Puglia, mafia murgiana. Sei assoluzioni al processo con rito abbreviato

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di Vincenzo Arena

Bari, 8 ottobre. Il processo con rito abbreviato riguardante presunti intrecci fra mafia murgiana e esponenti della politica, delle forze dell’ordine e dell’imprenditoria ad Altamura si chiude con sei assoluzioni. Lo apprendiamo dai colleghi di AltamuraLife che pubblicano anche il dispositivo della sentenza del giudice Giovanni Anglana.

Gli imputati Vito Zaccaria, Domenico Cicirielli, Vincenzo Laterza sono stati assolti, a vario titolo, per non aver commesso i fatti contestati o perchè gli stessi non sussitono. Ricordiamo che Zaccaria, Cicirielli e Laterza erano coinvolti nella vicenda processuale riguardante l’aggressione al giornalista Alessio Dipalo che avrebbe denunciato un presunto smaltimento illecito di rifiuti riferendosi ad una impresa della zona e per questo sarebbe stato aggredito. L’accusa individuava in Laterza l’esecutore materiale e in Cicirielli e Zaccaria, ex vicesindaco e assessore di Altamura, i mandanti.

Assolti i carabinieri Logiudice e Carotenuto dall’accusa di favoreggiamento nei confronti del boss altamurano, ammazzato nel 2010, Bartolomeo Dambrosio. I due carabinieri, nello specifico, erano accusati di omissione dell’istituzione del libro per l’apposizione delle firme a carico del boss Dambrosio.

Assolto anche l’avvocato Vincenzo Siani che era accusato di presunta estorsione ai danni dell’imprenditore Francesco Dipalo, fratello di Alessio.

Della vicenda abbiamo scritto nei mesi scorsi, anche dando spazio alle vicende personali del testimone di giustizia Francesco Dipalo, sulle cui dichiarazioni si reggeva parte dell’impianto accusatorio del pm Desiree Digeronimo. Preferiamo non commentare al momento la sentenza, ritenendo opportuno aspettare le motivazioni della stessa che dovrebbero essere disponibili fra una sessantina di giorni.

Un’unica e doverosa precisazione per i lettori: il procedimento con rito abbreviato che coinvolgeva i sei imputati oggi assolti era solo un filone di un procedimento più ampio che ha chiamato alla sbarra altre nove persone che hanno optato per il rito ordinario. Fra gli imputati dell’altro filone, ci ricorda sempre AltamuraLife, Mario Dambrosio – fratello del boss Bartolo Damborsio – e l’imprenditore Mario Clemente più altri sette. Tutti accusati “a vario titolo di associazione mafiosa, lesioni personali, violenza privata, estorsione, usura, favoreggiamento personale”.

Un commento pieno e compiuto sulla vicenda lo si potrà sicuramente articolare solo dopo il pronunciamento dei giudici anche in questo procedimento. Al momento restituiamo ai lettori la, pur scarna, verità dei fatti: una sentenza di assoluzione per sei dei quindici imputati.

Inviatiamo soprattutto alla prudenza rispetto a riflessioni approssimative – che speriamo di non sentire affiorare – del calibro “ad Altamura la mafia non esiste”. Proprio uno degli imputati assolti, Vito Zaccaria, in un’intervista sempre ad AltamuraLife  ha ribadito con forza che “determinati fenomeni [Altamura] li ha subiti ma non è mai stata collusa”. Quindi determinati fenomeni ci sono e condizionano il territorio. Lungi da noi tacciare un’intera città di mafiosità, ma riteniamo comunque si debba tenere alta la guardia su fenomeni criminali che sono comunque nella realtà delle inchieste (esempi: la ”Conte Ugolino”, la “Murgia Libera”, la “Carlo Magno”, la “Gravina”) e nelle relazioni semestrali della DIA che ribadiscono:

Nell’area murgiana assume rilievo la sentenza di condanna, emessa il 28 giugno 2012 dal Tribunale di Bari, nei confronti di tre appartenenti al clan Loiudice, ritenuti corresponsabili dell’omicidio del locale capo clan Dambrosio Bartolomeo, avvenuto ad Altamura il 6 settembre 2010. La cennata sentenza delinea gli equilibri criminali presenti nel comprensorio di Altamura, interessati negli ultimi giorni di ottobre 2012 di due elementi di vertice del sodalizio Dambrosio accusati di usura ed estorsione per aver prestato somme di denaro a due imprenditori in gravi difficoltà economiche, costringendoli, con metodi mafiosi, a corrispondere interessi usurari, nel periodo compreso fra il novembre 2007 e il marzo del 2008. (pp. 171-172, Relazione DIA – 2° Semestre 2012)

Agli ex politici e agli imprenditori assolti in questo primo filone del processo la magistratura ha riconosciuto l’estranientà alle ipotesi di collusione. Tuttavia, per rafforzare proprio il senso di questa sentenza di proscioglimento, ricordiamo loro che le mafie si combattono soprattutto sul piano culturale. Non ci deve essere collusione certo, ma non deve esserci neanche silenzio su questi fenomeni. S’impegnino, anche e soprattutto loro in quanto ex uomini delle istituzioni locali e personaggi pubblici, a parlare di mafia e a contrastare la mafia, nelle forme e nei modi che riterranno. Solo denunciando e parlando del mostro, smascherandolo nelle sue fattezze di ripugnante squallore, potremmo liberare il nostro meridione, le nostre città, le nostre aziende, i nostri commercianti, la nostra economia dalle metastasi mafiose.

Proteggano, i politici altamurani di ieri e di oggi, la libera informazione da condizionamenti e censure. Evitino il ripetersi, a tal riguardo, di spiacevoli episodi censori come quello del 2005, quando scrive addirittura il Corriere della Sera: “il consiglio comunale di Altamura (giunta di centrosinistra, in piena concordia con l’ opposizione) aveva approvato, in seduta segreta, una delibera che chiedeva a procura, questura, prefettura, authority e ministeri di «monitorare» l’ attività dei mezzi di informazione locali”. Mezzi d’informazione troppo ostili? Ma questa è un’altra storia… che approfondiremo presto.

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