Morto Erich Priebke, questa volta “la livella” non funziona

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di Pierfrancesco Demilito

“A morte ‘o ssaje ched’è?…è una livella” diceva Totò in una famosa poesia, ma questa volta no. Neanche la morte ha reso il boia Erich Priebke uguale a noi. Colui che non ha mai rinnegato l’ideologia nazista, un’idea violenta e razzista, colui che ha trucidato, con un colpo alla nuca, centinaia di innocenti in una cava sull’Ardeatina senza mostrare mai un segno di pentimento non è come noi, non è come gli altri morti.

Bene farebbe, per tornare alla poesia del principe De Curtis, quel vicino di tomba a non volerlo seppellito accanto a sé e ci consola sapere che il sindaco Ignazio Marino sta facendo il possibile per scongiurare l’eventualità che Priebke venga sepolto nel territorio della Capitale. Roma, città medaglia d’oro della Resistenza, non può accogliere la tomba di quel carnefice, di colui che ha inflitto alla città una ferita che ancora stenta a rimarginarsi.

E, finalmente, un segnale arriva anche dalla Chiesa. La stessa Chiesa che ha consentito i funerali di Pinochet e Franco, la stessa Chiesa che inviò un sacerdote a benedire la salma di Benito Mussolini, ha deciso di vietare i funerali del boia. Una scelta importante e storica che segna un cambiamento di non poco conto.

Intanto, anche l’Argentina, terra in cui l’assassino si era rifugiato dopo la Seconda Guerra Mondiale, fa sapere di non essere disponibile ad accogliere la salma di Priebke. Forse sarebbe il caso che la Germania si facesse avanti, liberando l’Italia da questo imbarazzo, dall’ingrato compito di dover offrire una casa eterna a chi in passato ha pestato con il suo calcagno e in modo sprezzante la dignità di un intero popolo.

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