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Politica
India, caso marò: si infittisce il giallo sui pescatori uccisi

di Emiliana De Santis

Domenica 19 febbraio, i marinai italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, venivano arrestati dalla polizia del Kerala per l’omicidio di due pescatori indiani. I due marò sono ancora in stato di fermo in attesa che gli inquirenti chiariscano la loro posizione. Dopo 14 giorni potrebbero essere rilasciati e, quindi estradati, o subire un processo dall’esito tutt’altro che scontato. La pena di morte o il carcere a vita potrebbero non essere ipotesi così remote.

I PIRATI-  Da quando, nell’ottobre 2011, il Ministero della Difesa e Confitarma hanno stipulato un accordo per la presenza di un massimo di sei militari sulle navi che si trovano in acque cosiddette “pericolose”, non poche imbarcazioni civili hanno adottato questa misura, ovviamente a loro spese. Si giustifica così la presenza dei due fucilieri a bordo della petroliera che navigava nelle acque del Mar Arabico. In quel maledetto mercoledì ha avuto luogo il fattaccio di cui non si riesce a districare la dinamica. Secondo la versione indiana, dalla nave italiana sarebbero partiti una serie di colpi che hanno martoriato i corpi di due pescatori del Kerala, colpevoli di essersi avvicinati un po’ troppo a quel colosso del mare. Il tutto sarebbe avvenuto in acque territoriali indiane, quindi l’omicidio ricade sotto la giurisdizione dell’Unione Indiana.

LA VERSIONE ITALIANA- Interrogati dalle autorità del posto, i marò hanno sostenuto di aver sparato una ventina di colpi in aria e in acqua, e non direttamente contro gli uomini del peschereccio, poiché le loro regole di ingaggio prevedono la sola autodifesa e non la possibilità di attacco. I due hanno dichiarato di aver sparato solo perché convinti di trovarsi di fronte a un attacco di pirati, evento non inusuale in quelle acque. Li sostengono i rilevamenti della Camera di Commercio Internazionale che, nel tracciare le rotte dei pirati intorno al globo, hanno rilevato negli stessi giorni un assalto contro la greca Olympic Flair, in prossimità di quelle acque. Esperti dei carabinieri, del ministero della Difesa e degli Esteri italiani stanno affiancando le autorità indiane nelle indagini ed erano con loro quando, sabato scorso, sono state sequestrate a bordo della Lexie le presunte armi del delitto.

MISTERI- Il diritto internazionale chiarisce cosa sono e come si delimitano le acque territoriali, stimate in un massimo di 12 miglia marine dalla linea di bassa marea dello Stato che le reclama. Ciò che non si comprende è se la nave italiana fosse in mare internazionale o indiano quando i marinai hanno sparato. Secondo questi ultimi, la nave è stata attirata nel Porto di Kochi con un tranello: se non avesse voluto collaborare con le autorità o avesse avuto qualcosa da nascondere, perché sarebbe entrata sotto altrui giurisdizione? E, soprattutto, perché i corpi dei pescatori sono già stati sepolti senza nemmeno disporre un’autopsia? Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro Latorre e Girone. “Un atto dovuto” hanno precisato dalla capitale, nella speranza che la vicenda trovi spiegazione e che i due, coinvolti in un gioco più grande di loro, possano essere giudicati da un tribunale italiano.


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