Rieletto Napolitano, per la prima volta il bis di un Presidente della Repubblica

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di Linda Ciriaci

Il 20 Aprile alle ore 18.00, al quinto scrutinio con 738 voti favorevoli, Giorgio Napolitano, è il primo Presidente della Repubblica ad essere chiamato ad un secondo mandato.

Ma qual è la storia di quest’uomo che ha deciso di sacrificarsi per il bene del nostro paese?

Iscritto ai Gruppi Universitari Fascisti durante gli anni giovanili, divenne successivamente un importante dirigente del Partito Comunista. Al suo interno fu prima un riformista, poi prese parte alla corrente dei “miglioristi”, corrente vicina al Psi di Bettino Craxi. Il “migliorismo” prende il nome dall’idea che fosse possibile “migliorare” gradualmente il capitalismo, attraverso una serie di riforme da portare avanti con una partecipazione attiva al governo, piuttosto che tramite uno scontro aperto con le “forze capitalistiche” o, addirittura, attraverso una rivoluzione.

Forte fu in quegli anni lo scontro tra Berlinguer e Napolitano. Il 28 luglio 1981, Berlinguer rilasciò, ad Eugenio Scalfari per La Repubblica, un’intervista nella quale denunciò il sistema corruttivo che attraversava la vita dei partiti degenerati in comitati d’affari, macchine di potere e di clientela. La risposta di Napolitano, uscita sull’Unità, non si fece attendere, criticò aspramente la guida di Berlinguer, accusandolo di “settarismo” e di “elitismo”.

Dopo quell’articolo, Napolitano venne accusato dalla dirigenza del partito di essere troppo vicino al partito socialista di Bettino Craxi.

Tra il 1989 e il 1991 si svolse il lungo processo, cominciato con la cosi detta “Svolta della Bolognina”, che porterà, il 3 febbraio 1991, allo scioglimento del PCI, in questo periodo Napolitano, si distaccò sempre più dalla vita operativa del partito e divenne un “notabile” della Repubblica, cioè una figura lontana dai giochi politici.

Nel 1992 venne eletto presidente della Camera, (preferito a Stefano Rodotà, che è stato votato dal Movimento 5 Stelle per la carica di Presidente della Repubblica) nel 1996 durante il primo governo Prodi divenne, il primo ministro degli Interni proveniente dal PCI.

Nel 2005 venne nominato senatore a vita, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2006 gli succederà diventando, al quarto scrutinio con 543 voti, l’undicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Il suo primo mandato iniziò con l’incarico a Romano Prodi di formare il suo secondo governo, ma dopo solo 9 mesi, nel febbraio 2007, Prodi salì al Quirinale per dimettersi dopo un voto negativo del Senato sulla politica estera.

Napolitano lo rimandò alle Camere e gli garantì altri 11 mesi di vita. Quando il governo Prodi cadde definitivamente, Napolitano tentò subito di evitare un ritorno alle urne con il ‘porcellum’, legge elettorale proposta dall’ex ministro leghista Calderoli ancora oggi in vigore, tentativo che fallì. Si tornò al voto, da cui uscì la solida maggioranza di centrodestra e il governo Berlusconi IV.

Nel novembre 2011 il Cavaliere, pressato da più parti, decise di dimettersi. A questo punto Napolitano diede vita ad un governo dei tecnici, presieduto dal Professor Mario Monti, nominato Senatore a vita dallo stesso Napolitano poco tempo prima. Un evento che ha segnato inevitabilmente il settennato del Presidente.

Altro evento, altrettanto importante, fu lo scontro con la Procura di Palermo sulle intercettazioni delle telefonate con Nicola Mancino, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Inchiesta  che travolse il consigliere di Napolitano, Loris D’Ambrosio, che morì improvvisamente, all’età di 65 anni, il 26 luglio del 2012, per un infarto.

La caduta del governo Monti, arrivata con dimissioni e non con un voto di sfiducia nel dicembre 2012, ha costretto il presidente Napolitano a sciogliere le Camere e a chiudere la legislatura senza riuscire ad ottenere dal Parlamento un cambio della legge elettorale. Dalle elezioni del 25 febbraio è uscito un Parlamento profondamente diviso. Nonostante le varie consultazione non si è riusciti a formare un governo, da qui la decisione di Napolitano di ricorrere all’aiuto di dieci saggi, personalità di alto profilo istituzionale, economico e sociale, con il compito di stilare un programma condiviso per superare la crisi di ingovernabilità. Una crisi che continua a non risolversi visti gli sviluppi e i retroscena per le elezioni del Presidente della Repubblica. Elezioni che hanno portato per la prima volta nella storia repubblicana, a riconfermare un Presidente uscente, che suo malgrado non si è potuto sottrarre, vista la richiesta pressante arrivata da un ventaglio eterogeneo di forze politiche.

Un prolungamento del mandato, in considerazione della difficile situazione politica e sociale, al quale dovrà seguire necessariamente la presa di responsabilità di tutte le parti politiche ad un impegno incondizionato per il bene del Paese. Adesso tocca a lui risolvere la crisi più drammatica della storia della Repubblica, il suo prestigio, la sua dignità e la sua autorevolezza sono le risorse alle quali i grandi elettori si sono aggrappati per evitare una crisi istituzionale politica ma soprattutto sociale. Il suo compito ora è quello di formare un Governo, che dovrà seguire inevitabilmente le direttive contenute già nel documento e nel lavoro avviato dai saggi, in primis la modifica dell’attuale legge elettorale.

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