Roberto Benigni. E proprio l’attore Premio Oscar, ricordando Paolo Villaggio, ha sottolineato come Fantozzi sia stata “la prima vera maschera nazionale italiana”, che tutti rappresenta, umilia e corregge. Toccanti le parole di Anna Mazzamauro, che ha definito la scomparsa di Paolo Villaggio come la morte della sua stessa giovinezza.

Forse ha ragione proprio la signorina Silvani. La scomparsa di Paolo Villaggio segna la fine di un’epoca. Con lui se ne vanno quelle risate genuine e spontanee che hanno caratterizzato la giovinezza di tanti di noi. Nonostante tutto, l’attore e l’uomo ci lasciano in eredità quella voglia di andare contro corrente portando in scena, come nella vita, l’inadeguato o più semplicemente ciò che non si conforma alla massa. E se questo non bastasse, attraverso Fantozzi, Paolo Villaggio ci ha lasciato un mantra che è una solida certezza: “La corazzata Potëmkin”, come la morte, è una cagata pazzesca!

(di Christopher Rovetti)

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